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Associazione per delinquere: numero minimo di membri

La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, ribadendo che tale reato richiede un minimo di tre partecipanti. Poiché 13 dei 15 presunti membri erano stati assolti con sentenze definitive in altri procedimenti, la Corte ha concluso che l’accusa non poteva sussistere per i soli due imputati rimasti. La sentenza ha inoltre annullato l’aggravante di agevolazione mafiosa, in quanto legata a un’associazione criminale ritenuta insussistente. Il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per la rideterminazione della pena sui reati residui.

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Pubblicato il 14 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 37650 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 4 n. 37650/2024)

Associazione per Delinquere: Il Requisito del Numero Minimo di Membri

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale del diritto penale: per la configurabilità del reato di associazione per delinquere, è indispensabile la presenza di un numero minimo di partecipanti. Il caso in esame, che vedeva coinvolti diversi imputati per reati legati al narcotraffico, offre uno spunto cruciale per comprendere come l’esito di procedimenti paralleli possa influenzare la sorte di un’accusa associativa. Analizziamo insieme la vicenda e le decisioni dei giudici.

I Fatti del Caso: Dalle Accuse all’Appello

La vicenda giudiziaria trae origine da un’indagine che aveva portato alla contestazione di vari reati a un gruppo di persone. Le accuse principali includevano la partecipazione a un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/90), la detenzione e cessione di sostanze illecite (art. 73 D.P.R. 309/90), e il riciclaggio di beni di provenienza furtiva (art. 648-bis c.p.). Per alcuni episodi di spaccio, era stata contestata anche l’aggravante di aver agito per agevolare un’associazione di tipo mafioso (art. 416-bis.1 c.p.).

La Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva confermato la responsabilità penale di quattro imputati per i rispettivi reati, riducendo la pena per uno di essi ma rigettando nel complesso i ricorsi degli altri. Due di questi erano stati condannati proprio per la partecipazione all’associazione criminale.

Il Ricorso in Cassazione e il Numero Minimo per l’Associazione per Delinquere

Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni. Il punto centrale e decisivo, tuttavia, riguardava proprio la sussistenza del reato associativo. La difesa ha evidenziato un fatto incontrovertibile: dei quindici soggetti originariamente accusati di far parte del sodalizio, ben tredici erano stati assolti in diversi procedimenti, con sentenze ormai passate in giudicato.

Di conseguenza, rimanevano condannati per il reato associativo solo due individui. Secondo la difesa, questa circostanza rendeva giuridicamente impossibile configurare un’associazione per delinquere, poiché la legge richiede espressamente la partecipazione di almeno tre persone. Veniva inoltre contestata la sussistenza dell’aggravante mafiosa, dato che lo stesso clan che si presumeva agevolato era stato giudicato insussistente in un altro processo.

La Decisione della Corte: Annullamento per Insussistenza del Fatto

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente i motivi di ricorso relativi all’insussistenza dell’associazione. I giudici hanno preso atto delle sentenze definitive di assoluzione prodotte dalla difesa, che avevano ridotto il numero dei presunti associati a soli due.

La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna per il reato di cui all’art. 74 D.P.R. 309/90 nei confronti dei due imputati, “perché il fatto non sussiste”. Allo stesso modo, ha annullato l’aggravante di agevolazione mafiosa contestata per i reati di spaccio, poiché non si può agevolare un’associazione criminale (in questo caso, la cosca mafiosa) la cui operatività è stata esclusa con sentenza irrevocabile.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha chiarito un importante aspetto procedurale. L’acquisizione di sentenze irrevocabili di altri processi non ha costituito una rivalutazione del merito o delle prove, attività preclusa al giudice di legittimità. Si è trattato, invece, di una presa d’atto di un presupposto giuridico venuto meno: l’esistenza di un numero di associati pari o superiore a tre. In assenza di questo requisito numerico, il reato di associazione per delinquere è legalmente inconfigurabile. Essendo venuto meno questo dato, la condanna non poteva reggere. La decisione si fonda su una valutazione di puro diritto, che rientra pienamente nelle competenze della Cassazione.

Per i reati residui di cessione di stupefacenti, la Corte ha disposto un annullamento con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Appello. Quest’ultima avrà il compito di rideterminare la pena per gli imputati, tenendo conto dell’eliminazione del reato associativo e dell’aggravante mafiosa. Per un altro imputato, il cui ricorso era palesemente infondato per altre ragioni, la condanna è stata invece dichiarata inammissibile.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce con forza un principio cardine del nostro ordinamento: non c’è associazione senza un numero minimo di associati. La decisione evidenzia come l’esito di procedimenti giudiziari distinti ma connessi possa avere un impatto decisivo e risolutivo. Per gli imputati coinvolti, ciò significa che dovranno affrontare un nuovo giudizio d’appello per la sola quantificazione della pena relativa ai singoli episodi di spaccio, ma l’accusa più grave, quella di aver fatto parte di un’organizzazione criminale, è definitivamente caduta. Un monito sull’importanza di considerare il quadro processuale complessivo nella valutazione delle responsabilità individuali.

Quanti membri sono necessari per configurare un’associazione per delinquere?
La sentenza conferma che per il reato di associazione per delinquere è legalmente richiesto un numero minimo di tre partecipanti. Poiché nel caso di specie solo due imputati risultavano ancora condannati a seguito dell’assoluzione definitiva degli altri tredici presunti membri, il reato è stato ritenuto insussistente.

Una sentenza di assoluzione definitiva emessa in un altro processo può influenzare un procedimento in corso?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’acquisizione di una sentenza irrevocabile è consentita. In questo caso, non è stata utilizzata per una nuova valutazione delle prove (vietata in sede di legittimità), ma per prendere atto di un fatto giuridico decisivo: il venir meno del numero minimo di associati, che ha reso il reato di associazione legalmente inconfigurabile.

Cosa accade agli imputati dopo l’annullamento dell’accusa di associazione e dell’aggravante mafiosa?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente a tali accuse. Ha poi rinviato il caso a un’altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà procedere a una nuova determinazione della pena per i reati residui (cessione di stupefacenti), senza più considerare l’aumento di pena che derivava dal reato associativo e dall’aggravante.

Termini giuridici

Associazione per delinquere
Un accordo stabile tra tre o più persone allo scopo di commettere più delitti. La legge richiede un numero minimo di partecipanti perché il reato sussista.
Rinvio
La decisione della Corte di Cassazione di annullare una sentenza e rimandare il caso a un altro giudice (in questo caso, un'altra sezione della Corte d'Appello) per un nuovo esame.
Aggravante
Una circostanza che aumenta la gravità di un reato e, di conseguenza, la pena prevista. Nel caso specifico, l'aggravante di agevolazione mafiosa.
Ricorso per Cassazione
L'impugnazione di una sentenza di secondo grado davanti alla Corte Suprema, che valuta solo la corretta applicazione della legge (violazioni di legge), non i fatti del caso.
Giudicato
Lo stato di una sentenza che non è più impugnabile e diventa definitiva, acquisendo forza di legge tra le parti e nel processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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