Il concetto di disegno criminoso nella continuazione dei reati
Nel panorama del diritto penale italiano, il disegno criminoso rappresenta un elemento cruciale per la determinazione della pena complessiva in caso di pluralità di reati. Quando un soggetto commette più violazioni della legge, l’ordinamento permette, a determinate condizioni, di unificare le sanzioni sotto l’istituto della continuazione, evitando il cumulo materiale delle pene che risulterebbe eccessivamente gravoso.
Analisi dei fatti di causa
Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte riguarda un cittadino condannato per diversi episodi di estorsione. Il difensore del ricorrente ha impugnato l’ordinanza di una Corte d’Appello che aveva negato l’unificazione delle pene relative a due diverse sentenze esecutive. La tesi difensiva sosteneva che i reati fossero espressione di un unico progetto delinquenziale, lamentando la violazione delle norme che regolano la continuazione.
I fatti riguardavano, da un lato, estorsioni compiute ai danni di un giovane minorenne vulnerabile per indurlo a sottrarre denaro in ambito familiare. Dall’altro lato, a breve distanza temporale, il condannato era stato protagonista di tentate estorsioni contro giovani consumatori di sostanze stupefacenti, fingendo di agire per conto di spacciatori stranieri. In entrambi i casi, le azioni vedevano il coinvolgimento di familiari del condannato.
La decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la validità del ragionamento espresso dai giudici di merito. La Suprema Corte ha sottolineato come le censure sollevate fossero non solo infondate nel merito, ma anche meramente riproduttive di argomenti già ampiamente esaminati e respinti in sede di appello.
I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale tra i reati non è, di per sé, un elemento sufficiente a dimostrare l’esistenza di un progetto unitario. Al contrario, la diversità delle vittime e delle specifiche modalità operative ha portato a escludere che il condannato avesse pianificato tutti gli episodi sin dal primo momento.
Il rigetto del disegno criminoso unitario
Il nucleo della decisione risiede nella distinzione tra una generica propensione a delinquere e un vero e proprio progetto mirato. La Corte ha evidenziato come gli episodi descritti fossero indicativi di una tendenza del nucleo familiare a vivere di espedienti illeciti e aggressioni al patrimonio altrui, piuttosto che di una determinazione unitaria.
L’impossibilità di ricondurre le condotte a un unico schema preventivo rende inapplicabile il beneficio della continuazione. Il tentativo di “spillare denaro” a diverse vittime in contesti svincolati tra loro non permette di ritenere che, all’atto della prima estorsione, il colpevole avesse già prefigurato e pianificato anche le successive.
Le motivazioni
La Corte d’Appello ha fornito una motivazione logica e coerente, rilevando che i reati oggetto della richiesta di unificazione fossero episodi estorsivi del tutto svincolati l’uno dall’altro. Mentre la prima serie di condotte mirava a colpire un soggetto fragile in ambito domestico, la seconda sfruttava il timore legato al mondo del narcotraffico per colpire piccoli consumatori. Questa eterogeneità degli obiettivi e delle modalità esecutive rompe il legame necessario per configurare l’unicità del piano criminoso. Inoltre, la partecipazione di diversi componenti del nucleo familiare in configurazioni variabili rafforza l’idea di una criminalità estemporanea e opportunistica, priva di una visione strategica d’insieme.
Le conclusioni
Il ricorso è stato dunque rigettato con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce un principio fermo: per ottenere il riconoscimento della continuazione non basta dimostrare la ripetizione di reati della stessa specie o la loro vicinanza nel tempo. È necessario fornire prova rigorosa di una programmazione unitaria iniziale che ricomprenda, nelle sue linee essenziali, tutte le singole azioni delittuose compiute successivamente. In assenza di tale prova, ogni episodio mantiene la sua autonomia sanzionatoria, riflettendo la reale gravità della condotta complessiva del reo.
Quando due reati possono essere considerati parte di un unico disegno criminoso?
Due o più reati sono considerati parte di un unico disegno criminoso quando sono stati programmati inizialmente come parte di un unico progetto delittuoso, e non sono solo il frutto di una generica propensione a delinquere.
Basta la vicinanza temporale tra i reati per ottenere la continuazione?
No, la vicinanza nel tempo tra diversi episodi delittuosi è un indizio ma non è sufficiente per ottenere la continuazione, specialmente se le vittime e le modalità operative sono diverse tra loro.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
In caso di inammissibilità, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8512 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 8512 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 12/02/2026
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME NOME a ANCONA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 17/09/2025 della CORTE APPELLO di PERUGIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Rilevato in fatto e considerato in diritto
Rilevato che sono inammissibili le censure dedotte nel ricorso di NOME COGNOME nel quale il difensore si duole della violazione degli artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen., lamentando che l’ordinanza emessa nei confronti del suddetto ha trascurato gli indici rivelatori dell’unicità del disegno criminoso a fondamento delle condotte delittuose poste in essere – perché in fatto e manifestamente infondate.
Considerato che dette censure sono, altresì, riproduttive di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dalla Corte di appello di Perugia nel provvedimento impugNOME. In esso, invero, si evidenzia, con riguardo alla richiesta continuazione, relativa ai reati di cui a due sentenze esecutive, che: – i reati di cui alla richiesta di unificazione sono relativi a episodi estorsivi tutto svincolati, riguardando la prima sentenza delle estorsioni commesse, in concorso del condanNOME col fratello, ai danni di un fragile minorenne libanese, cercando di indurlo a sottrarre soldi in casa dietro la minaccia di gravi conseguenze, mentre la seconda, seppure commessa a breve distanza temporale, delle tentate estorsioni in danno di due giovani con il vizio degli stupefacenti, in concorso del condanNOME col fratello e i genitori, al fine di ottenere da loro versamenti di denaro prospettando agli stessi di essere subentrati nelle ragioni di spacciatori albanesi; – è impossibile ritenere che COGNOME, direttamente o su indicazione del fratello maggiore, pensò di andare a spillare denaro al ragazzo libanese prefigurandosi che qualche mese dopo avrebbe fatto lo stesso con altri malcapitati; – in definitiva si tratta d episodi indicativi della tendenza del nucleo familiare di COGNOME a vivere alle spalle degli altri, aggredendone il patrimonio, ma del tutto svincolati gli uni dagli altri, senz alcuna possibilità di ricondurli a una pur generica determinazione unitaria. Corte di Cassazione – copia non ufficiale
Osservato, pertanto, che il ricorso, che deve essere dichiarato inammissibile con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in tremila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2026.