Difensore di Fiducia: L’Onere di Informazione Ricade sull’Imputato
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale nel rapporto tra imputato e il proprio difensore di fiducia: la responsabilità della comunicazione. Quando si decide di cambiare avvocato a processo in corso, è dovere dell’assistito aggiornare il nuovo legale su tutti gli sviluppi procedurali, comprese le date delle udienze già fissate. La negligenza in questo compito, come vedremo, può portare a conseguenze gravi, come la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
I Fatti del Caso: Un Cambio di Difesa e un Ricorso in Cassazione
Il caso analizzato trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza della Corte d’Appello che confermava una condanna. L’imputato, tramite il suo nuovo legale, sollevava due principali questioni dinanzi alla Suprema Corte. La prima, di carattere procedurale, riguardava la presunta nullità della sentenza d’appello per mancata comunicazione della data d’udienza al nuovo difensore di fiducia. La seconda, invece, criticava la motivazione della sentenza per un presunto errore materiale.
Nello specifico, la nomina del nuovo avvocato era stata depositata in data successiva all’emissione e alla notifica del decreto di citazione per il giudizio d’appello, che era stato regolarmente comunicato al precedente difensore, poi revocato.
La Nomina del Nuovo Difensore di Fiducia e le Conseguenze
La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo di ricorso manifestamente infondato. Gli Ermellini hanno dato seguito al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui l’imputato che nomina un nuovo difensore di fiducia in sostituzione del precedente ha l’onere di informarlo sullo stato del processo.
Di conseguenza, se il decreto di fissazione dell’udienza è stato correttamente notificato al difensore originario (successivamente revocato), la mancata partecipazione del nuovo legale al giudizio non determina alcuna nullità. Tale assenza, infatti, non deriva da un errore della cancelleria, ma è riconducibile a una negligenza dell’imputato stesso nel non aver comunicato tempestivamente al suo nuovo avvocato le informazioni essenziali del procedimento. La catena di comunicazione tra cliente e legale è un dovere di diligenza che non può essere trascurato.
L’Errore Materiale nella Sentenza: Una Censura Infondata
Anche il secondo motivo, relativo al vizio di motivazione, è stato respinto. L’imputato lamentava che i giudici d’appello avessero erroneamente indicato un altro soggetto come autore del reato. La Cassazione ha liquidato la questione come un semplice “mero errore materiale”, ovvero un lapsus calami che non inficiava minimamente la solidità del ragionamento logico-giuridico alla base della condanna per ricettazione.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La decisione della Corte si fonda su due pilastri. In primo luogo, il principio di auto-responsabilità dell’imputato nella gestione del suo rapporto difensivo. La scelta di un difensore di fiducia è un diritto, ma comporta anche l’onere di assicurare una transizione informativa corretta in caso di sostituzione. La giustizia non può fermarsi o tornare indietro per una mancata comunicazione interna alla parte privata.
In secondo luogo, la Corte distingue nettamente tra un errore materiale, che non altera la sostanza della decisione, e un vizio di motivazione, che invece intacca la coerenza logica del percorso decisionale del giudice. Nel caso di specie, la condanna si basava su una valutazione degli elementi probatori ritenuta logica e rispettosa dei principi di diritto, rendendo l’erronea indicazione del nome del tutto irrilevante ai fini della decisione.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche per l’Imputato
Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica: la diligenza è cruciale. Chiunque si trovi ad affrontare un processo penale e decida di cambiare il proprio avvocato deve agire con la massima attenzione, assicurandosi che il nuovo legale sia messo immediatamente a conoscenza di ogni dettaglio, scadenza e udienza. Affidarsi passivamente al sistema giudiziario senza una comunicazione attiva con il proprio difensore può portare alla perdita di preziose opportunità difensive e, come in questo caso, alla declaratoria di inammissibilità della propria impugnazione, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Chi ha la responsabilità di informare il nuovo difensore di fiducia sullo stato di un processo già avviato?
Secondo la Corte di Cassazione, è onere dell’imputato che nomina un nuovo avvocato informarlo sullo stato in cui si trova il procedimento, comprese le udienze già fissate e notificate al precedente difensore.
La mancata comunicazione della data d’udienza al nuovo avvocato causa la nullità della sentenza?
No, se il decreto di fissazione dell’udienza era stato correttamente notificato al difensore precedentemente in carica (e poi revocato), la mancata partecipazione del nuovo legale non determina alcuna nullità, in quanto è conseguenza della negligenza dell’imputato.
Un errore materiale, come l’indicazione di un nome sbagliato in una sentenza, la rende automaticamente nulla?
No, un mero errore materiale che non influisce sulla coerenza e sulla sostanza del ragionamento logico-giuridico alla base della decisione non costituisce un vizio di motivazione e non rende nulla la sentenza.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17306 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 17306 Anno 2024
Presidente: COGNOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/04/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 19/05/2023 della CORTE APPELLO di VENEZIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME;
ritenuto che il primo motivo di ricorso, con il quale si deduce la nullità della sentenza impugnata conseguente alla mancata comunicazione della data di svolgimento del giudizio di appello al nuovo difensore di fiducia nominato dall’imputato è manifestamente infondato. L’accesso agli atti, consentito ed anzi necessario in caso di questioni processuali, comprova infatti che la nomina dell’AVV_NOTAIO è stata depositata solo in data 9 maggio 2023 e, quindi, in data successiva all’emissione del decreto di citazione in appello (14 aprile 2023); il Collegio intende dare seguito al consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte secondo cui l’imputato che nomini un nuovo difensore di fiducia, in sostituzione di quello revocato, ha l’onere di informarlo in ordine allo stato in cui si trova il processo, sicché il mancato intervento del nuovo difensore nel giudizio di appello, il cui decreto di fissazione dell’udienza era stato correttamente notificato al difensore successivamente revocato, non determina alcuna nullità, in quanto determinato da negligenza del nominante (Sez. 6, n. 1589 del 11/12/2020 dep. 14/01/2021, Pupino, Rv. 280340 – 01);
considerato che il secondo motivo di ricorso, con cui si censura il vizio di motivazione con riferimento all’affermazione di penale responsabilità dell’imputato per il reato contestato, è manifestamente infondato nella parte in cui desume il vizio di motivazione dal fatto che i giudici di appello hanno indicato come autore del reato un soggetto indicato come “Pachera”, circostanza che appare con evidenza frutto di un mero errore materiale. Ciò premesso deve essere rimarcato che entrambe le sentenze hanno dato adeguatamente conto delle ragioni che hanno indotto i giudici di merito ad affermare che il ricorrente abbia commesso il reato di ricettazione, a seguito di una valutazione degli elementi probatori che appare rispettosa dei canoni di logica e dei principi di diritto che governano l’apprezzamento delle prove. (si vedano, in proposito, pagg. 2 e 3 della sentenza impugnata);
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 9 aprile 2024