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Condannati per lesioni: la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile

Un gruppo di persone, condannate per il reato di lesioni personali, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito l’inammissibilità del ricorso, confermando la condanna. La decisione si basa su due motivi principali: il ricorso si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza sollevare questioni di legittimità, e una memoria difensiva è stata depositata fuori tempo massimo. Di conseguenza, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo definitiva la loro colpevolezza per le lesioni.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17268 Anno 2023
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17268 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 17268/2023)

Un epilogo giudiziario: la Cassazione e l’inammissibilità del ricorso

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema processuale, confermando una condanna per lesioni personali e dichiarando l’inammissibilità del ricorso presentato dagli imputati. Questa decisione offre uno spunto prezioso per comprendere i limiti e le finalità del giudizio di legittimità, spesso percepito erroneamente come una terza occasione per riesaminare i fatti. La vicenda giudiziaria si è conclusa non con una nuova valutazione del caso, ma con una secca pronuncia processuale che ha reso definitiva la condanna precedente.

I fatti all’origine della controversia

Tutto ha inizio da un alterco che ha visto coinvolte più persone. A seguito di questo episodio, quattro individui sono stati portati a processo con una duplice accusa: rissa e lesioni personali. Al termine del primo grado di giudizio, il Tribunale li ha assolti dall’accusa di rissa, ritenendo non provata la loro partecipazione a uno scontro generalizzato. Tuttavia, li ha riconosciuti colpevoli per il reato di lesioni personali, infliggendo loro la relativa condanna. La sentenza è stata poi confermata dalla Corte d’Appello, spingendo gli imputati a tentare l’ultima carta: il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.

Le ragioni del ricorso in Cassazione

La difesa degli imputati ha basato il proprio ricorso su due argomenti principali. In primo luogo, ha contestato la ricostruzione dei fatti legati al reato di rissa, nonostante l’assoluzione già ottenuta su quel punto. In secondo luogo, ha criticato la valutazione delle prove che avevano portato alla condanna per lesioni personali, riproponendo sostanzialmente le stesse obiezioni già presentate e respinte nel giudizio d’appello. In aggiunta, poco prima dell’udienza, i difensori hanno depositato una memoria per rafforzare le proprie tesi, un atto che si rivelerà però controproducente.

I motivi tecnici dietro l’inammissibilità del ricorso

La Corte di Cassazione non è entrata nel merito della vicenda. Ha invece bloccato il ricorso sul nascere, dichiarandolo inammissibile. La prima censura, relativa alla rissa, è stata respinta per ‘carenza di interesse’, un principio secondo cui non si può contestare una decisione favorevole come un’assoluzione. La seconda censura, sulle lesioni, è stata giudicata inammissibile perché si limitava a ripetere argomenti già vagliati e a criticare la valutazione dei fatti, un’attività preclusa alla Cassazione. Infine, la memoria difensiva è stata dichiarata tardiva, in quanto depositata oltre il termine di quindici giorni prima dell’udienza, violando le regole procedurali.

Le motivazioni: la Cassazione non è un terzo grado di giudizio

La Corte ha spiegato che il suo ruolo non è quello di un ‘terzo giudice’ che può riesaminare le prove e decidere chi ha torto o ragione sui fatti. Il suo compito è verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato in modo logico le loro decisioni. Presentare un ricorso che si limita a contestare la ricostruzione dei fatti o a riproporre le stesse identiche difese già respinte, senza evidenziare un vero errore di diritto, equivale a chiedere alla Corte di fare un lavoro che non le spetta. Per questo motivo, tali ricorsi vengono dichiarati inammissibili, senza alcuna discussione sul merito della colpevolezza.

Le conclusioni: condanna definitiva e pagamento delle spese

L’ordinanza di inammissibilità del ricorso ha avuto conseguenze molto concrete. La condanna per lesioni personali è diventata definitiva e irrevocabile. Inoltre, gli imputati sono stati condannati in solido a pagare le spese del procedimento e a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea come un ricorso infondato o meramente dilatorio non solo non porti a risultati, ma comporti anche un ulteriore aggravio economico per chi lo propone, confermando la serietà e il rigore dei filtri di accesso al giudizio di legittimità.

Cosa significa quando un ricorso viene dichiarato ‘inammissibile’?
Significa che la Corte non esamina il caso nel merito perché il ricorso presenta difetti formali o sostanziali, come la ripetizione di argomenti già respinti o la contestazione dei fatti, che non è permessa in Cassazione.

Posso chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove del mio processo?
No, la Corte di Cassazione non è un ‘terzo grado’ di giudizio sui fatti. Il suo compito è solo quello di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La sentenza di condanna precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene solitamente condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Una condizione giuridica che impedisce al giudice di esaminare nel merito una richiesta o un'impugnazione, perché priva dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio, dove la Corte Suprema non riesamina i fatti, ma controlla solo la corretta applicazione delle leggi da parte dei giudici precedenti.
Lesioni personali
Il reato commesso da chiunque cagiona a un'altra persona una malattia nel corpo o nella mente.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne, i cui fondi sono destinati al miglioramento del sistema carcerario.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
È la sigla che introduce la parte finale di una sentenza o ordinanza, dove il giudice enuncia la sua decisione definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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