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Risoluzione concordato preventivo: quando è possibile?

La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un concordato preventivo di una società. La decisione si basa sulla constatazione che i beni liquidati erano insufficienti a soddisfare integralmente i creditori privilegiati e, a maggior ragione, quelli chirografari. Secondo la Corte, la risoluzione del concordato preventivo è legittima quando viene meno la sua funzione essenziale, ovvero garantire una sia pur minima soddisfazione ai creditori, integrando un grave inadempimento.

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Risoluzione concordato preventivo: quando la realtà delude le promesse

La procedura di concordato preventivo rappresenta uno strumento cruciale per la gestione della crisi d’impresa, ma cosa succede quando il piano proposto si rivela irrealizzabile? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta proprio il tema della risoluzione concordato preventivo, chiarendo i presupposti che ne giustificano la dichiarazione. Il caso analizzato riguarda una società in liquidazione il cui piano concordatario non è riuscito a generare le risorse necessarie a soddisfare i creditori, portando i giudici a decretarne la fine.

I Fatti di Causa

Una società ammessa a un concordato preventivo di tipo liquidatorio si vedeva revocare il beneficio dalla Corte d’Appello. Quest’ultima, accogliendo i reclami di alcuni creditori, tra cui l’Ente di Riscossione, dichiarava la risoluzione del concordato. La decisione era fondata su dati oggettivi emersi dalle relazioni periodiche degli organi della procedura: le somme ricavabili dalla liquidazione dei beni non solo erano insufficienti a soddisfare, neanche in minima parte, i creditori chirografari, ma non bastavano neppure a pagare integralmente i creditori privilegiati.

Secondo la Corte territoriale, questa situazione evidenziava una manifesta incapacità del piano di raggiungere gli obiettivi prefissati, alterando la causa stessa del concordato. La società debitrice ha quindi proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che la risoluzione fosse stata dichiarata illegittimamente, non per un difetto dei beni ceduti, ma per il minor valore realizzato dalla liquidazione, un esito che non era mai stato garantito nella proposta.

La Decisione della Corte e la Funzione del Concordato

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d’appello e consolidando un importante principio in materia di risoluzione concordato preventivo. I giudici supremi hanno ribadito che la funzione propria del concordato è consentire il superamento della crisi d’impresa attraverso il “riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minimale consistenza del credito da essi vantato”.

Il Principio della Funzione Satisfattiva

Sebbene nelle procedure più datate (anteriori alla riforma del 2015) non fosse richiesto di assicurare una percentuale specifica di pagamento, la Cassazione ha chiarito che una cosa è l’assenza di un obbligo formale di garantire una data percentuale, un’altra è la completa frustrazione dell’intento satisfattivo che il concordato deve perseguire. La semplice messa a disposizione dei beni non è sufficiente se, all’atto pratico, la liquidazione si rivela incapace di generare un qualsiasi valore per i creditori chirografari, dopo aver pagato quelli privilegiati.

La Valutazione del Giudice di Merito

La Corte ha inoltre rigettato la censura relativa all’omesso esame del valore dell’attivo, specificando che il giudice di merito aveva correttamente analizzato i dati delle relazioni dei liquidatori. L’apprezzamento dei fatti e delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità. La motivazione della Corte d’Appello è stata ritenuta congrua e logica, avendo spiegato in modo chiaro che l’impossibilità di pagare i creditori, anche in minima misura, costituiva un grave inadempimento.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha fondato la propria decisione sul principio consolidato secondo cui il concordato preventivo con cessione dei beni deve essere risolto, ai sensi dell’art. 186 della Legge Fallimentare, qualora si riveli funzionalmente inadeguato. Questo accade quando, secondo una ragionevole previsione, le somme ricavabili dalla liquidazione sono insufficienti a soddisfare, anche in minima parte, i creditori chirografari e, integralmente, quelli privilegiati. L’inadempimento che giustifica la risoluzione non è solo quello formale, legato a specifiche obbligazioni assunte, ma anche quello sostanziale, che si verifica quando la procedura perde la sua stessa ragion d’essere, ovvero la soddisfazione dei creditori. La frustrazione della causa concreta del concordato costituisce un inadempimento di non scarsa importanza che legittima la sua risoluzione.

Le Conclusioni

Questa pronuncia rafforza l’idea del concordato preventivo non come un mero strumento per evitare il fallimento, ma come una procedura con una finalità concreta e inderogabile: la soddisfazione, seppur minima, del ceto creditorio. La risoluzione concordato preventivo diventa una conseguenza inevitabile quando emerge, in fase esecutiva, che tale obiettivo è irraggiungibile. Per le imprese che accedono a questa procedura, ciò significa che la proposta deve essere fondata su previsioni realistiche e prudenti, poiché la successiva constatazione di un’incapienza grave e manifesta può portare alla revoca del beneficio e alla conseguente dichiarazione di fallimento.

Quando può essere dichiarata la risoluzione del concordato preventivo liquidatorio?
La risoluzione può essere dichiarata quando si verifica un grave inadempimento, che consiste anche nell’oggettiva impossibilità di raggiungere lo scopo della procedura, ovvero soddisfare, anche in minima parte, i creditori.

È necessario che il piano concordatario garantisca una percentuale minima di pagamento ai creditori chirografari?
No, specialmente per i piani anteriori a specifiche riforme, non è richiesto un impegno formale su una percentuale minima. Tuttavia, la procedura deve comunque essere in grado di assicurare una soddisfazione, anche minima, altrimenti la sua funzione viene frustrata, giustificando la risoluzione.

Cosa succede se i beni liquidati non bastano a pagare integralmente i creditori privilegiati?
Questa situazione dimostra la completa incapacità del piano di raggiungere i suoi obiettivi e l’alterazione della sua causa concreta. Ciò costituisce un grave inadempimento che legittima la risoluzione del concordato e la conseguente dichiarazione di fallimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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