LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Giudicato esecutivo: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una confisca di beni. La ricorrente, moglie di un condannato per reati associativi, non ha fornito nuove prove sulla lecita provenienza dei fondi, riproponendo questioni già decise. La Corte ha applicato il principio del giudicato esecutivo, che impedisce di riesaminare le stesse questioni senza elementi di novità.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Giudicato Esecutivo: La Cassazione Conferma la Confisca e Dichiara il Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24798 del 2024, ha affrontato un caso emblematico relativo alla confisca di beni e ai limiti dell’impugnazione in fase esecutiva. La decisione ruota attorno al concetto di giudicato esecutivo, un principio fondamentale che impedisce di rimettere in discussione all’infinito questioni già decise da un giudice, a meno che non emergano elementi di reale novità. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti su come e quando è possibile opporsi a un provvedimento di confisca, specialmente quando un primo tentativo è già fallito.

I Fatti: La Contestazione di una Confisca di Beni

Il caso nasce dal ricorso presentato dalla moglie di un soggetto condannato in via definitiva per gravi reati, tra cui l’associazione di tipo mafioso. A seguito della condanna del marito, era stata disposta la confisca di una quota del 50% di un immobile e di un’autovettura, beni intestati alla ricorrente.

La donna si era opposta al provvedimento, sostenendo che i beni erano stati acquistati con fondi di lecita provenienza, in particolare grazie a un prestito ricevuto dalla cognata. A sostegno della sua tesi, aveva prodotto la documentazione relativa a due assegni. Tuttavia, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva respinto la sua opposizione. Nonostante questa prima sconfitta, confermata anche in Cassazione in un precedente procedimento, la ricorrente ha presentato un nuovo ricorso, basato essenzialmente sugli stessi argomenti e prove.

La Decisione della Corte: L’Inammissibilità per Giudicato Esecutivo

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione non entra nel merito della legittimità della confisca, ma si ferma a un livello procedurale precedente e invalicabile: l’esistenza di un giudicato esecutivo.

Il Principio del “Ne Bis in Idem” Esecutivo

Il cuore della sentenza si basa sull’articolo 666, comma 2, del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce che non è possibile riproporre le stesse questioni già esaminate e decise con un provvedimento non più impugnabile. Si tratta di un’applicazione del principio del ne bis in idem (non due volte per la stessa cosa) alla fase dell’esecuzione penale. Lo scopo è garantire la stabilità e la certezza delle decisioni giudiziarie, evitando che i processi possano protrarsi all’infinito attraverso la continua riproposizione delle medesime istanze.

le motivazioni

La Cassazione ha evidenziato che la ricorrente si era limitata a ripresentare le stesse argomentazioni e le stesse prove già vagliate e respinte in un precedente giudizio, conclusosi con una pronuncia della stessa Corte. Non sono stati addotti “fatti nuovi” o elementi probatori che non fossero già stati oggetto di valutazione.

L’Assenza di Fatti Nuovi

Per superare la barriera del giudicato esecutivo, la ricorrente avrebbe dovuto allegare circostanze di fatto o ragioni di diritto nuove, ovvero elementi non presi in considerazione nella decisione precedente. La Corte chiarisce che la novità deve riguardare fatti accaduti dopo la decisione o fatti preesistenti ma che, per validi motivi, non erano stati portati all’attenzione del giudice. La semplice rilettura o rivalutazione delle prove già esaminate non costituisce un “fatto nuovo”.

L’Insufficienza della Prova Preesistente

La Corte, pur non essendo tenuta a farlo, ha anche ricordato perché le prove originali (i due assegni) erano state ritenute insufficienti. La documentazione prodotta non era stata considerata idonea a dimostrare né che il prezzo dell’immobile fosse stato effettivamente pagato con quei fondi, né che la ricorrente avesse la capacità economica per restituire il presunto prestito ricevuto dalla cognata. In tema di confisca, infatti, l’onere probatorio a carico del terzo intestatario è molto rigoroso e non si esaurisce nella mera dimostrazione di una provvista finanziaria, ma richiede di provare la legittimità complessiva dell’operazione economica.

le conclusioni

La sentenza ribadisce con forza un principio cruciale della procedura penale: una volta che una questione è stata decisa in fase esecutiva e la decisione è divenuta definitiva, non è possibile tornare indietro. Qualsiasi tentativo di riaprire il caso sugli stessi presupposti è destinato a scontrarsi con la dichiarazione di inammissibilità. Per il cittadino, ciò significa che è fondamentale articolare sin da subito la propria difesa in modo completo ed esaustivo, poiché le opportunità per contestare un provvedimento sono limitate e non possono essere replicate. La pronuncia serve da monito sull’importanza della strategia processuale e sulla necessità di introdurre elementi di reale novità per poter superare lo sbarramento del giudicato esecutivo.

È possibile presentare un nuovo ricorso contro una decisione già presa in fase di esecuzione penale?
No, non è possibile riproporre un ricorso basato sulle medesime questioni già esaminate e decise con un provvedimento definitivo. Questo principio è noto come ‘giudicato esecutivo’. È possibile presentare una nuova istanza solo se si allegano fatti nuovi, cronologicamente successivi alla precedente decisione o preesistenti ma non ancora valutati dal giudice.

Quali prove sono necessarie per dimostrare la legittima provenienza di un bene soggetto a confisca?
Secondo la giurisprudenza citata, non è sufficiente indicare l’esistenza di una provvista economica, come un prestito. È necessario fornire elementi fattuali concreti che dimostrino che il bene è stato acquistato con fondi di origine lecita e, nel caso di un prestito o mutuo, provare di avere la disponibilità di risorse lecite sufficienti per sostenere la sua restituzione.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, come in questo caso, la Corte di Cassazione non esamina il merito della questione. La conseguenza diretta, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati