Confisca Denaro e Reati di Droga: Quando la Motivazione del Giudice è Sufficiente?
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande rilevanza pratica: la confisca denaro sequestrato a un soggetto condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione chiarisce che, anche per somme modeste e in assenza di una prova diretta del collegamento con l’attività illecita, la confisca può essere legittima se il giudice fornisce una motivazione logica e coerente. Analizziamo i dettagli di questa importante pronuncia.
I Fatti del Caso: Dal Patteggiamento al Ricorso per 15 Euro
Il caso nasce da una sentenza di patteggiamento emessa dal GIP del Tribunale di Taranto. L’imputato aveva concordato una pena di due anni e due mesi di reclusione, oltre a una multa, per reati legati alla detenzione di sostanze stupefacenti. Oltre alla pena principale, il giudice aveva disposto la confisca e la distruzione della droga e di altri beni sequestrati, inclusa una somma di 15 euro trovata nella stanza dove l’imputato dormiva al momento dell’arresto.
L’imputato ha deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, ma non per contestare la pena, bensì esclusivamente la parte relativa alla confisca di quella piccola somma di denaro. Secondo la difesa, il giudice aveva agito illegittimamente, ordinando la confisca senza verificare in modo approfondito il nesso tra i 15 euro e il reato contestato.
La Questione Giuridica e la Legittimità della Confisca Denaro
Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’articolo 240 del codice penale, che disciplina la confisca. La domanda fondamentale è: può un giudice disporre la confisca di denaro trovato in possesso di un imputato solo sulla base di un’ipotesi, o è necessaria una prova certa che quel denaro sia il profitto diretto del reato?
La difesa sosteneva che il giudice di merito avesse omesso una motivazione adeguata, trasformando un sospetto in una certezza senza il necessario supporto probatorio. In altre parole, non era stato provato che quei 15 euro derivassero dall’attività di spaccio.
Le Motivazioni della Cassazione: Prevale il Criterio Logico
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo manifestamente infondato e generico. Secondo i giudici supremi, la motivazione del GIP, sebbene sintetica, era completa ed esauriente. Il giudice di primo grado aveva basato la sua decisione su un ragionamento logico-deduttivo inattaccabile.
Gli elementi chiave valorizzati dalla Corte sono stati:
1. Mancanza di una spiegazione credibile: L’imputato non aveva fornito alcuna versione alternativa e plausibile sulla provenienza di quel denaro.
2. Assenza di redditi leciti: Non risultava che l’imputato avesse un lavoro o altre fonti di reddito legittime che potessero giustificare il possesso di quella somma.
Partendo da questi due presupposti, il GIP ha logicamente dedotto che il denaro non poteva che essere il profitto derivante dall’attività illecita per cui era stato condannato. La Cassazione ha ritenuto questo ragionamento pienamente valido, affermando che non è sempre necessaria una prova diretta e inconfutabile quando le circostanze complessive conducono a un’unica conclusione logica. Il ricorso è stato inoltre definito ‘generico’ perché non si era confrontato specificamente con questo nucleo logico della decisione impugnata.
Conclusioni: L’Onere di Giustificare la Provenienza del Denaro
Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: in presenza di reati che generano profitto, come lo spaccio di stupefacenti, l’onere di giustificare la provenienza del denaro trovato in proprio possesso ricade, di fatto, sull’imputato. Se quest’ultimo non è in grado di fornire una spiegazione credibile e non dispone di redditi leciti, il giudice è autorizzato a presumere, secondo un criterio di logica, che le somme siano il frutto dell’attività criminale e, di conseguenza, a disporne la confisca. La decisione rafforza gli strumenti a disposizione della magistratura per colpire i patrimoni di origine illecita, anche quando si tratta di importi minimi.
Un giudice può confiscare una piccola somma di denaro trovata a una persona condannata per spaccio?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca è legittima anche per piccole somme se il giudice motiva in modo logico che quel denaro rappresenta il profitto del reato, basandosi su indizi come l’assenza di altre fonti di reddito.
Quali elementi rendono valida la motivazione di una confisca?
La motivazione è considerata valida se si fonda su un ragionamento logico-deduttivo. Nel caso esaminato, i fattori decisivi sono stati la mancanza di una spiegazione credibile da parte dell’imputato sull’origine del denaro e l’assenza di redditi leciti a lui riconducibili.
È sempre necessaria una prova diretta che colleghi il denaro al reato per poterlo confiscare?
No, secondo questa sentenza non è indispensabile una prova diretta. La confisca può essere disposta sulla base di una deduzione logica derivante dalle circostanze complessive, come la natura del reato e la situazione economica dell’imputato.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 15929 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 2 Num. 15929 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 20/02/2024
SENTENZA
Sul ricorso proposto da
COGNOME NOME NOME a Francavilla Fontana il DATA_NASCITA
avverso la sentenza resa il 6 novembre 2023 dal GIP del Tribunale di Taranto lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale visti gli atti, il provvedimento impugNOME e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME; NOME COGNOME che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata il GIP del Tribunale di Taranto ha applicato su richiesta delle parti a COGNOME NOME la pena concordata di anni due, mesi due di reclusione e 867 C di multa in ordine ai reati contestati ai capi B e C, riqualificati ai sensi dell’artic 73 comma quinto dpr. 309/90. Con la medesima sentenza ha disposto la restituzione del telefono cellulare e la confisca del denaro in sequestro e la confisca e distruzione della sostanza stupefacente e dei restanti beni in sequestro.
2.Avverso detta sentenza propone ricorso NOME COGNOME deducendo: violazione dell’articolo 240 cod.pen. e difetto di motivazione poiché il giudice ha disposto la confisca delle somme di denaro poste sotto sequestro al momento dell’arresto nella flagranza del reato, pari a 15 C , ritrovate nella stanza in cui l’imputato dormiva, senza neppure verificare il nesso che collegherebbe dette somme al reato accertato.
Il giudice non ha qualificato come profitto del reato il denaro posto sotto sequestro, mentre la giurisprudenza è costante nell’affermare che il giudice può disporre la confisca del denaro trovato in possesso dell’imputato solo quando ricorrono le condizioni generali previste dall’art. 240 codice penale, non essendo possibile disporre l’ablazione ai sensi dell’articolo 240 bis cod.pen.
Il ricorso è manifestamente infondato poiché la sentenza espone sintetica ma esaustiva motivazione in ordine alla confisca, osservando che sussistono i presupposti per la misura ablatoria in quanto l’imputato non ha offerto una versione credibile in ordine alla provenienza del denaro rinvenuto nella sua disponibilità, né risulta titolare di redditi; ne ha logicamente dedotto che il denaro può, secondo criteri di logica, ritenersi costituire profitto realizzato attraverso il reato di detenzione illecita ascrittogli.
Il ricorso è anche generico poiché non si confronta con la motivazione sintetica ma esaustiva resa dal AVV_NOTAIO.
2.L’inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma che si ritiene congruo liquidare in euro 3000.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.
Roma 20 febbraio 2024
NOME COGNOME
Il Consigliere estensore
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La Presidente
NOME COGNOME
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