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Dichiarazioni predibattimentali: sì all’uso se c’è timore

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per rapina. La sentenza chiarisce quando le dichiarazioni predibattimentali della vittima sono utilizzabili, anche in caso di ritrattazione in aula, se si dimostra che questa è frutto di intimidazione o subornazione.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Dichiarazioni Predibattimentali: Quando la Ritrattazione del Teste Non Annulla la Prova

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24297 del 2024, affronta un tema cruciale del processo penale: l’utilizzabilità delle dichiarazioni predibattimentali quando il testimone, in particolare la persona offesa, le ritratta durante il dibattimento. Il caso in esame, relativo a una rapina aggravata, offre spunti fondamentali per comprendere i meccanismi di tutela della genuinità della prova e i limiti del diritto di difesa. La Corte stabilisce che, se la ritrattazione è frutto di intimidazione o subornazione, le dichiarazioni rese prima del processo mantengono il loro pieno valore probatorio.

Il Caso: Rapina e Ritrattazione in Aula

Due individui venivano condannati in primo e secondo grado per il reato di rapina aggravata in concorso con altri soggetti rimasti ignoti. L’aggressione era avvenuta di notte ai danni di un uomo, che era stato colpito, aggredito con uno spray urticante e derubato del suo monopattino elettrico, del cellulare e di una carta di pagamento.

La persona offesa, nell’immediatezza dei fatti, aveva riconosciuto fotograficamente i suoi aggressori e fornito dettagli precisi sull’abbigliamento indossato, riscontrati poi dalle immagini di videosorveglianza. Tuttavia, durante la deposizione in aula, la stessa vittima ritrattava le sue precedenti accuse, affermando di non essere più in grado di riconoscere i rapinatori.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa degli imputati ha impugnato la sentenza di condanna della Corte d’Appello, basando i ricorsi su diversi motivi, tra cui:

1. Errata applicazione dell’art. 500, comma 4, c.p.p.: Secondo i difensori, non vi era prova di un condizionamento intimidatorio che giustificasse l’acquisizione e l’utilizzo delle dichiarazioni rese prima del processo. La ritrattazione sarebbe stata genuina e non frutto di minacce.
2. Mancanza e illogicità della motivazione: La difesa contestava la riconducibilità dei fatti agli imputati, sostenendo che le prove, come le immagini video, non fossero conclusive.
3. Mancato riconoscimento delle attenuanti: Si lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e dell’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, dato il valore, a loro dire, irrisorio dei beni sottratti.

L’Importanza delle Dichiarazioni Predibattimentali in Caso di Timore

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella corretta interpretazione delle norme sull’acquisizione delle dichiarazioni predibattimentali. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente applicato l’art. 500, comma 4, c.p.p. Questa norma consente di utilizzare le dichiarazioni rese in fase di indagine se vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone sia stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro affinché non deponesse o deponesse il falso.

Nel caso di specie, la Corte ha valorizzato diversi elementi:
* La stessa vittima aveva ammesso di aver ricevuto visite dal padre di uno degli imputati, che gli aveva offerto del denaro per “chiudere la cosa”.
* La persona offesa, a seguito di questi incontri, aveva maturato un tale stato di timore da decidere di trasferirsi in un’altra città.

Questi fattori, secondo la Suprema Corte, dimostrano chiaramente una situazione di condizionamento che ha inquinato la genuinità della testimonianza dibattimentale, rendendo quindi legittimo il ricorso alle dichiarazioni iniziali, ritenute più attendibili perché rese in un contesto non ancora viziato da pressioni esterne.

Il Rigetto delle Circostanze Attenuanti

La Cassazione ha confermato anche il diniego delle circostanze attenuanti. Per quanto riguarda le attenuanti generiche, i giudici hanno sottolineato la particolare gravità del fatto: una rapina commessa di notte, da un gruppo di quattro persone, con l’uso di uno spray urticante e violenza fisica. Tali modalità esecutive giustificavano ampiamente una decisione severa.

Riguardo all’attenuante del danno di speciale tenuità, la Corte ha ribadito un principio consolidato: nel delitto di rapina, la valutazione non si limita al mero valore economico dei beni sottratti. Essendo un reato plurioffensivo, che lede non solo il patrimonio ma anche la libertà e l’integrità fisica e morale della vittima, occorre considerare il pregiudizio complessivo. La violenza esercitata sulla persona impedisce di qualificare il danno come di speciale tenuità, anche se i beni rubati (un monopattino e un cellulare) non hanno un valore eccezionale.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendo la motivazione della Corte d’Appello congrua, logica e giuridicamente corretta. I giudici di legittimità hanno evidenziato come i ricorsi, in realtà, mirassero a ottenere una nuova valutazione del merito dei fatti, un’operazione preclusa in sede di Cassazione, che è giudice della sola legittimità della decisione e non dei fatti. La Corte ha stabilito che la valutazione sull’intimidazione del testimone è stata fondata su elementi concreti e non su mere congetture, legittimando così l’uso delle dichiarazioni rese prima del processo. Allo stesso modo, il diniego delle attenuanti è stato motivato in modo impeccabile, considerando la gravità complessiva della condotta criminale, che va oltre il semplice valore economico del bottino.

Le conclusioni

La sentenza consolida principi fondamentali in materia di prova testimoniale e valutazione della gravità del reato. In primo luogo, riafferma che la ritrattazione di un testimone non è un ostacolo insormontabile per l’accertamento della verità, se si dimostra che essa è stata causata da pressioni esterne. Lo stato di timore della vittima, anche se non derivante da minacce esplicite, è sufficiente a giustificare il recupero probatorio delle dichiarazioni predibattimentali. In secondo luogo, ricorda che la valutazione del danno in un reato come la rapina deve avere un approccio olistico, considerando l’offesa alla persona come un elemento centrale che, nella maggior parte dei casi, esclude la possibilità di riconoscere l’attenuante della speciale tenuità del danno.

Quando è possibile utilizzare le dichiarazioni rese da un testimone prima del processo se quest’ultimo le ritratta in aula?
È possibile utilizzarle, ai sensi dell’art. 500, comma 4, c.p.p., quando esistono elementi concreti per ritenere che il testimone abbia ritrattato a causa di violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro. La sentenza specifica che anche uno stato di timore indotto nella persona offesa, che l’ha portata a trasferirsi, è un elemento sufficiente a dimostrare tale condizionamento.

Perché non sono state concesse le circostanze attenuanti generiche agli imputati?
Le attenuanti generiche sono state negate a causa della particolare gravità del fatto. La rapina è stata commessa di notte, da quattro persone, con l’uso di uno spray urticante e con violenza fisica contro la vittima dopo averla fatta cadere a terra. Queste modalità sono state ritenute indicative di una elevata pericolosità e meritevoli di una risposta sanzionatoria non mitigata.

Il basso valore dei beni rubati è sufficiente per ottenere l’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità in caso di rapina?
No. La Corte di Cassazione ha ribadito che, per il reato di rapina, non è sufficiente considerare solo il modesto valore economico del bene sottratto. Bisogna valutare il pregiudizio complessivo, che include anche gli effetti dannosi derivanti dalla violenza o dalla minaccia alla persona. Poiché la rapina lede non solo il patrimonio ma anche l’integrità fisica e morale della vittima, l’attenuante può essere concessa solo se il pregiudizio complessivo è di speciale tenuità, cosa che la violenza di norma esclude.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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