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Danno di lieve entità: quando non si applica nel furto

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, che chiedeva l’applicazione dell’attenuante del danno di lieve entità. La Corte ha stabilito che un valore della refurtiva di 248,76 euro non costituisce un danno ‘lievissimo’, requisito essenziale per la concessione dell’attenuante. È stato ribadito che la valutazione deve considerare anche gli ulteriori effetti pregiudizievoli per la vittima, indipendentemente dalla sua capacità economica.

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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Danno di lieve entità: la Cassazione fissa i paletti per il furto

L’applicazione della circostanza attenuante del danno di lieve entità, prevista dall’articolo 62 n. 4 del codice penale, rappresenta un tema di costante dibattito nelle aule di giustizia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 26381/2024) offre un importante chiarimento sui criteri da adottare, specificando quando il valore della refurtiva esclude a priori tale beneficio. Il caso analizzato riguarda un furto di merce per un valore di poco inferiore ai 250 euro, ritenuto dalla Suprema Corte non sufficientemente esiguo per giustificare una riduzione di pena.

I Fatti del Caso: Il Ricorso contro la Condanna per Furto

La vicenda processuale ha origine dalla condanna per furto emessa in primo grado e successivamente confermata, nel merito, dalla Corte di Appello di Bologna. L’imputato, ritenuto responsabile della sottrazione di beni, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando principalmente la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di lieve entità. Secondo la difesa, il valore della merce sottratta avrebbe dovuto condurre i giudici a una valutazione di minor gravità del fatto, con conseguente riduzione della pena.

Analisi della Cassazione e il concetto di danno di lieve entità

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ordini di ragioni: una di carattere processuale e una di merito.

In primo luogo, il ricorso è stato giudicato eccessivamente generico e indeterminato, in violazione dell’art. 581 del codice di procedura penale. L’imputato non aveva, infatti, specificato gli elementi concreti su cui si basava la sua censura, impedendo di fatto al giudice di legittimità di comprendere appieno le critiche mosse alla sentenza impugnata.

In secondo luogo, e qui risiede il nucleo della decisione, il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato.

Il Criterio del Valore ‘Pressoché Irrisorio’

La Cassazione ha ribadito un principio consolidato (ius receptum): la concessione dell’attenuante del danno di lieve entità presuppone che il pregiudizio economico arrecato alla vittima sia ‘lievissimo’, ovvero di valore ‘pressoché irrisorio’. Nel caso di specie, il valore della merce sottratta ammontava a 248,76 euro. Tale cifra, secondo i giudici, non può essere considerata trascurabile o insignificante, superando la soglia dell’irrisorietà richiesta dalla norma.

Oltre il Valore Economico: Gli Effetti Pregiudizievoli sulla Vittima

Un altro aspetto cruciale evidenziato dalla Corte è che la valutazione non deve limitarsi al solo valore monetario della ‘res’ sottratta. Il giudice deve considerare anche ‘gli ulteriori effetti pregiudizievoli che la persona offesa abbia subito in conseguenza della sottrazione’. Questo significa che anche un danno economico modesto potrebbe non essere considerato ‘lieve’ se ha comportato conseguenze negative significative per la vittima. Allo stesso tempo, la Corte ha specificato che la capacità economica della persona offesa di sopportare la perdita è del tutto irrilevante ai fini della concessione dell’attenuante.

le motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione rigorosa dell’art. 62 n. 4 c.p. La norma mira a mitigare la risposta sanzionatoria solo per fatti che, pur costituendo reato, abbiano avuto un impatto offensivo minimo sul patrimonio della vittima. Un valore di quasi 250 euro, sebbene non elevatissimo, non rientra in questa categoria. La Corte ha sottolineato come la valutazione debba essere oggettiva, basata sul valore del bene e sugli effetti del reato, senza farsi influenzare da considerazioni soggettive come la ricchezza o la povertà della persona offesa. Permettere il contrario significherebbe creare una disparità di trattamento inaccettabile, facendo dipendere la gravità del reato dalla condizione economica della vittima. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale consolidato (richiamando la sentenza n. 6635/2017), che mira a evitare un’applicazione eccessivamente estensiva e discrezionale dell’attenuante.

le conclusioni

L’ordinanza in esame conferma la linea restrittiva della Cassazione riguardo l’attenuante del danno di lieve entità. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, il messaggio è chiaro: affinché il danno possa essere considerato ‘lievissimo’, il suo valore economico deve essere veramente esiguo, quasi trascurabile. Valori che si attestano nell’ordine di alcune centinaia di euro, come nel caso di specie, sono generalmente considerati sufficienti a escludere l’applicazione di questo beneficio. La decisione rafforza la necessità di una valutazione complessiva del pregiudizio, che vada oltre il semplice cartellino del prezzo, e riafferma l’irrilevanza della condizione economica della vittima nel giudizio sulla gravità del danno patrimoniale.

Quando si applica la circostanza attenuante del danno di lieve entità in caso di furto?
Si applica solo quando il pregiudizio economico causato alla vittima è ‘lievissimo’, ossia di valore pressoché irrisorio. La valutazione tiene conto non solo del valore della cosa sottratta, ma anche di ogni altro effetto dannoso per la persona offesa.

Un furto di merce del valore di 248 euro può essere considerato un danno di lieve entità?
No. Secondo questa ordinanza della Corte di Cassazione, un valore di 248,76 euro non è considerato ‘pressoché irrisorio’ e, pertanto, è sufficiente a escludere l’applicazione dell’attenuante del danno di lieve entità.

La capacità economica della vittima di sopportare la perdita influisce sulla concessione dell’attenuante?
No, la sentenza ribadisce che la capacità del soggetto passivo di sopportare il danno economico derivante dal reato è un fattore del tutto irrilevante per il riconoscimento della circostanza attenuante in questione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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