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Inammissibilità del ricorso per Cassazione e condanna definitiva

L’Imputato ha ricevuto una condanna penale per i reati di ricettazione, uso indebito di carte di pagamento e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Appello ha confermato la sua responsabilità penale, rimodulando solo la pena. Il Condannato ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione della sentenza d’appello in modo generico e cumulativo. I Giudici Supremi hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione per assoluta mancanza di specificità e pertinenza dei motivi dedotti. L’Imputato perde definitivamente la causa: la condanna penale diventa definitiva ed egli deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38953 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 38953/2022)

Il rigetto dell’impugnazione e l’inammissibilità del ricorso per Cassazione

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei requisiti essenziali dei motivi di impugnazione penale. La vicenda processuale evidenzia il principio secondo cui formulare contestazioni generiche conduce inevitabilmente all’inammissibilità del ricorso per Cassazione. Un ricorso privo di rilievi precisi e pertinenti impedisce ai giudici di valutare la correttezza giuridica della decisione impugnata.

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per plurimi reati gravi. I giudici di merito hanno accertato la commissione dei reati di ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti. La Corte di Appello ha confermato l’accertamento della penale responsabilità dell’imputato, procedendo soltanto a una parziale riforma della pena inflitta nel giudizio di primo grado.

Le accuse a carico dell’imputato e i motivi di impugnazione generici

L’Imputato ha deciso di ricorrere dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione per ottenere l’annullamento della decisione sfavorevole. La difesa ha articolato un unico motivo di impugnazione. Questo motivo contestava cumulativamente il vizio di motivazione relativo sia all’accertamento della penale responsabilità sia alla determinazione quantitativa della sanzione penale.

L’atto di impugnazione non conteneva riferimenti specifici ai passaggi logici contestati della sentenza della Corte di Appello. Il difensore dell’imputato ha omesso di indicare elementi concreti e pertinenti a sostegno delle proprie doglianze. Tale condotta ha reso le censure astratte e prive di reale sostanza argomentativa.

I requisiti di specificità contro l’inammissibilità del ricorso per Cassazione

Il codice di procedura penale impone regole severe per la redazione dei ricorsi di legittimità. L’atto difensivo deve esporre con chiarezza e puntualità gli errori di diritto attribuiti al provvedimento impugnato. La contestazione non può ridursi a un mero dissenso generico rispetto alle conclusioni raggiunte dai giudici territoriali.

La specificità del motivo costituisce un presupposto inderogabile per l’ammissibilità dell’impugnazione. Quando il ricorrente solleva censure cumulative senza chiarire la violazione di legge o il difetto motivazionale, la Suprema Corte non può esercitare il proprio controllo. La genericità delle contestazioni preclude qualsiasi esame del merito del ricorso penale.

Le motivazioni: i presupposti della decisione di legittimità

La Corte di Cassazione ha evidenziato che il ricorso presentato risultava del tutto privo dei requisiti minimi previsti dalla legge processuale penale. I giudici hanno richiamato l’articolo 591 del codice di rito penale, il quale stabilisce la sanzione dell’inammissibilità per i motivi generici o privi di pertinenza.

I Supremi Giudici hanno rilevato l’impossibilità oggettiva di individuare i rilievi critici mossi contro la pronuncia di secondo grado. L’assenza di elementi concreti a supporto della censura non consente al collegio giudicante di attivare il proprio sindacato di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha ravvisato una colpa evidente nella redazione dell’atto di impugnazione.

Le conclusioni: gli effetti pratici della sanzione economica e della condanna definitiva

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato. Tale pronuncia comporta il definitivo passaggio in giudicato della sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello per tutti i reati contestati.

Il Condannato deve sopportare pesanti conseguenze economiche derivanti dall’esito negativo del giudizio. La Corte lo ha condannato al pagamento integrale delle spese del procedimento giudiziario. Inoltre, a causa della colpa nella proposizione di un ricorso inammissibile, l’imputato deve versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Cosa accade se un ricorso in Cassazione non contiene motivi specifici
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile senza esaminare i fatti, confermando la condanna della sentenza precedente.

Quali sanzioni economiche comporta un ricorso dichiarato inammissibile
Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, fissata solitamente fino a diverse migliaia di euro.

Per quali reati è stata confermata la condanna in questa vicenda
La condanna è divenuta definitiva per i reati di ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e uso indebito di carte di credito o pagamento.

Termini giuridici

Inammissibilità
Situazione in cui un atto o ricorso non rispetta i requisiti di legge e viene respinto senza esaminarne il merito.
Sindacato di legittimità
Controllo che la Corte di Cassazione compie per verificare la corretta applicazione della legge, senza rivalutare i fatti storici.
Cassa delle ammende
Fondo istituito presso il Ministero della Giustizia destinato al finanziamento di progetti di reinserimento dei detenuti.
Ricettazione
Reato commesso da chi acquista o riceve denaro o cose provenienti da un delitto per procurare a sé o ad altri un profitto.
Resistenza a pubblico ufficiale
Reato commesso da chi usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale mentre compie un atto del proprio ufficio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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