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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale nei confronti di un soggetto che aveva fornito dichiarazioni mendaci sulla propria identità. Il ricorrente sosteneva che la condotta dovesse essere qualificata come semplice tentativo anziché come reato consumato, lamentando una carenza motivazionale della sentenza di appello. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano privi della necessaria specificità, limitandosi a un generico richiamo alle doglianze già espresse nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 17 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4687 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 4687/2023)

La disciplina della falsa attestazione a pubblico ufficiale

Il sistema penale italiano tutela la fede pubblica attraverso norme rigorose che puniscono chiunque fornisca dichiarazioni non veritiere a un pubblico ufficiale. La falsa attestazione a pubblico ufficiale rappresenta una violazione grave del dovere di lealtà dei cittadini verso le istituzioni. Questo reato si configura quando un soggetto dichiara il falso circa la propria identità, lo stato civile o altre qualità personali. La giurisprudenza ha chiarito più volte che la protezione della funzione pubblica richiede che le informazioni raccolte dai funzionari siano veritiere e affidabili. Nel caso analizzato dalla Suprema Corte, la questione centrale riguardava la corretta qualificazione giuridica della condotta e la validità dei motivi di ricorso presentati dalla difesa.

Il limite tra reato consumato e tentativo

Uno dei punti cardine della vicenda riguarda la distinzione tra il delitto consumato e quello tentato. La difesa sosteneva che la falsa attestazione a pubblico ufficiale non fosse giunta a compimento, chiedendo una riduzione della pena legata alla fattispecie del tentativo. Tuttavia, la giurisprudenza prevalente stabilisce che il reato si perfeziona nel momento stesso in cui la dichiarazione mendace viene resa al pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Non rileva, ai fini della consumazione, che il pubblico ufficiale scopra immediatamente il falso o che la dichiarazione non produca gli effetti sperati dal dichiarante. La soglia della punibilità è anticipata per garantire la massima tutela alla veridicità degli atti pubblici.

La necessaria specificità del ricorso in Cassazione

Presentare un ricorso davanti alla Suprema Corte richiede il rispetto di requisiti tecnici molto stringenti. Uno di questi è la specificità dei motivi. Un ricorso che si limita a richiamare genericamente quanto già discusso in appello, senza muovere critiche puntuali alla motivazione della sentenza impugnata, è destinato all’inammissibilità. La legge impone al ricorrente di spiegare esattamente dove e perché il giudice di secondo grado abbia sbagliato nell’applicare la norma o nel motivare la decisione. Il mero dissenso rispetto alla decisione non è sufficiente per attivare il controllo di legittimità, specialmente quando le argomentazioni sono ripetitive o vaghe.

Il divieto di riesame del fatto in sede di legittimità

Un errore comune nei ricorsi penali è la richiesta di una nuova valutazione delle prove o dei fatti. La Corte di Cassazione non è un terzo grado di merito. Essa non può decidere se un testimone sia attendibile o se una ricostruzione storica sia più credibile di un’altra. Il suo compito è verificare che il processo si sia svolto regolarmente e che la legge sia stata interpretata correttamente. Quando un imputato tenta di sottoporre nuovamente al giudice di legittimità una diversa lettura degli eventi, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questo principio serve a garantire la certezza del diritto e a evitare che la Cassazione si trasformi in un duplicato dei giudizi precedenti.

Le motivazioni della sentenza sulla falsa attestazione a pubblico ufficiale

Le motivazioni espresse dai giudici di legittimità nel caso di specie si fondano sulla manifesta infondatezza delle lamentele difensive. La Corte ha rilevato che il ricorrente non ha indicato quali fossero le specifiche carenze della sentenza di appello. Invece di contestare i passaggi logici del provvedimento impugnato, la difesa ha operato un mero rimando ai motivi d’appello, tecnica considerata insufficiente dalla giurisprudenza consolidata. Inoltre, la prospettazione di una diversa ricostruzione dei fatti è stata giudicata inammissibile poiché estranea al perimetro del controllo di legittimità. La sentenza ha evidenziato come la condotta di falsa attestazione a pubblico ufficiale fosse stata pienamente accertata nei gradi precedenti, rendendo superflua ogni ulteriore discussione sul merito della colpevolezza.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso analizzato

In conclusione, la decisione della Cassazione ribadisce l’importanza del rigore formale e sostanziale nelle impugnazioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Oltre a ciò, i giudici hanno ravvisato profili di colpa nella presentazione di un’impugnazione palesemente infondata, imponendo il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. Questo provvedimento funge da monito contro l’abuso degli strumenti processuali e conferma la linea dura della giurisprudenza verso chi fornisce dati falsi alle autorità. La tutela della fede pubblica resta un pilastro fondamentale dell’ordinamento, che non ammette interpretazioni riduttive quando la condotta lede la trasparenza e l’efficacia dell’azione amministrativa.

Cosa rischia chi dichiara il falso sulla propria identità a un ufficiale?
Si rischia una condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, che prevede pene detentive e l’iscrizione nel casellario giudiziale.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile se i motivi sono troppo generici, se si limita a ripetere quanto detto in appello o se chiede di rivalutare i fatti del caso.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso perso in Cassazione?
Oltre alle spese legali e processuali, il ricorrente può essere condannato a pagare una somma tra mille e tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Condizione processuale che impedisce al giudice di esaminare il merito di un ricorso a causa di difetti formali o sostanziali.
Giudizio di legittimità
Fase del processo davanti alla Cassazione che verifica solo la corretta applicazione della legge senza riesaminare i fatti.
Specificità dei motivi
Obbligo per chi ricorre di indicare con precisione le parti della sentenza contestate e le ragioni giuridiche della critica.
Cassa delle Ammende
Ente presso il Ministero della Giustizia che riceve le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e spese processuali.
Reato tentato
Situazione in cui il colpevole compie atti idonei a commettere un delitto, ma l'azione non si compie o l'evento non si verifica.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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