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Usucapione e servitù di passaggio: la prova del possesso

La Corte d’Appello di Torino ha confermato il rigetto delle domande di usucapione di un terreno e di una servitù di passaggio proposte da un privato contro un parente. Il caso riguarda l’uso di un fondo per lo stoccaggio di legna e il transito su una strada privata. La Corte ha stabilito che tali attività, svolte in un clima di tolleranza familiare e senza prova di un possesso esclusivo, non permettono l’acquisto per usucapione e servitù di passaggio. È stata inoltre rigettata la domanda di servitù coattiva per mancanza di prova dell’interclusione del fondo.

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Usucapione e servitù di passaggio: quando il legame familiare ferma il diritto

Il tema dell’usucapione e servitù di passaggio rappresenta una delle aree più complesse del diritto immobiliare, specialmente quando i protagonisti della vicenda sono legati da vincoli di parentela. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Torino offre importanti chiarimenti su come la “tolleranza” tra familiari possa impedire l’acquisto di diritti reali su proprietà altrui.

I fatti di causa e il primo grado di giudizio

La controversia nasce dalla richiesta di un soggetto di vedere accertata l’avvenuta usucapione di una porzione di terreno utilizzata per anni come deposito di legna e, contestualmente, di una servitù di passaggio pedonale e carraio su mappali di proprietà di un cugino. In subordine, l’attore chiedeva la costituzione di una servitù coattiva, sostenendo che il proprio fondo fosse intercluso e privo di accessi alternativi per mezzi agricoli.

Il Tribunale di Asti, in primo grado, aveva rigettato tutte le domande. Secondo il giudice di prime cure, lo stoccaggio della legna e il transito saltuario non integravano i requisiti necessari per l’usucapione, essendo attività riconducibili alla mera tolleranza del proprietario, giustificata dai rapporti di parentela e vicinato.

La decisione della Corte d’Appello sul possesso e la tolleranza

L’appellante ha contestato la decisione, sostenendo di aver posseduto il bene per oltre trent’anni in modo esclusivo. Tuttavia, la Corte d’Appello ha confermato la validità della ricostruzione del primo giudice. Per ottenere l’usucapione, non basta il semplice utilizzo del bene, ma serve la prova dell’animus possidendi e dello ius excludendi alios.

Nel caso specifico, l’assenza di recinzioni o atti volti a impedire l’accesso al legittimo proprietario, unita alla condotta dell’appellante che nel 2011 aveva rimosso la legna su semplice richiesta dello zio, ha dimostrato che il potere esercitato non era quello di un proprietario, ma di un soggetto che agiva grazie al consenso altrui.

Usucapione e servitù di passaggio: il requisito dell’apparenza

Per quanto riguarda la servitù di passaggio, la Corte ha ribadito che possono essere usucapite solo le servitù “apparenti”. Questo significa che devono esistere opere visibili e permanenti oggettivamente destinate all’esercizio del passaggio. La semplice esistenza di una strada costruita dal proprietario per accedere ai propri fondi non basta a dimostrare che quella via sia stata asservita al fondo del vicino in modo perpetuo e non precario.

La questione della servitù coattiva e l’interclusione

L’ultimo motivo di appello riguardava la richiesta di servitù coattiva ex art. 1051 c.c. La Corte ha rigettato anche questa doglianza. È emerso infatti che l’appellante era proprietario di mappali confinanti che consentivano l’accesso alla pubblica via. Inoltre, non è stata fornita prova dell’effettiva necessità di utilizzare mezzi agricoli pesanti in relazione alle ridotte dimensioni e alla destinazione del fondo (ex bosco ora incolto).

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio del riparto dell’onere probatorio. Una volta dimostrata la sussistenza di un rapporto di parentela e di atti che rientrano nella normale tolleranza, spetta a chi rivendica l’usucapione dimostrare un atto di interversione del possesso o una condotta chiaramente incompatibile con la volontà del proprietario. Nel caso in esame, lo stoccaggio di legna è stato considerato un’attività saltuaria e precaria, inidonea a far maturare il termine ventennale. Per la servitù, è mancata la prova della destinazione specifica e univoca del tracciato stradale al servizio del fondo dominante.

Le conclusioni

In conclusione, l’appello è stato integralmente rigettato. La sentenza sottolinea che la vicinanza familiare presume la tolleranza, rendendo molto più rigoroso l’onere della prova per chi intende sottrarre la proprietà altrui tramite usucapione. L’appellante è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate secondo i parametri medi per le fasi di studio e decisoria, e ridotte per la fase istruttoria in quanto non compiuta nel secondo grado.

Lo stoccaggio di legna su un terreno altrui è sufficiente per far scattare l’usucapione?
No, il semplice deposito di legna o materiale edile, specialmente se tra parenti, è considerato un atto di tolleranza. Per l’usucapione serve la prova di un possesso esclusivo e dell’intenzione di comportarsi come proprietario, ad esempio recintando il fondo o impedendo l’accesso altrui.

Quali sono i requisiti per l’usucapione di una servitù di passaggio?
È necessario che la servitù sia ‘apparente’, ovvero che esistano opere visibili e permanenti (come una strada strutturata) chiaramente destinate all’uso del fondo del vicino e non solo a quello del proprietario che le ha costruite.

Si può ottenere una servitù coattiva se il fondo non è realmente isolato?
No, se il proprietario del fondo asseritamente intercluso possiede altri terreni confinanti che permettono l’accesso alla strada pubblica, o se non dimostra l’impossibilità di procurarsi un passaggio senza eccessivo disagio, la domanda di servitù coattiva viene rigettata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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