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Attenuante della provocazione negata: la Cassazione condanna

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d’Appello. L’imputato lamentava il mancato riconoscimento dell’attenuante della provocazione (art. 62, n. 2, cod. pen.). I giudici di legittimità hanno stabilito che il motivo di ricorso era del tutto infondato, poiché i giudici di merito avevano già esaminato e respinto la richiesta con motivazioni giuridicamente corrette e complete. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la decisione precedente.

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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 31104 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 31104/2023)

Il caso e la richiesta dell’attenuante della provocazione

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso delicato riguardante la richiesta di applicazione dell’attenuante della provocazione da parte di un cittadino condannato nei gradi precedenti. Il ricorrente ha proposto ricorso davanti ai giudici di legittimità (la Corte di Cassazione) per contestare la decisione della Corte d’Appello. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel non riconoscere la circostanza attenuante prevista dall’articolo 62, numero 2, del codice penale. Questa norma prevede una riduzione della pena per chi agisce in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui.

La vicenda trae origine da una condanna penale in cui l’imputato riteneva di aver subito una grave ingiustizia. Secondo la tesi difensiva, la reazione dell’uomo era stata causata direttamente dal comportamento scorretto della controparte. Per questo motivo, la difesa ha insistito fino all’ultimo grado di giudizio per ottenere uno sconto di pena. Tuttavia, la Suprema Corte ha assunto una posizione molto rigida, confermando l’orientamento dei giudici d’appello e dichiarando il ricorso del tutto inammissibile (non esaminabile nel merito per difetti formali o sostanziali).

Quando un ricorso in Cassazione viene respinto

Il ricorso per cassazione non rappresenta un terzo grado di giudizio in cui si possono ridiscutere i fatti. La Cassazione valuta esclusivamente se i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e se la motivazione della sentenza sia logica e coerente. Quando un ricorrente si limita a riproporre le stesse identiche argomentazioni già respinte nei gradi precedenti, il ricorso viene dichiarato inammissibile.

Nel caso in esame, l’imputato ha riproposto la questione del mancato riconoscimento della circostanza attenuante senza apportare elementi di novità. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d’Appello aveva già analizzato la situazione in modo approfondito. Il giudice di merito (il magistrato che valuta i fatti e le prove) aveva escluso la provocazione con argomenti giuridici solidi e privi di contraddizioni. Di conseguenza, la Cassazione non ha potuto fare altro che confermare la decisione precedente, sanzionando il ricorrente per aver promosso un giudizio infondato.

Le motivazioni della sentenza sull’attenuante della provocazione

I giudici della settima sezione penale hanno spiegato in modo chiaro le ragioni del rigetto. La sentenza impugnata conteneva già una motivazione impeccabile riguardo all’esclusione dell’attenuante della provocazione. Per l’applicazione di questa attenuante, la legge richiede la prova rigorosa di tre elementi: un fatto ingiusto altrui, uno stato d’ira e un rapporto di causa-effetto tra il comportamento provocatorio e la reazione del reo.

La Corte d’Appello aveva ampiamente dimostrato che nel comportamento dell’imputato non erano presenti questi requisiti. La reazione dell’uomo non era proporzionata e non derivava da un immediato stato d’ira provocato da un’ingiustizia oggettiva. Poiché il giudice di merito aveva già svolto questo accertamento di fatto in modo corretto, la Cassazione non ha il potere di modificare tale valutazione. Il motivo di ricorso è stato quindi ritenuto puramente ripetitivo e privo di reale fondamento giuridico.

Le conclusioni sul caso dell’attenuante della provocazione

La decisione della Suprema Corte si conclude con una netta sconfitta per il ricorrente. I giudici non solo hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ma hanno anche applicato le severe sanzioni previste dalla legge per chi presenta impugnazioni infondate. L’imputato deve quindi farsi carico delle spese del procedimento giudiziario.

Inoltre, la Corte ha condannato l’uomo al pagamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende (l’ente pubblico che raccoglie le sanzioni pecuniarie). Questa condanna pecuniaria serve a scoraggiare l’abuso dello strumento giudiziario e a sanzionare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati. La sentenza di condanna originaria diventa così definitiva e non più modificabile.

Che cos’è l’attenuante della provocazione?
Si tratta di una riduzione della pena prevista dal codice penale per chi commette un reato in stato d’ira causato da un comportamento ingiusto altrui.

Perché la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
Il ricorso è stato respinto perché riproponeva motivi già esaminati e correttamente respinti dai giudici d’appello, senza presentare nuove argomentazioni valide.

Cosa rischia chi presenta un ricorso infondato in Cassazione?
Oltre alla perdita della causa, il ricorrente rischia la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Attenuante della provocazione
Circostanza che riduce la pena quando il reato è commesso nello stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui.
Inammissibilità
Condizione che impedisce al giudice di esaminare il merito di un ricorso perché non rispetta i requisiti di legge.
Cassa delle ammende
Ente pubblico presso il Ministero della Giustizia a cui vengono versate le sanzioni pecuniarie e le somme per ricorsi respinti.
Giudice di merito
Il magistrato (Tribunale o Corte d'Appello) che valuta i fatti e le prove di una causa, a differenza della Cassazione che valuta solo la legittimità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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