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Evasione e particolare tenuità del fatto: i precedenti dicono no

Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di plurimi precedenti penali a carico dell’imputato e la concreta gravità della condotta impediscono l’applicazione di questo beneficio. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 37383 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 37383/2023)

Il reato di evasione e la richiesta di particolare tenuità del fatto

Il reato di evasione rappresenta una violazione grave degli obblighi imposti dall’autorità giudiziaria. Molto spesso, i soggetti accusati di questa condotta cercano di ottenere una riduzione delle conseguenze penali o addirittura l’esclusione della punibilità. Uno degli strumenti giuridici più invocati in questi casi è la particolare tenuità del fatto, una misura che permette di evitare la condanna quando l’offesa provocata è minima e il comportamento non risulta abituale.

Nel caso in esame, il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d’appello che lo aveva condannato per evasione. La difesa ha sostenuto che il comportamento del soggetto non fosse così grave da giustificare una sanzione penale, richiedendo quindi l’applicazione dell’esimente. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha affrontato la questione con estremo rigore, delineando i confini precisi entro cui è possibile applicare questo beneficio.

Quando i precedenti penali escludono la particolare tenuità del fatto

La legge stabilisce che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in modo automatico. Il giudice deve valutare attentamente la gravità della condotta e la personalità del reo. Tra gli elementi che precludono l’accesso a questa causa di non punibilità vi è l’abitualità del comportamento e la presenza di precedenti penali.

Il Ricorrente presentava una storia giudiziaria caratterizzata da plurimi precedenti. Questo elemento dimostra una tendenza a non rispettare le regole dell’ordinamento giuridico. Quando un soggetto ha già commesso altri reati, il giudice non può considerare il nuovo episodio come un fatto isolato o di scarso rilievo sociale. La reiterazione delle condotte illecite cancella il requisito della non abitualità, rendendo impossibile l’applicazione del beneficio previsto dal codice penale.

Le motivazioni della Cassazione sulla particolare tenuità del fatto

I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le motivazioni della decisione si fondano su una corretta applicazione delle regole di valutazione del merito. La Cassazione ha rilevato che il ricorso si limitava a riproporre le stesse contestazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio.

La Corte d’appello aveva già spiegato in modo logico e coerente il motivo del diniego. I giudici di merito hanno valorizzato due elementi fondamentali: la concreta gravità del fatto e i numerosi precedenti penali del Ricorrente. La Cassazione ha confermato che questi elementi sono pienamente ostativi all’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale. La motivazione della sentenza impugnata era quindi solida, priva di vizi logici e del tutto conforme ai principi di diritto. Di conseguenza, i giudici di legittimità non hanno potuto fare altro che confermare la condanna.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso per evasione

La decisione della Corte di Cassazione mette un punto fermo sulla vicenda processuale del Ricorrente. Il tentativo di ottenere l’impunità attraverso la valorizzazione di una presunta scarsa gravità della condotta è fallito a causa della condotta pregressa del soggetto. La dichiarazione di inammissibilità comporta conseguenze severe per la parte ricorrente.

Oltre alla conferma della condanna penale per il reato di evasione, il Ricorrente deve farsi carico delle spese del procedimento. La Suprema Corte ha inoltre condannato l’uomo al pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva viene applicata quando il ricorso viene ritenuto manifestamente infondato o inammissibile, punendo l’abuso dello strumento giudiziario. La sentenza ribadisce che la giustizia penale richiede serietà e che i benefici di legge sono riservati solo a chi dimostra una reale occasionalità della condotta illecita.

Si può applicare la particolare tenuità del fatto in caso di evasione?
In astratto è possibile, ma il giudice deve valutare la gravità concreta del comportamento e l’assenza di precedenti penali a carico del soggetto.

Cosa succede se il ricorrente ha molti precedenti penali?
La presenza di plurimi precedenti penali dimostra l’abitualità del comportamento e impedisce l’applicazione della causa di non punibilità.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente perde definitivamente il ricorso, la condanna diventa irrevocabile e si applica il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Termini giuridici

Evasione
Il reato commesso da chi si allontana illegalmente dal luogo in cui è sottoposto a restrizione della libertà personale.
Particolare tenuità del fatto
Una causa di non punibilità che si applica quando l'offesa provocata dal reato è minima e il comportamento non è abituale.
Inammissibilità
La condizione che impedisce al giudice di esaminare il merito di una richiesta o di un ricorso a causa di difetti formali o sostanziali.
Esimente
Una circostanza prevista dalla legge che esclude la punibilità di un fatto che altrimenti costituirebbe reato.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che raccoglie le somme derivanti dalle sanzioni pecuniarie e dalle condanne inflitte nei procedimenti penali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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