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Confisca del denaro da spaccio: il patteggiamento non la evita

Il GIP di Cagliari applicava a due soggetti, tramite patteggiamento, la pena di due anni e sei mesi di reclusione per spaccio di marijuana, disponendo la confisca del denaro pari a 350 euro sequestrati. Il Ricorrente proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul provvedimento di confisca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la confisca del denaro è legittima e sufficientemente motivata quando la somma rappresenta il provento diretto dello spaccio, come nel caso della vendita documentata di droga per l’importo esatto sequestrato. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 7644 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 7644/2022)

La confisca del denaro nel reato di spaccio

La Corte di Cassazione ha affrontato un tema molto comune nei procedimenti per spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta della legittimità del provvedimento di confisca del denaro trovato in possesso del soggetto accusato. Molto spesso i difensori contestano la mancanza di una motivazione specifica da parte del giudice che ordina il sequestro definitivo delle somme. La Suprema Corte ha chiarito che il legame diretto tra la vendita della droga e la somma di denaro rende superfluo ogni ulteriore approfondimento giustificativo. Questa decisione stabilisce un confine chiaro per la tutela dei beni sequestrati durante le indagini preliminari.

Il caso concreto e il patteggiamento

La vicenda nasce dall’arresto di due soggetti per detenzione e spaccio di oltre dieci chilogrammi di marijuana. Gli inquirenti hanno accertato anche la cessione di una parte della sostanza in cambio di trecentocinquanta euro. I due imputati hanno scelto la strada del patteggiamento (accordo sulla pena tra accusa e difesa). Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato la pena concordata di due anni e sei mesi di reclusione. Il giudice ha anche disposto la confisca della somma di trecentocinquanta euro precedentemente sequestrata. Uno dei due condannati ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha lamentato la totale mancanza di motivazione riguardo alla confisca della somma di denaro.

Quando il denaro diventa provento del reato

La legge penale prevede l’obbligo di confiscare le cose che costituiscono il profitto o il prodotto del reato. Nel settore degli stupefacenti il denaro contante rappresenta quasi sempre il corrispettivo della vendita della droga. Se gli inquirenti dimostrano lo scambio tra la sostanza e la somma di denaro, quest’ultima perde la sua natura di bene lecito. Il denaro diventa così il provento diretto dell’attività illecita. Il giudice non deve compiere particolari sforzi motivazionali se il nesso di causa appare evidente e documentato dagli atti di indagine. La semplice correlazione temporale e quantitativa tra la droga venduta e la somma rinvenuta giustifica la perdita del bene.

Le motivazioni della Cassazione sulla confisca del denaro

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso ritenendolo manifestamente infondato. La sentenza spiega che il giudice di merito ha fornito una giustificazione del tutto sufficiente. Il provvedimento originario ha richiamato espressamente la natura di provento del reato della somma di denaro sequestrata. Gli imputati avevano ceduto un quantitativo di marijuana proprio per la somma esatta di trecentocinquanta euro. Questa circostanza di fatto collega direttamente la somma di denaro alla condotta di spaccio contestata. La motivazione basata sulla natura illecita della somma risulta quindi idonea e logica. La Cassazione ha ribadito che non occorrono formule complesse quando la provenienza del denaro è evidente. Il ricorso si scontrava quindi contro una ricostruzione dei fatti solida e priva di vizi logici.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze pratiche

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato. Questa decisione comporta la perdita definitiva della somma di trecentocinquanta euro. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese del procedimento giudiziario. I giudici hanno applicato anche una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende a causa della manifesta infondatezza del ricorso. La sentenza conferma che il patteggiamento non impedisce la confisca dei beni che derivano direttamente dal reato. I cittadini devono considerare che il possesso di somme collegate a condotte illecite espone sempre al rischio di un sequestro definitivo senza necessità di lunghe spiegazioni da parte dei giudici. La difesa deve quindi concentrarsi sulla prova della provenienza lecita dei beni prima del giudizio.

La confisca del denaro è automatica in caso di patteggiamento per spaccio?
Sì, la confisca è obbligatoria per le somme che costituiscono il provento o il profitto del reato di spaccio, anche se la pena viene concordata con il patteggiamento.

Il giudice deve motivare dettagliatamente la confisca del denaro sequestrato?
Il giudice deve indicare il collegamento tra il denaro e il reato, ma il riferimento alla natura di provento illecito è sufficiente se lo scambio è documentato.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre al rigetto del ricorso e alla perdita del denaro confiscato, il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Confisca
Acquisizione coattiva da parte dello Stato dei beni che costituiscono il prodotto, il profitto o il mezzo per commettere un reato.
Patteggiamento
Accordo tra imputato e pubblico ministero sull'applicazione di una pena ridotta, che deve essere ratificato dal giudice.
Inammissibilità
Condizione di un ricorso che non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti di legge o manifestamente infondato.
Provento del reato
Il guadagno economico o l'utilità materiale derivante direttamente dal compimento di un'attività illecita.
Cassa delle ammende
Ente pubblico presso il Ministero della Giustizia che riceve le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e cauzioni incamerate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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