Differenza Truffa e Insolvenza Fraudolenta: la Cassazione fa Chiarezza
La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 44697 del 2023, è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale del diritto penale patrimoniale: la differenza tra truffa e insolvenza fraudolenta. La decisione scaturisce dal ricorso di un’imputata che, condannata in secondo grado per truffa, chiedeva la riqualificazione del fatto nel reato meno grave di insolvenza fraudolenta. L’esito, tuttavia, è stato netto: ricorso inammissibile per manifesta infondatezza.
I Fatti di Causa
Il caso ha origine da una sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila, che aveva confermato la condanna di una donna per il reato di truffa, previsto dall’art. 640 del codice penale. L’imputata, non accettando la qualificazione giuridica data alla sua condotta, ha proposto ricorso per Cassazione. L’unico motivo di doglianza era incentrato sulla richiesta di derubricazione del reato, sostenendo che i fatti contestati integrassero piuttosto la fattispecie di insolvenza fraudolenta.
La Tesi Difensiva: Riqualificare la Condotta
La difesa puntava a dimostrare che la condotta dell’imputata non presentava gli elementi costitutivi della truffa. Secondo questa tesi, mancavano gli ‘artifizi e raggiri’ idonei a indurre in errore la vittima, elemento essenziale della truffa. Si sarebbe trattato, invece, di una semplice dissimulazione del proprio stato di insolvenza al momento di contrarre un’obbligazione, con il proposito di non adempierla, condotta che rientra nello schema tipico dell’insolvenza fraudolenta.
La Decisione della Corte di Cassazione: Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva in modo categorico, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ritenuto il motivo di ricorso ‘manifestamente infondato’. Questo giudizio si basa sulla constatazione che il giudice di merito, nel caso specifico la Corte d’Appello, aveva già esplicitato in maniera chiara e giuridicamente corretta le ragioni del suo convincimento. La sentenza impugnata, infatti, aveva adeguatamente motivato perché la condotta dell’imputata integrasse pienamente il reato di truffa e non quello di insolvenza fraudolenta.
Le Motivazioni della Sentenza
La motivazione della Cassazione è sintetica ma densa di significato. La Corte non entra nel dettaglio della differenza tra truffa e insolvenza fraudolenta perché ritiene che la questione sia già stata risolta correttamente nei gradi di merito. Il punto centrale è che la Corte d’Appello aveva fatto ‘applicazione di corretti argomenti giuridici ai fini della sussistenza della colpevolezza’ per il reato di cui all’art. 640 c.p.
In sostanza, i giudici di merito avevano individuato nella condotta dell’imputata quegli elementi attivi di inganno (artifizi e raggiri) che vanno oltre la mera dissimulazione del proprio stato di insolvenza. Quando un soggetto non si limita a tacere le proprie difficoltà economiche, ma pone in essere una macchinazione per indurre altri in errore e procurarsi un ingiusto profitto, si configura il reato di truffa. La decisione della Corte d’Appello era, secondo la Cassazione, ben argomentata su questo punto, rendendo il ricorso privo di fondamento.
Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Conclusioni
Questa ordinanza, pur nella sua brevità, offre un’importante lezione pratica. Ribadisce che il confine tra truffa e insolvenza fraudolenta, sebbene a volte sottile, è netto e dipende dalla presenza o meno di un’attività ingannatoria positiva (artifizi e raggiri). Inoltre, conferma che un ricorso per Cassazione non può limitarsi a riproporre una diversa interpretazione dei fatti già valutati dai giudici di merito, ma deve individuare vizi di legittimità specifici nella sentenza impugnata. In assenza di tali vizi, e a fronte di una motivazione logica e giuridicamente corretta, il ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Quando un ricorso in Cassazione viene giudicato ‘manifestamente infondato’?
Un ricorso è giudicato ‘manifestamente infondato’ quando i motivi presentati sono palesemente privi di fondamento giuridico, ad esempio perché la sentenza impugnata ha già fornito una motivazione chiara, logica e corretta sulle questioni sollevate, come avvenuto nel caso di specie.
Qual era la richiesta principale dell’imputata nel suo ricorso?
L’imputata chiedeva la derubricazione del reato per cui era stata condannata, sostenendo che la sua condotta non costituisse truffa (art. 640 c.p.), bensì il reato meno grave di insolvenza fraudolenta.
Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una somma di denaro (tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.