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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna a tremila euro

La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un cittadino straniero condannato a un anno di reclusione per la violazione delle norme sull’espulsione, con contestazione della recidiva. L’imputato ha presentato impugnazione contestando il calcolo temporale della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno riscontrato l’inadeguatezza dei motivi proposti, ritenuti generici e tesi a sollecitare una nuova valutazione dei fatti già ampiamente esaminati nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha dunque stabilito l’inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando la condanna dell’imputato e imponendogli il pagamento delle spese processuali, oltre al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18110 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 18110/2022)

L’inammissibilità del ricorso per cassazione nei procedimenti penali

Il giudizio di legittimità dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione richiede il rispetto di rigorosi requisiti di ammissibilità. La pronuncia in esame affronta il tema dell’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino straniero condannato in appello alla pena di un anno di reclusione. Il reato contestato riguarda la violazione dell’ordine di espulsione dal territorio nazionale. L’imputato ha proposto impugnazione lamentando la violazione di legge e difetti di motivazione. Le doglianze difensive riguardavano principalmente due punti cruciali. Il primo punto contestava il riconoscimento della recidiva. Il secondo punto criticava il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La decisione dei giudici chiarisce i confini entro cui la difesa può sollecitare un nuovo controllo.

Il fatto originario e le contestazioni della difesa

La vicenda nasce da un provvedimento di condanna emesso dal Tribunale e successivamente confermato dalla Corte di Appello. L’imputato è stato ritenuto responsabile della violazione delle prescrizioni sull’allontanamento dallo Stato. Il giudice di secondo grado ha applicato l’aumento di pena per la recidiva, valutando negativamente i precedenti penali dell’uomo. Contestualmente, la Corte territorialmente competente ha negato la concessione delle circostanze attenuanti generiche.

L’imputato ha deciso di proporre ricorso tramite il proprio difensore di fiducia. La difesa ha sostenuto l’esistenza di errori nell’applicazione della legge penale. In particolare, il ricorso ha introdotto valutazioni alternative sulla scansione temporale dei fatti. Tali argomenti miravano a dimostrare l’insussistenza dei presupposti della recidiva. Inoltre, il ricorrente ha riproposto una diversa ricostruzione della propria condotta per ottenere la riduzione della pena.

I presupposti per l’applicazione della recidiva

La recidiva rappresenta un elemento centrale nella commisurazione della sanzione penale. Essa comporta un aumento della pena per chi compie un reato dopo una condanna definitiva. I giudici di merito devono verificare il legame temporale e la natura dei reati commessi. Nel caso specifico, la Corte di Appello ha motivato in modo esaustivo la presenza dei requisiti oggettivi e soggettivi.

La difesa ha provato a contrastare questa ricostruzione proponendo calcoli cronologici differenti. Tuttavia, la contestazione non ha offerto elementi di reale novità rispetto a quanto già analizzato. La giurisprudenza di legittimità ribadisce che la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti. Il compito del giudice supremo si limita a verificare la logicità della motivazione fornita dalle sezioni precedenti.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

I giudici della settima sezione penale hanno analizzato dettagliatamente i motivi presentati dal ricorrente. La Corte ha riscontrato una totale mancanza di specificità nelle doglianze difensive. Le censure proposte dalla difesa si limitavano a contrapporre una propria lettura dei fatti a quella solida del giudice di appello.

I rilievi sulla recidiva non hanno scalfito il ragionamento logico espresso nella sentenza impugnata. Allo stesso modo, le doglianze sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche sono risultate del tutto infondate. Il ricorrente ha riproposto argomenti che la Corte territoriale aveva già ampiamente confutato.

La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso non si confrontava con le risposte già fornite nei gradi precedenti. Questo atteggiamento processuale rende le censure aspecifiche e meramente rivalutative. Pertanto, i giudici hanno riscontrato tutti i presupposti per decretare l’inammissibilità del ricorso per cassazione.

Le conclusioni: inammissibilità del ricorso per cassazione e conseguenze economiche

La dichiarazione di inammissibilità determina il passaggio in giudicato della sentenza di condanna. L’imputato deve quindi scontare la pena stabilita di un anno di reclusione per la violazione commessa. L’esito del giudizio comporta rilevanti conseguenze sul piano economico per la parte soccombente.

La Corte di Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento di tutte le spese del procedimento. Inoltre, la presenza di profili di colpa nella presentazione di un ricorso inammissibile ha comportato un’ulteriore sanzione. Il collegio ha disposto il versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Tale decisione evidenzia la necessità di proporre impugnazioni fondate e debitamente strutturate per evitare sanzioni pecuniarie severe.

Cosa accade se i motivi del ricorso in Cassazione sono generici
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, la sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Come viene valutata la recidiva nel processo penale
I giudici di merito valutano la gravità dei precedenti penali e la distanza temporale tra i reati per verificare se il nuovo fatto dimostri una maggiore pericolosità sociale.

Quando si rischia la sanzione in favore della Cassa delle ammende
Il versamento alla Cassa delle ammende viene ordinato quando la Cassazione dichiara l’inammissibilità dell’impugnazione imputabile a colpa del ricorrente.

Termini giuridici

Recidiva
Aumento della pena previsto per chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato in precedenza.
Attenuanti generiche
Circostanze che permettono al giudice di ridurre la pena in presenza di elementi favorevoli non previsti espressamente dalla legge.
Ricorso aspecifico
Impugnazione che propone critiche generiche e non contesta direttamente le ragioni specifiche della sentenza precedente.
Cassa delle ammende
Fondo statale destinato a ricevere le sanzioni pecuniarie imposte a chi presenta ricorsi inammissibili.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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