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Terzo datore di ipoteca: no all’insinuazione al passivo

La Corte di Cassazione, conformandosi a una recente sentenza delle Sezioni Unite, ha stabilito che il creditore il cui credito è garantito da un’ipoteca concessa da un soggetto poi fallito (il cosiddetto terzo datore di ipoteca) per un debito altrui, non può utilizzare la procedura di insinuazione al passivo fallimentare. Tale creditore non è considerato un creditore diretto del fallito e deve, invece, intervenire nella fase di ripartizione dell’attivo per soddisfare il proprio diritto sui beni ipotecati. La Corte ha quindi cassato senza rinvio il decreto del Tribunale che aveva ammesso, seppur parzialmente, il credito.

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Fallimento del Terzo Datore di Ipoteca: La Cassazione Sbarra la Via all’Insinuazione al Passivo

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale nelle procedure fallimentari che coinvolgono un terzo datore di ipoteca. In linea con un precedente intervento delle Sezioni Unite, la Suprema Corte ha stabilito che il creditore garantito da ipoteca su un bene del fallito, ma per un debito di un’altra persona, non può utilizzare lo strumento dell’insinuazione al passivo. Questa decisione ridefinisce le modalità di tutela per tali creditori, indirizzandoli verso un percorso procedurale differente.

I Fatti di Causa: Dal Tribunale alla Cassazione

Il caso trae origine dalla decisione di un Tribunale che aveva parzialmente accolto l’opposizione di una società creditrice, ammettendola al passivo del fallimento di una società immobiliare per un credito di oltre 2,8 milioni di euro. Il credito era garantito da un’ipoteca su un immobile della società fallita, la quale però non era la debitrice principale, bensì un terzo datore di ipoteca. Il fallimento si era opposto a tale ammissione, sollevando diverse eccezioni, tra cui la revocatoria dell’atto di costituzione dell’ipoteca. Il Tribunale aveva respinto le eccezioni principali del fallimento, ma aveva comunque ammesso il credito. Contro questa decisione, la curatela fallimentare ha proposto ricorso per cassazione.

La Questione Giuridica sul Terzo Datore di Ipoteca

Il nodo centrale della controversia, affrontato nel primo motivo di ricorso, riguardava l’ammissibilità stessa della domanda di insinuazione al passivo da parte del creditore ipotecario. La questione è se un soggetto, che vanta un’ipoteca su un bene compreso nell’attivo fallimentare a garanzia di un debito di un terzo, possa essere considerato un ‘creditore del fallito’ e, di conseguenza, utilizzare la procedura di verifica del passivo prevista dalla legge fallimentare. La difesa del fallimento sosteneva l’inammissibilità di tale procedura.

La Decisione della Cassazione e il Richiamo alle Sezioni Unite

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendolo fondato e assorbente rispetto a tutti gli altri, compreso il ricorso incidentale. La decisione si fonda su un recente e fondamentale orientamento delle Sezioni Unite (sentenza n. 8557/2023), che ha risolto il contrasto giurisprudenziale sul tema.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha ribadito il principio secondo cui i creditori titolari di un diritto di ipoteca su beni del fallito, ma a garanzia di crediti vantati verso debitori diversi, non sono creditori del fallito. Pertanto, non possono avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo. Il loro diritto non è un’obbligazione diretta della società fallita, ma una garanzia reale su un suo bene.
La via corretta per questi creditori non è l’insinuazione al passivo, ma l’intervento nel procedimento fallimentare in vista della ripartizione dell’attivo. Essi possono, cioè, chiedere di partecipare alla distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione del bene ipotecato in loro favore. Questo accertamento del credito, precisa la Corte, avviene in sede distributiva e ha un valore puramente ‘endoconcorsuale’, ovvero limitato alla procedura fallimentare e non opponibile al debitore principale, che rimane estraneo al procedimento.

Le Conclusioni

In virtù di questo principio, il processo di accertamento del passivo non avrebbe dovuto essere iniziato né proseguito. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha ‘cassato senza rinvio’ il decreto del Tribunale, annullandolo in via definitiva. Questa pronuncia ha importanti implicazioni pratiche: chiarisce che il creditore di un terzo datore di ipoteca fallito non deve confondere il proprio ruolo con quello di un creditore diretto. Lo strumento a sua disposizione è l’intervento nella fase di liquidazione e distribuzione, non la domanda di ammissione al passivo. La decisione assicura una maggiore coerenza sistematica alla procedura fallimentare, distinguendo nettamente le posizioni dei creditori diretti del fallito da quelle dei creditori garantiti da diritti reali su beni del fallito per obbligazioni altrui.

Un creditore garantito da ipoteca su un bene di un soggetto fallito, per un debito di un’altra persona, può insinuarsi al passivo fallimentare?
No. Secondo la Corte di Cassazione, tale soggetto non è un creditore del fallito e quindi non può utilizzare la procedura di verificazione dello stato passivo (insinuazione al passivo).

Quale strumento ha a disposizione il creditore del terzo datore di ipoteca fallito per far valere il suo diritto?
Il creditore può intervenire nel procedimento fallimentare in vista della ripartizione dell’attivo, per richiedere di partecipare alla distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione del bene su cui grava l’ipoteca.

L’accertamento del credito nel fallimento del terzo datore di ipoteca ha valore anche nei confronti del debitore principale?
No, l’accertamento delle somme spettanti al creditore garantito avviene in sede distributiva, ha un valore puramente ‘endoconcorsuale’ (cioè valido solo all’interno della procedura fallimentare) e non è opponibile al debitore principale, il quale è estraneo a tale procedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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