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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: no a motivi ripetitivi

Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando l’applicazione della recidiva e la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione delle contestazioni già sollevate e respinte in appello. I giudici di secondo grado avevano già motivato correttamente la decisione, applicando la pena nel minimo edittale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 32244 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 32244/2023)

Il caso e l’inammissibilità del ricorso per Cassazione

Quando si affronta un percorso giudiziario penale, la tentazione di impugnare una sentenza sfavorevole fino all’ultimo grado disponibile è estremamente forte. Tuttavia, l’ordinamento giuridico italiano prevede regole molto rigide per l’accesso alla Suprema Corte, che non rappresenta un ulteriore grado di merito. Nel caso in esame, due soggetti precedentemente condannati dalla Corte d’Appello di Torino hanno proposto ricorso per contestare la decisione dei giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha però rilevato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione a causa della natura dei motivi presentati dalla difesa. I ricorrenti si sono infatti limitati a riprodurre le medesime contestazioni già sollevate e ampiamente discusse nelle fasi precedenti del processo, senza apportare elementi di novità o evidenziare reali vizi di legittimità della sentenza impugnata. Questo errore procedurale ha precluso qualsiasi possibilità di riesame del caso.

La ripetizione dei motivi di appello nel giudizio di legittimità

Il ricorso dinanzi alla Suprema Corte non costituisce un terzo grado di giudizio in cui è possibile riesaminare i fatti o valutare nuovamente le prove. I giudici di legittimità hanno il compito esclusivo di verificare se la legge sia stata applicata correttamente e se la motivazione della sentenza d’appello sia logica, coerente e priva di lacune. Presentare un atto che riproduce fedelmente le lamentele già respinte nei gradi precedenti rende il ricorso del tutto inutile e giuridicamente nullo. Questo comportamento processuale non rispetta la funzione nomofilattica (di garanzia dell’uniforme applicazione della legge) della Cassazione. Quando i motivi di ricorso si limitano a copiare le vecchie tesi difensive, senza confrontarsi direttamente con le risposte fornite dai giudici d’appello, la conseguenza inevitabile è il rigetto immediato della domanda. La difesa deve invece individuare specifici errori di diritto commessi dal giudice di secondo grado.

Le motivazioni della decisione sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato attentamente i motivi presentati dai ricorrenti, che erano incentrati principalmente sulla richiesta di escludere la recidiva (la circostanza che aggrava la pena per chi commette un nuovo reato) e sulla riduzione del trattamento sanzionatorio (la misura della pena applicata). Dall’esame degli atti è emerso che la Corte d’Appello aveva già risposto a queste richieste con argomenti giuridici impeccabili e privi di qualsiasi vizio logico. In particolare, i giudici di secondo grado avevano già quantificato la pena nel minimo edittale (la sanzione minima stabilita dal codice per quel determinato reato). Di fronte a una motivazione così solida e alla totale mancanza di nuove argomentazioni valide da parte della difesa, la Cassazione ha dovuto constatare l’inammissibilità del ricorso per Cassazione, confermando la correttezza della pronuncia precedente e la congruità della pena inflitta.

Le conclusioni e le conseguenze pecuniarie per i ricorrenti

La decisione si è conclusa con la formale dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi e la conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Oltre alle spese ordinarie del giudizio, i soggetti sono stati condannati a versare la somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria viene applicata sistematicamente per scoraggiare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati o ripetitivi, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario rallentando i tempi della giustizia. La sentenza ribadisce con forza l’importanza di valutare con estrema attenzione i presupposti di un ricorso di legittimità. Un’azione difensiva non adeguatamente ponderata rischia infatti di tradursi in un ulteriore e gravoso danno economico per il condannato, senza produrre alcun beneficio sul piano della libertà personale o della riduzione della pena originaria.

Cosa succede se si ripropongono in Cassazione gli stessi motivi dell’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché la Cassazione non può rivalutare le stesse questioni di fatto già decise e motivate correttamente nei gradi precedenti.

Che cos’è il minimo edittale della pena?
Rappresenta il limite minimo di sanzione che il giudice può applicare per un determinato reato, calcolato sulla base delle disposizioni del codice penale.

Quali sono le conseguenze finanziarie di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro, solitamente tra i mille e i tremila euro, alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Recidiva
La condizione di chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro.
Trattamento sanzionatorio
La determinazione della pena concreta applicata dal giudice al colpevole.
Inammissibilità
La condizione di un atto o ricorso che non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti di legge.
Minimo edittale
Il limite minimo di pena previsto dalla legge per un determinato reato.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico presso il Ministero della Giustizia in cui confluiscono le sanzioni pecuniarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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