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Art. 387-bis cod. pen.: violazione e sanzioni

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di cui all’Art. 387-bis cod. pen., dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall’imputato. Il ricorrente aveva contestato genericamente la propria responsabilità e richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che le doglianze erano prive di specificità e meramente riproduttive di quanto già esaminato in appello. Inoltre, la pluralità delle violazioni commesse alle prescrizioni dell’autorità impedisce il riconoscimento dell’esimente prevista dall’art. 131-bis c.p., confermando la gravità della condotta.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Art. 387-bis cod. pen.: la Cassazione sulla violazione dei divieti di avvicinamento

L’Art. 387-bis cod. pen. costituisce un pilastro fondamentale del sistema di protezione per le vittime di violenza domestica e di genere. Questa norma punisce chiunque violi i provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con fermezza l’importanza del rispetto di tali misure, analizzando i limiti di ammissibilità dei ricorsi e l’applicabilità delle esimenti.

Il caso in esame

La vicenda trae origine dalla condanna di un soggetto per la violazione delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. L’imputato aveva proposto ricorso per cassazione lamentando, in primo luogo, l’affermazione della propria responsabilità penale e, in secondo luogo, la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La difesa sosteneva che i giudici di merito non avessero valutato correttamente gli elementi a discarico e la scarsa offensività della condotta.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile sotto ogni profilo. La Corte ha rilevato come i motivi di impugnazione fossero del tutto generici, limitandosi a riproporre censure già ampiamente vagliate e respinte dalla Corte d’Appello. In particolare, il ricorso non si misurava con l’apparato argomentativo della sentenza impugnata, che era stato ritenuto logico e puntuale.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano su due pilastri giuridici. In primo luogo, il ricorso è stato giudicato carente di specificità: per contestare una sentenza in sede di legittimità, non è sufficiente riprodurre le lamentele del grado precedente, ma occorre indicare con precisione gli errori di diritto o i vizi logici della decisione. In secondo luogo, con riferimento all’Art. 387-bis cod. pen. e alla richiesta di applicazione dell’art. 131-bis c.p., la Corte ha sottolineato che la pluralità delle violazioni commesse dal ricorrente è incompatibile con il concetto di ‘particolare tenuità’. La reiterazione delle condotte illecite e l’inosservanza sistematica delle prescrizioni di Pubblica Sicurezza dimostrano una gravità che preclude l’accesso a benefici svuotanti la sanzione penale.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma che la violazione dei provvedimenti cautelari non può essere considerata un fatto di lieve entità quando si inserisce in un contesto di ripetute inosservanze. L’inammissibilità del ricorso ha comportato non solo la conferma della condanna, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. Questo orientamento garantisce l’effettività delle misure di protezione, impedendo che la loro violazione resti priva di conseguenze concrete.

Cosa rischia chi viola un divieto di avvicinamento?
Chi viola i provvedimenti di allontanamento o di divieto di avvicinamento incorre nel reato previsto dall’Art. 387-bis cod. pen., che comporta una condanna penale e l’impossibilità di accedere a benefici se la condotta è reiterata.

Si può ottenere l’assoluzione per particolare tenuità del fatto?
L’applicazione dell’art. 131-bis c.p. è esclusa se il soggetto ha commesso una pluralità di violazioni, poiché la reiterazione del comportamento dimostra che l’offesa non è di particolare tenuità.

Quando un ricorso in Cassazione è considerato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici, non specificano le ragioni di diritto o si limitano a ripetere argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza contestare la logica della sentenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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