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Riunione dei ricorsi: la Cassazione chiarisce

Una società fallita contesta una sentenza d’appello sfavorevole in una causa contro un istituto di credito per interessi illegittimi. Poiché pende anche un ricorso contro la decisione di revocazione della stessa sentenza, la Cassazione, con ordinanza interlocutoria, dispone la riunione dei ricorsi, posticipando la decisione sul merito per garantire coerenza processuale ed evitare giudicati contrastanti.

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Riunione dei ricorsi: la Cassazione impone la trattazione congiunta di appello e revocazione

In una recente ordinanza interlocutoria, la Corte di Cassazione ha affrontato un’importante questione procedurale riguardante la riunione dei ricorsi. Il caso offre lo spunto per analizzare quando e perché due procedimenti di impugnazione, sebbene distinti, debbano essere trattati congiuntamente per garantire l’ordine e la coerenza del sistema giudiziario. La vicenda nasce da una controversia in materia bancaria ma si risolve, per ora, su un piano puramente processuale.

I fatti di causa

Una società, successivamente dichiarata fallita, aveva citato in giudizio un noto istituto di credito dinanzi al Tribunale. L’oggetto della contesa era un contratto di conto corrente, del quale la società lamentava la nullità parziale per l’applicazione di interessi ultralegali e la capitalizzazione trimestrale. Il Tribunale accoglieva la domanda, condannando la banca alla restituzione di una cospicua somma.

La sentenza veniva appellata da entrambe le parti. La Corte d’Appello riformava parzialmente la decisione di primo grado, riducendo significativamente l’importo dovuto dalla banca. Contro questa pronuncia, il fallimento proponeva ricorso per cassazione, sollevando diverse censure, sia di natura procedurale che di merito, relative alla pattuizione degli interessi.

La questione della doppia pendenza e la necessità della riunione dei ricorsi

L’elemento cruciale che emerge durante il giudizio di legittimità è la pendenza di un altro procedimento. Parallelamente al ricorso per cassazione ordinario, era stata proposta un’impugnazione per revocazione avverso la stessa sentenza d’appello. Anche la decisione su quest’ultima impugnazione era stata a sua volta portata all’attenzione della Cassazione con un separato ricorso.

Ci si trovava, quindi, di fronte a due distinti ricorsi pendenti in Cassazione, entrambi finalizzati a contestare, seppur per vie diverse, la medesima sentenza della Corte d’Appello. È in questo scenario che si inserisce il principio della riunione dei ricorsi.

Le motivazioni della Corte

La Suprema Corte, con la sua ordinanza interlocutoria, non entra nel merito dei motivi di ricorso presentati dal fallimento. La sua attenzione si concentra interamente sulla questione procedurale della doppia pendenza. Richiamando un proprio precedente consolidato (Cass. n. 21315/2022), la Corte afferma un principio fondamentale: i ricorsi per cassazione contro la decisione di appello e contro quella che decide l’impugnazione per revocazione avverso la stessa sentenza devono essere riuniti.

Questa necessità deriva dall’applicazione analogica dell’articolo 335 del Codice di Procedura Civile, che impone la riunione di tutte le impugnazioni proposte contro la stessa sentenza. Sebbene in questo caso i provvedimenti impugnati siano formalmente due (la sentenza d’appello e la decisione sulla revocazione), la stretta connessione tra di essi giustifica un’unica trattazione. L’esito del giudizio di revocazione, infatti, potrebbe avere un impatto determinante sull’esito del ricorso principale. Trattare i due procedimenti separatamente creerebbe il rischio concreto di decisioni contrastanti.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione non decide la controversia, ma la ‘congela’ temporaneamente. L’ordinanza dispone il rinvio della causa a un nuovo ruolo, al fine di consentire la riunione del presente ricorso con quello pendente relativo alla revocazione. Questa decisione, puramente processuale, sottolinea l’importanza dei principi di economia processuale e di prevenzione dei conflitti tra giudicati. La pronuncia finale sul merito della controversia bancaria è quindi rimandata a un momento successivo, quando la Corte potrà esaminare congiuntamente entrambe le impugnazioni, garantendo una visione completa e coerente della vicenda.

Cosa accade quando una sentenza viene impugnata sia con ricorso ordinario sia con un ricorso per revocazione, entrambi pendenti in Cassazione?
La Corte di Cassazione stabilisce che i due ricorsi, pur avendo ad oggetto provvedimenti formalmente distinti, devono essere riuniti e trattati congiuntamente per via della loro stretta connessione.

Perché la Corte ordina la riunione dei ricorsi in questo caso?
La riunione viene disposta per applicazione analogica dell’art. 335 c.p.c. Lo scopo è garantire l’economia processuale e, soprattutto, evitare il rischio di decisioni contrastanti, poiché l’esito del giudizio di revocazione potrebbe influenzare direttamente quello del ricorso principale.

Cos’è un’ordinanza interlocutoria e qual è il suo effetto pratico in questa vicenda?
È un provvedimento che non definisce il merito della causa, ma risolve una questione procedurale. In questo caso, l’effetto pratico è la sospensione della decisione sui motivi del ricorso e il rinvio del giudizio a una nuova udienza per permettere la trattazione congiunta dei due procedimenti connessi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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