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Sanzione disciplinare infermiere: legittima la sospensione

La Corte d’Appello ha confermato la sanzione disciplinare infermiere della sospensione per sei mesi inflitta a una dipendente sanitaria. La donna aveva partecipato a una manifestazione pubblica pronunciando discorsi denigratori contro le politiche vaccinali del proprio datore di lavoro. Nonostante il riconoscimento di un parziale vizio di duplicazione sanzionatoria, la condotta complessiva e la recidiva hanno reso legittimo il provvedimento.

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Sanzione disciplinare infermiere: i limiti della critica pubblica

Il confine tra la libertà di espressione del lavoratore e il dovere di fedeltà verso l’azienda è spesso sottile. Un caso recente giunto dinanzi alla Corte d’Appello di Venezia ha analizzato la legittimità di una sanzione disciplinare infermiere irrogata a seguito di dichiarazioni pubbliche ritenute lesive dell’immagine aziendale.

Il caso della sanzione disciplinare infermiere

La vicenda trae origine dalla partecipazione di un’infermiera a una manifestazione pubblica di protesta contro le politiche sanitarie e vaccinali. Durante l’evento, la dipendente aveva tenuto un discorso di circa cinque minuti, utilizzando toni forti per contestare l’operato del Governo e, indirettamente, della propria azienda sanitaria di appartenenza. L’azienda, rilevando la natura denigratoria delle affermazioni e la violazione dei doveri di correttezza, aveva disposto la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per sei mesi.

In primo grado, il Tribunale aveva rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la sanzione. Il giudice aveva evidenziato come le espressioni utilizzate avessero travalicato il diritto di critica, ledendo il decoro del datore di lavoro impegnato in prima linea nella gestione dell’emergenza pandemica.

I presupposti della sanzione disciplinare infermiere

L’appellante ha impugnato la sentenza basandosi su diversi motivi, tra cui la presunta natura sindacale dell’intervento e la violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo di essere stata punita due volte per lo stesso fatto (una volta dall’ordine professionale e una volta dal datore di lavoro).

La Corte d’Appello ha accolto parzialmente la tesi relativa alla duplicazione della sanzione: ha stabilito che la sospensione derivante dall’ordine professionale non potesse essere utilizzata come autonomo motivo di sanzione datoriale. Tuttavia, questo accoglimento parziale non è stato sufficiente a ribaltare l’esito del giudizio, poiché la condotta denigratoria principale e la recidiva sono state ritenute basi solide e autonome per confermare la sospensione di sei mesi.

le motivazioni

I giudici hanno chiarito che, sebbene la critica fosse rivolta alla gestione politica generale, questa si traduceva inevitabilmente in un attacco a chi, come l’azienda sanitaria, era chiamato ad attuare tali direttive. La Corte ha sottolineato che l’infermiera, presentandosi come professionista sanitaria interna all’azienda, ha conferito una parvenza di autorevolezza scientifica a tesi denigratorie e infondate.

In particolare, è stata rilevata la mancanza di continenza formale e sostanziale: le espressioni utilizzate non miravano a un dibattito costruttivo, ma a instillare paura e discredito verso l’attività lavorativa che l’azienda stessa richiedeva di porre in essere. Anche la difesa legata al ruolo di sindacalista è stata respinta, poiché non è emerso che l’intervento fosse avvenuto in quella specifica veste, né tale ruolo esime dal rispetto dei limiti del diritto di critica.

le conclusioni

In conclusione, la Corte d’Appello ha rigettato l’appello principale, confermando la sentenza di primo grado e la validità della sospensione. La decisione ribadisce che il dipendente pubblico e sanitario è tenuto a osservare un particolare dovere di correttezza e fedeltà, specialmente quando si espone pubblicamente su temi legati alla propria attività professionale. La sanzione è stata ritenuta proporzionata alla gravità del danno d’immagine arrecato e alla presenza di precedenti disciplinari specifici non impugnati, che configuravano una chiara recidiva.

Si può essere sospesi dal lavoro per aver criticato pubblicamente l’azienda?
Sì, se la critica supera i limiti della verità e della continenza e diventa denigratoria, violando l’obbligo di fedeltà e correttezza verso il datore di lavoro.

Cosa comporta la recidiva in un procedimento disciplinare?
La recidiva, ovvero la ripetizione di mancanze già sanzionate in precedenza, giustifica l’applicazione di una sanzione più severa, come la sospensione prolungata dal servizio.

È possibile essere puniti sia dall’ordine professionale che dal datore di lavoro?
Sebbene entrambi possano intervenire, il datore di lavoro non può sanzionare il dipendente utilizzando come unico motivo la sospensione già decisa dall’ordine professionale, per evitare una doppia punizione sullo stesso fatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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