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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali

Una lavoratrice ha impugnato la sentenza d’appello che negava l’inclusione della tredicesima mensilità nel calcolo dell’assegno integrativo per LSU. Prima della decisione della Suprema Corte, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte istituzionale con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio, precisando che la rinuncia al ricorso esclude l’obbligo di versare l’ulteriore importo del contributo unificato, trattandosi di una pronuncia non sanzionatoria.

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Rinuncia al ricorso e calcolo assegno integrativo LSU

La rinuncia al ricorso rappresenta uno strumento procedurale fondamentale per definire bonariamente un contenzioso pendente innanzi alla Corte di Cassazione. Nel caso analizzato, una controversia riguardante le modalità di calcolo dell’assegno integrativo per i lavoratori socialmente utili (LSU) si è conclusa con l’estinzione del giudizio a seguito di un accordo tra le parti.

Il contesto della controversia

La vicenda trae origine dalla richiesta di una lavoratrice di ottenere differenze retributive maturate sull’importo integrativo dovuto ai lavoratori socialmente utili. Il nodo del contendere riguardava l’inclusione della tredicesima mensilità e dell’indennità di ateneo nella base di calcolo dell’assegno. Mentre il Tribunale aveva inizialmente accolto la domanda, la Corte d’Appello aveva riformato la decisione, portando la lavoratrice a ricorrere in sede di legittimità.

La definizione stragiudiziale

Durante la pendenza del giudizio di cassazione, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia, ritualmente accettato dall’ente resistente. Tale atto ha spostato l’attenzione dal merito della questione (il calcolo dell’assegno) alla corretta chiusura del rito processuale. La procedura civile prevede infatti che, in presenza di una rinuncia accettata, il giudice debba limitarsi a dichiarare l’estinzione del processo.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rilevato che la rinuncia è stata redatta seguendo le forme prescritte dall’art. 390 c.p.c., come recentemente riformulato. Poiché l’accettazione è giunta dalla parte personalmente, includendo l’adesione alla compensazione delle spese, non è stato necessario emettere una statuizione sul regolamento delle stesse. Un punto di particolare rilievo riguarda il profilo fiscale: i giudici hanno chiarito che l’estinzione per rinuncia non configura un rigetto o una inammissibilità. Di conseguenza, non trova applicazione la norma che impone il raddoppio del contributo unificato. Tale disposizione ha infatti natura eccezionale e sanzionatoria, e non può essere estesa a casi in cui il giudizio termina per volontà delle parti anziché per una valutazione negativa del ricorso.

Le conclusioni

La decisione conferma che la rinuncia al ricorso è la via maestra per chiudere un contenzioso quando sopravvenga un accordo tra le parti o una diversa valutazione della convenienza della lite. L’estinzione del giudizio garantisce la stabilità della situazione giuridica senza aggravi fiscali ulteriori per il ricorrente, a patto che la rinuncia sia formulata e accettata correttamente. Questa pronuncia sottolinea l’importanza di una gestione strategica della fase di legittimità, dove la definizione concordata può prevenire esiti incerti e costi processuali elevati.

Cosa accade se il ricorrente rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudizio viene dichiarato estinto e la Corte non entra nel merito della controversia, a patto che la rinuncia sia rituale e accettata.

In caso di rinuncia, chi deve pagare le spese di giudizio?
Se le parti raggiungono un accordo sulla compensazione e la rinuncia viene accettata, il giudice non statuisce sulle spese, che restano a carico di chi le ha anticipate.

La rinuncia al ricorso comporta il pagamento del doppio contributo unificato?
No, la Corte ha stabilito che l’estinzione per rinuncia non equivale a un rigetto, escludendo quindi l’applicazione della sanzione fiscale del raddoppio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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