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Contraffazione di marchi: guida al sequestro

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un ingente carico di giocattoli importati dalla Cina, ravvisando il reato di contraffazione di marchi. Il ricorrente, legale rappresentante di una società di importazione, contestava la validità delle perizie tecniche e l’originalità dei segni distintivi. La Suprema Corte ha stabilito che le valutazioni dei consulenti tecnici delle aziende titolari dei diritti sono idonee a fondare il fumus commissi delicti, specialmente quando i prodotti sono atti a generare confusione nel consumatore medio circa l’origine e l’autenticità dei beni.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Contraffazione di marchi: la Cassazione conferma il sequestro di giocattoli

La contraffazione di marchi rappresenta una delle sfide più critiche per le imprese che operano nel settore dell’import-export. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha analizzato la legittimità del sequestro preventivo di oltre 60.000 giocattoli provenienti dalla Cina, ritenuti riproduzioni non autorizzate di noti brand internazionali. Il caso offre importanti spunti di riflessione sulla tutela della proprietà industriale e sulla validità degli accertamenti tecnici in fase cautelare.

Il caso: importazione e sequestro preventivo

La vicenda trae origine dal sequestro di migliaia di colli contenenti giocattoli che riproducevano segni distintivi e forme di prodotti protetti da copyright e marchi registrati. Il tribunale del riesame aveva confermato la misura cautelare basandosi sulle relazioni tecniche fornite dai titolari dei diritti originali. Il ricorrente ha impugnato tale decisione, sostenendo che le valutazioni non fossero perizie imparziali ma semplici dichiarazioni di parte e che alcuni brevetti fossero ormai scaduti.

La distinzione tra marchi e disegni

Un punto centrale della discussione ha riguardato la natura dei beni sequestrati. La difesa sosteneva che si trattasse di semplici disegni o modelli e non di marchi figurativi. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che la contraffazione di marchi sussiste anche quando vengono riprodotti marchi figurativi che, pur non essendo nomi, rappresentano un’opera dell’ingegno creativo tutelata dalla legge penale. L’idoneità a trarre in inganno il terzo sull’origine del prodotto è l’elemento decisivo per la configurazione del reato.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso sottolineando che, in sede di sequestro preventivo, non è necessaria la certezza del reato, ma è sufficiente il fumus. I giudici hanno ritenuto legittimo l’utilizzo delle valutazioni espresse dai consulenti tecnici delle aziende lese. Tali soggetti, essendo dotati di specifiche competenze tecniche e avendo percezione diretta delle differenze tra prodotti originali e imitazioni, forniscono elementi probatori solidi. Inoltre, la Corte ha precisato che la tutela della fede pubblica, protetta dagli articoli 473 e 474 del codice penale, scatta ogni volta che la contraffazione è tale da ingenerare confusione nel consumatore, a prescindere dalla tutela del patrimonio del singolo titolare del marchio.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce un orientamento rigoroso contro la contraffazione di marchi nel commercio internazionale. La validità del sequestro non viene meno anche di fronte a contestazioni sulla scadenza di brevetti, qualora permanga un rischio di confusione per il pubblico. Per gli importatori, questo significa che la conformità dei prodotti deve essere verificata con estrema attenzione, poiché le dichiarazioni tecniche dei titolari dei marchi originali godono di una forte considerazione giudiziaria. La decisione conferma che la protezione del mercato e dei consumatori prevale sulle eccezioni formali sollevate dalla difesa in fase cautelare.

Quali elementi giustificano il sequestro per contraffazione?
È sufficiente il fumus commissi delicti, ovvero la presenza di indizi che i prodotti possano trarre in inganno il consumatore sull’origine e l’autenticità del marchio.

Le perizie dei titolari dei marchi sono valide in tribunale?
Sì, la Cassazione considera le valutazioni dei consulenti tecnici delle aziende titolari come elementi idonei a fondare la misura cautelare, data la loro competenza specifica.

Cosa succede se il brevetto di un prodotto è scaduto?
Anche se un brevetto è scaduto, può comunque configurarsi un reato se il prodotto utilizza segni distintivi atti a generare confusione o se si configura un indebito sfruttamento di segni altrui.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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