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Trasferimento ramo d’azienda: licenziamento e manleva

Una lavoratrice veniva licenziata nel contesto di una complessa operazione di trasferimento di ramo d’azienda che coinvolgeva tre società. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18805/2025, ha chiarito importanti principi. Ha stabilito che l’impugnazione del licenziamento va rivolta al datore di lavoro che lo ha emesso e a quello in carica al momento in cui l’atto ha prodotto effetto. Soprattutto, ha affermato la piena validità della clausola di manleva tra le società, specificando che essa non pregiudica i diritti del lavoratore ma regola solo i rapporti economici interni tra le imprese coinvolte nel trasferimento ramo d’azienda.

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Trasferimento ramo d’azienda: licenziamento e validità della manleva tra imprese

Il trasferimento ramo d’azienda è un’operazione complessa che solleva questioni delicate, specialmente quando si interseca con la cessazione dei rapporti di lavoro. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 18805 del 2025, offre chiarimenti cruciali su due aspetti fondamentali: a chi notificare l’impugnazione del licenziamento e, soprattutto, la validità delle clausole di manleva stipulate tra le società coinvolte. Questa pronuncia fornisce una guida preziosa per lavoratori e imprese che navigano le acque talvolta turbolente delle riorganizzazioni aziendali.

Il Caso: Licenziamento Durante un Complesso Trasferimento Ramo d’Azienda

I fatti riguardano una dipendente di una società di vendita al dettaglio (Società A), che gestiva un negozio in affitto da una grande società immobiliare commerciale (Società B). Il rapporto di lavoro cessa a seguito di un licenziamento per chiusura del punto vendita.

La situazione si complica a causa di una serie di operazioni societarie quasi contemporanee:
1. Il giorno prima che il licenziamento producesse effetto, la Società A restituisce il ramo d’azienda alla proprietaria originale, la Società B (retrocessione).
2. Lo stesso giorno in cui il licenziamento diventa efficace, la Società B stipula un nuovo contratto di affitto del medesimo ramo d’azienda con una terza società (Società C).

La lavoratrice impugna il licenziamento, sostenendo la continuità del rapporto di lavoro in capo alla Società B e poi alla Società C, in virtù dell’art. 2112 c.c. sul trasferimento ramo d’azienda. Mentre la Corte d’Appello le dà ragione, dichiarando nullo il licenziamento e condannando le società, la questione approda in Cassazione a seguito dei ricorsi presentati dalla Società C e dalla Società B.

La Decisione della Cassazione sul Trasferimento Ramo d’Azienda

La Corte di Cassazione ha parzialmente modificato la decisione d’appello, stabilendo un principio fondamentale sulla validità delle clausole di manleva. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso volti a negare la natura di trasferimento ramo d’azienda, confermando che la valutazione spetta ai giudici di merito e che, nel caso di specie, era stata correttamente identificata la continuità di un’entità economica organizzata. Ha inoltre respinto l’eccezione di decadenza, chiarendo i soggetti destinatari dell’impugnazione del licenziamento.

Il punto cruciale della sentenza, però, è l’accoglimento del motivo relativo alla clausola di manleva. La Corte ha cassato la sentenza d’appello su questo punto, rinviando la causa per una nuova valutazione basata sul principio della piena validità di tali accordi.

Le Motivazioni della Sentenza

L’impugnazione del licenziamento: a chi va notificata?

La Corte ha chiarito che l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento deve essere rivolta ai soggetti che rivestono la qualifica di datore di lavoro nel momento in cui l’atto di recesso viene emesso e in quello in cui produce i suoi effetti. Nel caso specifico, la lavoratrice aveva correttamente agito nei confronti della Società A (che aveva intimato il licenziamento) e della Società B (che era tornata titolare del ramo d’azienda quando il licenziamento è divenuto efficace). Non era tenuta, a pena di decadenza, a impugnare l’atto anche nei confronti della Società C, poiché il suo subentro era successivo al momento in cui il rapporto si era già estinto per effetto del recesso.

