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Confisca Denaro da Spaccio: Patteggiano ma Perdono i Soldi

Due imputati, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per spaccio di droga, resistenza e altri reati, hanno impugnato la decisione del giudice riguardo la confisca di 260 euro, ritenuti provento dell’attività illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la **confisca del denaro da spaccio** è un atto obbligatorio per legge quando i soldi sono ritenuti guadagno del reato. Gli imputati non hanno fornito motivazioni valide per contestare questa valutazione, limitandosi a un generico dissenso. Di conseguenza, la confisca è diventata definitiva e gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.

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Pubblicato il 15 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23232 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 23232/2023)

Confisca Denaro da Spaccio: la Cassazione fa Chiarezza

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di reati di droga, ovvero l’obbligatorietà della confisca del denaro da spaccio. La vicenda offre uno spunto importante per comprendere come la legge gestisce i proventi derivanti da attività illecite, anche quando si sceglie la via del patteggiamento. Questo caso dimostra che l’accordo sulla pena non mette al riparo da tutte le conseguenze legali, specialmente quelle patrimoniali previste come obbligatorie.

I Fatti all’Origine della Vicenda

La storia inizia con due persone accusate di una serie di reati gravi. Le accuse includevano detenzione di sostanze stupefacenti (cocaina e hashish) ai fini di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale, porto di arma clandestina e ricettazione. Durante le operazioni, le forze dell’ordine hanno rinvenuto e sequestrato una somma di 260 euro. Le autorità hanno subito ritenuto che quel denaro fosse il diretto guadagno dell’attività di spaccio contestata agli imputati.

La Scelta del Patteggiamento e l’Impugnazione

Di fronte al quadro accusatorio, gli imputati hanno scelto di definire il processo attraverso un patteggiamento. Hanno quindi concordato con il Pubblico Ministero l’applicazione di una pena, poi ratificata dal Giudice per l’Udienza Preliminare. Tuttavia, la sentenza del giudice non si è limitata alla pena detentiva e pecuniaria. Come previsto dalla legge, il giudice ha anche disposto la confisca dei 260 euro. Insoddisfatti di questa specifica parte della decisione, gli imputati hanno deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, contestando proprio e soltanto la misura patrimoniale.

La Regola sulla Confisca del Denaro da Spaccio

Il punto centrale della questione ruota attorno all’articolo 73, comma 7-bis, del Testo Unico sugli Stupefacenti. Questa norma stabilisce che il denaro ritenuto provento di attività di spaccio deve essere sempre confiscato. Non si tratta di una scelta discrezionale del giudice, ma di un obbligo di legge. La logica del legislatore è chiara: colpire i reati di droga non solo con la pena, ma anche sottraendo ai responsabili i vantaggi economici illecitamente ottenuti. Questo principio rende molto difficile contestare una confisca se l’accusa ha dimostrato il collegamento tra il denaro e il reato.

Le Motivazioni: Perché la Cassazione ha Respintola Richiesta

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno spiegato che gli imputati si sono limitati a un generico dissenso, senza muovere una critica specifica e argomentata contro la decisione del primo giudice. Il giudice di merito aveva correttamente motivato la sua scelta, ritenendo i 260 euro provento dello spaccio. Per contestare efficacemente la confisca del denaro da spaccio, gli imputati avrebbero dovuto fornire argomenti legali validi per smontare quella conclusione, cosa che non hanno fatto. Un ricorso basato su un silenzio motivazionale, che secondo la Corte non esisteva, è privo dei requisiti minimi per essere esaminato.

Le Conclusioni: Confisca Definitiva e Condanna alle Spese

L’esito è stato sfavorevole per i ricorrenti. La Corte di Cassazione non solo ha reso definitiva la confisca dei 260 euro, ma ha anche condannato ciascuno degli imputati al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione conferma che la confisca del denaro da spaccio è una misura quasi automatica e che, dopo un patteggiamento, le possibilità di impugnazione sono molto limitate e devono basarsi su vizi giuridici specifici e ben argomentati.

Se vengo trovato con droga e denaro, i soldi vengono sempre confiscati?
Se il giudice ritiene, sulla base delle prove, che il denaro sia il guadagno dell’attività di spaccio, la legge prevede la confisca obbligatoria di quella somma.

Posso fare appello contro la confisca dopo un patteggiamento?
Sì, ma solo per motivi specifici previsti dalla legge. Un’impugnazione generica, che non contesta validamente le ragioni del giudice, viene dichiarata inammissibile.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non viene nemmeno discusso nel merito perché manca dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge, come in questo caso in cui i motivi non erano validi.

Termini giuridici

Confisca
Un provvedimento con cui lo Stato acquisisce la proprietà di beni legati a un reato, in questo caso il denaro considerato il guadagno dell'attività di spaccio.
Pena su richiesta delle parti (patteggiamento)
Un accordo tra l'imputato e il Pubblico Ministero su una pena ridotta, che viene poi approvata dal giudice. Questo rito speciale limita la possibilità di presentare appello.
Ricorso per Cassazione
L'impugnazione di una sentenza davanti alla Corte di Cassazione, la quale non riesamina i fatti del processo ma controlla soltanto la corretta applicazione della legge da parte dei giudici precedenti.
Inammissibilità
Una dichiarazione con cui il giudice stabilisce che un ricorso non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti richiesti dalla legge, ad esempio se basato su motivi non consentiti.
Pena accessoria
Una sanzione che si aggiunge a quella principale (come la reclusione o la multa), ad esempio l'interdizione dai pubblici uffici.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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