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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale (Art. 495 c.p.). Il ricorrente contestava la sussistenza della recidiva e la determinazione della pena, ma la Suprema Corte ha rilevato che la questione della recidiva non era stata sollevata durante il processo d’appello, rendendola un motivo inedito e dunque non proponibile in sede di legittimità. Inoltre, le doglianze sulla misura della pena sono state giudicate eccessivamente generiche. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 17 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4686 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 4686/2023)

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale e il ricorso

Il sistema penale italiano tutela con particolare rigore la veridicità delle dichiarazioni rese ai pubblici ufficiali, specialmente quando queste riguardano l’identità o le qualità personali di un soggetto. Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 495 del Codice Penale, rappresenta un presidio fondamentale per la fede pubblica. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso emblematico che sottolinea non solo la gravità di tale condotta, ma anche l’importanza del rispetto delle regole procedurali durante le fasi di impugnazione. La vicenda trae origine da una condanna confermata in secondo grado, contro la quale il ricorrente ha tentato la via del ricorso per cassazione, scontrandosi tuttavia con i rigidi limiti del giudizio di legittimità.

Il divieto di presentare motivi nuovi in sede di legittimità

Uno dei pilastri del nostro ordinamento processuale è il principio secondo cui la Corte di Cassazione non può occuparsi di questioni che non siano state preventivamente sottoposte al vaglio del giudice d’appello. Nel caso analizzato, il ricorrente ha cercato di contestare l’applicazione della recidiva, un elemento che incide pesantemente sul calcolo della pena finale. Tuttavia, tale contestazione è risultata essere un motivo inedito. La giurisprudenza è costante nel ritenere che, se una questione non è stata oggetto di censura nell’atto di appello, essa non può essere introdotta per la prima volta davanti alla Suprema Corte. Questo meccanismo serve a garantire la stabilità delle decisioni e a evitare che il giudizio di legittimità si trasformi in un terzo grado di merito improprio.

La genericità delle doglianze sulla determinazione della pena

Oltre alla questione della recidiva, il ricorso si basava su critiche riguardanti la severità della pena inflitta. Tuttavia, la Corte ha rilevato che tali assunti erano del tutto generici. Per poter essere preso in considerazione, un motivo di ricorso deve indicare con precisione l’errore di diritto o il vizio logico commesso dal giudice di merito. Limitarsi a definire una pena come eccessiva senza fornire argomentazioni tecniche e riferimenti puntuali agli atti del processo rende l’impugnazione inammissibile. La specificità del motivo è un requisito essenziale previsto dall’articolo 581 del Codice di Procedura Penale, la cui mancanza preclude ogni possibilità di accoglimento.

Le motivazioni della sentenza sulla falsa attestazione a pubblico ufficiale

Le motivazioni espresse dai giudici di legittimità si fondano sulla natura stessa del ricorso presentato, giudicato manifestamente infondato e tecnicamente carente. La Corte ha chiarito che il vizio di motivazione non può essere invocato per questioni mai discusse in appello. Poiché la recidiva era stata già ritenuta dal primo giudice e non era stata contestata nel gravame intermedio, essa è diventata un punto fermo della decisione, non più attaccabile. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e può essere sindacata solo in presenza di una motivazione totalmente assente o palesemente illogica, circostanze non riscontrate nel caso di specie legato alla falsa attestazione a pubblico ufficiale.

Le conclusioni del giudizio per falsa attestazione a pubblico ufficiale

In conclusione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile in ogni sua parte. Tale esito comporta conseguenze non solo giuridiche, ma anche economiche rilevanti per il ricorrente. Ai sensi dell’articolo 616 del Codice di Procedura Penale, chi propone un ricorso inammissibile è tenuto al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, ravvisando profili di colpa nella presentazione di un’impugnazione palesemente infondata, la Corte ha condannato il soggetto al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Questa decisione conferma l’orientamento rigoroso della giurisprudenza nel punire i tentativi di dilazionare l’esecuzione della pena attraverso ricorsi privi dei requisiti minimi di legge, specialmente in materia di falsa attestazione a pubblico ufficiale.

Cosa succede se si presenta un motivo nuovo in Cassazione?
Il motivo viene dichiarato inammissibile perché la Cassazione può giudicare solo su questioni già trattate nei precedenti gradi di giudizio, salvo i casi rilevabili d’ufficio.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente deve pagare le spese processuali e solitamente una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, che può variare da mille a tremila euro o più.

Perché la genericità dei motivi porta all’inammissibilità?
La legge richiede che i motivi di ricorso siano specifici e indichino chiaramente gli errori commessi dal giudice, altrimenti l’impugnazione è considerata un atto non valido.

Termini giuridici

Inammissibilità
Condizione processuale che impedisce al giudice di esaminare il merito di una domanda a causa di difetti formali o sostanziali.
Recidiva
Circostanza aggravante che comporta un aumento di pena per chi commette un nuovo reato dopo essere stato condannato per un altro precedente.
Motivo inedito
Argomentazione difensiva presentata per la prima volta in Cassazione senza essere stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio.
Cassa delle Ammende
Ente che gestisce le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e ammende, destinate a finalità di assistenza e reinserimento.
Vizio di motivazione
Difetto della sentenza che consiste nella mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della spiegazione fornita dal giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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