Quando si configura un trasferimento di ramo d’azienda?

La Cassazione ha ribadito che la qualificazione di un’operazione come trasferimento ramo d’azienda è un accertamento di fatto. I giudici di merito avevano correttamente analizzato i contratti, evidenziando che l’oggetto non era la mera locazione di un immobile, ma la concessione di un’entità organizzata e funzionante, comprensiva di avviamento, servizi, e la possibilità di utilizzare i segni distintivi del centro commerciale. La circostanza che l’attività commerciale sia stata modificata dal nuovo gestore non è sufficiente a escludere la continuità del ramo d’azienda.

La Validità della Clausola di Manleva tra Cedente e Cessionario

Questo è il cuore della pronuncia. La Corte d’Appello aveva ritenuto nulla la clausola con cui le società regolavano tra loro chi dovesse farsi carico degli oneri economici derivanti da eventuali controversie con i dipendenti, considerandola in violazione dell’art. 2112 c.c. La Cassazione ha completamente ribaltato questa visione.

I giudici supremi hanno spiegato che la clausola di manleva non viola affatto la tutela del lavoratore garantita dall’art. 2112 c.c. Anzi, ne presuppone la piena applicazione. La norma protegge il dipendente assicurando la continuità del rapporto e la responsabilità solidale tra cedente e cessionario. La clausola di manleva, invece, è un accordo meramente interno tra le imprese, che serve a distribuire il rischio economico dell’operazione. Non incide sui diritti del lavoratore, che può sempre agire contro entrambe le società. Pertanto, tale clausola è pienamente legittima e va rispettata.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

La sentenza n. 18805/2025 della Corte di Cassazione offre due importanti insegnamenti:
1. Per i lavoratori: In caso di licenziamento in un contesto di cessioni aziendali, è fondamentale indirizzare l’impugnazione al datore di lavoro formale al momento del recesso e a quello effettivo quando il licenziamento produce i suoi effetti. La tutela si estende al cessionario finale, ma l’onere di impugnazione ha destinatari precisi.
2. Per le imprese: Le clausole di manleva sono uno strumento valido ed efficace per gestire i rischi economici legati al personale in un trasferimento ramo d’azienda. La loro validità è ora chiaramente affermata, a condizione che non limitino i diritti inderogabili dei lavoratori nei confronti delle società. Questo permette una pianificazione più sicura e trasparente delle operazioni di riorganizzazione aziendale.

In caso di licenziamento e successivo trasferimento di ramo d’azienda, contro chi deve agire il lavoratore?
Il lavoratore deve impugnare il licenziamento nei confronti della società che ha emesso l’atto di recesso e della società che risultava essere il datore di lavoro nel momento in cui il licenziamento ha prodotto i suoi effetti. Non è necessario, ai fini della decadenza, impugnarlo anche nei confronti di un successivo acquirente se il trasferimento a quest’ultimo avviene dopo che il rapporto di lavoro si è estinto.

Una clausola di manleva tra le società coinvolte in un trasferimento di ramo d’azienda è valida?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che è pienamente valida. Tale clausola non viola i diritti del lavoratore tutelati dall’art. 2112 c.c. (come la continuità del rapporto e la responsabilità solidale delle imprese), ma si limita a regolare i rapporti economici interni tra la società cedente e quella cessionaria, distribuendo tra loro i costi di eventuali passività.

Cosa costituisce un “ramo d’azienda” ai fini della tutela del lavoratore?
Un ramo d’azienda è un complesso di beni organizzati che mantiene una propria identità e autonomia funzionale, permettendo l’esercizio di un’attività economica. Non si tratta della semplice locazione di un immobile, ma di un’entità che include elementi come l’avviamento e i servizi. La valutazione se una specifica operazione costituisca un trasferimento di ramo d’azienda è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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