LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Somministrazione di lavoro: chi paga il premio di produzione?

Un lavoratore, impiegato tramite somministrazione di lavoro presso un’impresa utilizzatrice, ha richiesto il pagamento dei premi di produzione non ricevuti. Il Tribunale e la Corte d’Appello hanno condannato in solido l’agenzia di somministrazione e l’impresa utilizzatrice al pagamento, riconoscendo però a quest’ultima il diritto di rivalsa nei confronti dell’agenzia per recuperare le somme versate. L’agenzia ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l’onere economico dovesse gravare sull’utilizzatrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità solidale dell’utilizzatore ha una funzione di garanzia per il lavoratore, ma nei rapporti interni il datore di lavoro effettivo resta l’agenzia. Pertanto, se l’agenzia è inadempiente, l’utilizzatrice che paga il lavoratore ha pieno diritto di rivalsa per recuperare l’intero importo.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 8 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 17708 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 17708/2026)

Il caso del premio di produzione nella somministrazione di lavoro

La somministrazione di lavoro rappresenta una formula contrattuale molto diffusa che coinvolge tre soggetti: il lavoratore, l’agenzia che lo assume e l’azienda presso cui il dipendente svolge la propria attività. Spesso nascono dubbi su chi debba effettivamente pagare determinati elementi della retribuzione, come i premi di produzione. Un caso recente ha affrontato proprio questo tema. Il Lavoratore ha svolto le sue mansioni per diversi anni presso L’Impresa Utilizzatrice, con un contratto stipulato tramite L’Agenzia di Somministrazione. Durante questo periodo, l’azienda ha erogato ai propri dipendenti diretti un premio di produzione, escludendo però il lavoratore somministrato. Quest’ultimo ha quindi deciso di fare causa a entrambi i soggetti per ottenere la somma spettante.

La differenza tra rimborso spese e responsabilità solidale

I giudici di merito hanno accolto la domanda del lavoratore. Hanno condannato L’Agenzia di Somministrazione e L’Impresa Utilizzatrice a pagare in solido (cioè insieme, con l’obbligo per ciascuno di pagare l’intero debito) la somma dovuta. Tuttavia, i giudici hanno anche stabilito che L’Impresa Utilizzatrice ha il diritto di rivalsa (il diritto di richiedere indietro i soldi) nei confronti dell’agenzia per l’intero importo pagato. L’Agenzia di Somministrazione ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. L’agenzia sosteneva che, in base alla legge, l’utilizzatore deve rimborsare tutti gli oneri retributivi. Di conseguenza, secondo questa tesi, il costo finale del premio di produzione doveva gravare interamente sull’utilizzatore. La Cassazione ha dovuto chiarire il confine tra due regole diverse: l’obbligo di rimborso ordinario e la responsabilità solidale in caso di mancato pagamento.

La responsabilità del pagamento del premio di produzione

La Suprema Corte ha spiegato che l’obbligo di rimborso si applica solo quando L’Agenzia di Somministrazione ha effettivamente pagato il lavoratore. In quel caso, l’agenzia chiede all’utilizzatore la restituzione delle somme anticipate per gli stipendi. La situazione cambia completamente se l’agenzia non paga il lavoratore. In questa ipotesi, scatta la responsabilità solidale (il vincolo che obbliga più persone per lo stesso debito). Questa regola serve a proteggere il lavoratore, permettendogli di chiedere i soldi direttamente all’utilizzatore. Ma questo pagamento forzato non cancella il fatto che il vero datore di lavoro sia l’agenzia. L’utilizzatore che paga al posto dell’agenzia inadempiente subisce un danno economico per un errore altrui. Per questo motivo, la legge gli concede il diritto di rivalsa per recuperare dall’agenzia tutto quello che ha dovuto versare al lavoratore.

Le motivazioni della sentenza sulla somministrazione di lavoro

Le motivazioni della sentenza sulla somministrazione di lavoro si basano sulla chiara distinzione dei ruoli contrattuali. L’Agenzia di Somministrazione rimane l’unico vero datore di lavoro del dipendente. L’obbligo di pagare lo stipendio e i premi previsti dai contratti collettivi spetta in primo luogo all’agenzia stessa. La responsabilità solidale dell’utilizzatore ha una funzione di mera garanzia (una tutela aggiuntiva per assicurare che il lavoratore riceva i suoi soldi). Questa garanzia non sposta la responsabilità finale del debito nei rapporti interni tra le due società. Se l’agenzia non adempie ai suoi doveri, non può poi pretendere che l’utilizzatore si faccia carico definitivo del costo. L’utilizzatore che paga il lavoratore ha quindi il pieno diritto di esercitare il regresso (l’azione per riavere indietro il denaro) contro l’agenzia inadempiente.

Le conclusioni sul diritto di rivalsa nella somministrazione di lavoro

Le conclusioni sul diritto di rivalsa nella somministrazione di lavoro confermano una regola fondamentale per le aziende. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell’agenzia di somministrazione. Questa decisione stabilisce che le agenzie non possono scaricare sulle imprese utilizzatrici le conseguenze dei propri inadempimenti retributivi. Se l’agenzia omette di pagare un premio di produzione dovuto, l’utilizzatore sarà costretto a pagare il lavoratore per legge, ma potrà poi esigere ogni centesimo dall’agenzia stessa. Questo principio garantisce la massima tutela per i lavoratori somministrati, senza però penalizzare ingiustamente le imprese utilizzatrici che si trovano a dover pagare debiti non propri.

Cosa succede se l’agenzia di somministrazione non paga il premio di risultato?
Il lavoratore può chiedere il pagamento direttamente all’azienda utilizzatrice, poiché quest’ultima è responsabile in solido con l’agenzia.

L’azienda utilizzatrice può recuperare i soldi pagati al lavoratore al posto dell’agenzia?
Sì, l’azienda utilizzatrice ha il diritto di rivalsa e può richiedere all’agenzia di somministrazione la restituzione dell’intera somma versata.

Qual è la differenza tra rimborso e rivalsa in questo tipo di contratto?
Il rimborso avviene quando l’agenzia paga regolarmente il lavoratore e chiede i soldi all’utilizzatore; la rivalsa avviene quando l’utilizzatore deve pagare il lavoratore a causa dell’inadempimento dell’agenzia.

Termini giuridici

Somministrazione di lavoro
Un contratto con cui un'agenzia autorizzata mette uno o più lavoratori a disposizione di un'altra azienda per soddisfare le sue esigenze.
Responsabilità solidale
Un meccanismo di garanzia per cui due o più soggetti sono tenuti a pagare lo stesso debito; il creditore può chiedere l'intero pagamento a uno qualsiasi di essi.
Azione di rivalsa
Il diritto di un soggetto, che ha pagato un debito al posto di un altro, di richiedere a quest'ultimo la restituzione di quanto versato.
In solido
Espressione che indica l'obbligo comune di più persone di pagare un debito, dove ognuna può essere costretta a pagare l'intera somma.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)