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Droga: 113g non è “lieve”, negata la Particolare tenuità dell’offesa

Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza che gli negava la non punibilità per particolare tenuità dell’offesa. Il Lavoratore era stato trovato in possesso di 113,9 grammi di marijuana. La Corte ha ritenuto che la quantità di droga non fosse modica, escludendo così la particolare tenuità dell’offesa. Per questo motivo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 26397 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 26397/2022)

Quando un reato è troppo lieve per essere punito: la Particolare tenuità dell’offesa

Nel diritto penale italiano esiste un principio importante: la particolare tenuità dell’offesa. Questo meccanismo permette al giudice di non punire un reato quando il danno o il pericolo causato è molto lieve e il comportamento non è abituale. Si tratta di una misura che mira a decongestionare il sistema giudiziario e a evitare conseguenze sproporzionate per fatti di scarsa gravità. Tuttavia, l’applicazione di questa norma non è automatica e richiede un’attenta valutazione da parte del giudice, come dimostra una recente ordinanza della Corte di Cassazione.

Il caso specifico: possesso di stupefacenti e la Particolare tenuità dell’offesa

Un Lavoratore si è trovato al centro di una vicenda giudiziaria. Era stato fermato in possesso di una quantità di marijuana, precisamente 113,9 grammi, suddivisa in due buste. Dopo una condanna, il Lavoratore ha deciso di presentare ricorso. Ha chiesto che il suo caso fosse considerato di “particolare tenuità dell’offesa”. Questo avrebbe significato non essere punito per il reato commesso. La Corte d’Appello aveva già negato questa possibilità. Il Lavoratore ha quindi cercato di ribaltare la decisione davanti alla Corte di Cassazione.

I criteri per valutare la Particolare tenuità dell’offesa

La legge stabilisce precisi criteri per riconoscere la particolare tenuità dell’offesa. Innanzitutto, il reato deve prevedere una pena detentiva massima non superiore a cinque anni o una pena pecuniaria. Ma questo è solo il primo passo. Il giudice deve anche valutare due elementi fondamentali: la “particolare tenuità dell’offesa” in sé e la “non abitualità del comportamento” del reo. Per capire se l’offesa è davvero lieve, il giudice esamina vari aspetti. Questi includono le modalità con cui è stato commesso il reato e l’entità del danno o del pericolo che ne è derivato.

Perché la quantità di droga è cruciale per la Particolare tenuità dell’offesa

Per determinare la gravità dell’offesa, il giudice si basa sui criteri indicati dall’articolo 133 del Codice Penale. Questi criteri comprendono la natura del reato, i mezzi usati, l’oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell’azione. Nel caso del Lavoratore, la quantità di droga posseduta ha giocato un ruolo decisivo. La Corte ha ritenuto che 113,9 grammi di marijuana non fossero una quantità “modica” (cioè piccola). Una quantità maggiore di stupefacente implica un pericolo più elevato per la salute pubblica. Questo elemento ha impedito di considerare l’offesa come “particolarmente tenue”.

Le motivazioni della Corte sulla Particolare tenuità dell’offesa

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il ricorso del Lavoratore. Ha confermato la decisione dei giudici precedenti. La motivazione principale si è concentrata sulla quantità di droga. I giudici hanno sottolineato che 113,9 grammi di marijuana rappresentano una quantità significativa. Questo rende il pericolo per la salute pubblica non trascurabile. Di conseguenza, non era possibile applicare la causa di non punibilità per la particolare tenuità dell’offesa. La Corte ha ribadito che la valutazione della tenuità deve considerare il danno o il pericolo effettivo. In questo caso, il pericolo era considerato elevato.

Le conclusioni della sentenza

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore “inammissibile”. Questo significa che il ricorso non è stato nemmeno esaminato nel merito. Mancavano i presupposti legali per procedere. La decisione ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali. Inoltre, il Lavoratore dovrà versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende. Questa sentenza conferma l’orientamento della giurisprudenza. La particolare tenuità dell’offesa non si applica automaticamente. Richiede una valutazione rigorosa dei fatti e del potenziale danno.

Cos’è la particolare tenuità dell’offesa?
È un principio che permette di non punire un reato quando il danno o il pericolo causato è molto lieve e il comportamento non è abituale, evitando così conseguenze sproporzionate.

Quali sono i criteri principali per applicare la particolare tenuità dell’offesa?
Il reato deve avere una pena massima non superiore a cinque anni, e il giudice deve valutare la modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo, oltre alla non abitualità del comportamento.

La quantità di droga influisce sulla particolare tenuità dell’offesa?
Sì, la quantità di stupefacente è un fattore cruciale. Se la quantità è considerata “non modica”, il pericolo per la salute pubblica è elevato e la particolare tenuità dell’offesa viene esclusa.

Termini giuridici

Ordinanza
Una decisione del giudice che risolve una questione o conclude un procedimento, spesso con carattere meno formale di una sentenza.
Ricorso
La richiesta di un cittadino o di una parte in causa di far riesaminare una decisione da un giudice di grado superiore.
Inammissibile
Si dice di un ricorso o di un'azione legale che non può essere esaminato nel merito dal giudice perché mancano i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Cassa delle Ammende
Un fondo pubblico destinato a finanziare attività e servizi nel settore della giustizia, alimentato anche dalle multe e dalle sanzioni pecuniarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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