LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rimborso spese legali: il diritto dell’amministratore

Un ex presidente di un consorzio pubblico, assolto in un procedimento per responsabilità erariale, è stato citato in giudizio dal proprio avvocato per il mancato pagamento degli onorari. L’amministratore ha quindi chiamato in causa il consorzio per essere tenuto indenne. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, obbligando il consorzio a farsi carico delle spese. La sentenza chiarisce che il diritto al rimborso spese legali sussiste anche se la Corte dei Conti non si è pronunciata in merito e che la mancanza del parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato non osta all’azione in sede giudiziale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 13 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rimborso spese legali: quando l’ente pubblico deve pagare per l’amministratore assolto

Un amministratore di un ente pubblico, assolto nel merito in un giudizio per responsabilità erariale, ha diritto al rimborso spese legali sostenute per la propria difesa. Ma cosa succede se la Corte dei Conti non liquida tali spese? E se l’ente di appartenenza non ha mai espresso un gradimento sul legale scelto o non ha richiesto il parere di congruità all’Avvocatura dello Stato? La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, offre chiarimenti fondamentali su questi punti, consolidando la tutela dei funzionari pubblici ingiustamente accusati.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dalla richiesta di pagamento avanzata da un avvocato nei confronti del suo cliente, ex presidente di un consorzio industriale. Le competenze legali erano maturate nell’ambito di due procedimenti per responsabilità erariale dinanzi alla Corte dei Conti, conclusisi con la piena assoluzione dell’amministratore. Di fronte al rifiuto di quest’ultimo di saldare l’importo, il legale lo citava in giudizio. L’amministratore, a sua volta, chiamava in causa il consorzio, chiedendo di essere tenuto indenne e che l’ente fosse condannato a pagare direttamente le somme dovute al difensore.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello accoglievano le domande, condannando il consorzio al pagamento. L’ente, tuttavia, proponeva ricorso per Cassazione, lamentando la violazione di diverse norme e sostenendo che il rimborso non fosse dovuto per tre motivi principali:
1. La mancata applicazione di una normativa sopravvenuta che avrebbe attribuito la competenza a liquidare le spese esclusivamente alla Corte dei Conti.
2. L’assenza del preventivo parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato.
3. La mancanza di un ‘comune gradimento’ da parte dell’ente sul nominativo del legale scelto dall’amministratore.

La Decisione della Corte di Cassazione sul rimborso spese legali

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio, confermando la condanna al pagamento delle spese legali. I giudici di legittimità hanno colto l’occasione per fare il punto sulla complessa disciplina del rimborso spese legali a favore di dipendenti e amministratori pubblici, alla luce di un recentissimo e fondamentale intervento delle Sezioni Unite.

Il Diritto al Rimborso Anche Senza Liquidazione della Corte dei Conti

La Corte ha chiarito che il diritto dell’amministratore assolto a essere rimborsato non viene meno se il giudice contabile non provvede alla liquidazione delle spese nella sua sentenza. Richiamando un principio stabilito dalle Sezioni Unite (sentenza n. 31137/2024), la Cassazione afferma che, anche in caso di mancata liquidazione da parte della Corte dei Conti, l’interessato può sempre agire dinanzi al giudice ordinario per ottenere dall’amministrazione di appartenenza il rimborso di quanto dovuto al proprio difensore.

Il Ruolo del Parere di Congruità nel rimborso spese legali

Uno dei punti più contestati dal consorzio era l’assenza del parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato. La Corte ha stabilito che tale parere è un atto interno del procedimento amministrativo di rimborso. Esso è obbligatorio quando l’amministratore fa richiesta di rimborso direttamente all’ente. Tuttavia, quando la questione viene portata in sede giudiziale, perché l’ente è inadempiente o perché viene chiamato in causa, il suo ruolo cambia.

In un contesto giudiziario, l’onere di valutare la congruità delle spese si trasferisce interamente sul giudice. L’amministrazione convenuta in giudizio non può, quindi, difendersi eccependo la mancanza di un parere che essa stessa avrebbe dovuto richiedere. L’omissione dell’ente non può trasformarsi in uno scudo per negare un diritto. La valutazione del giudice sostituisce a tutti gli effetti quella dell’Avvocatura.

L’Irrilevanza del ‘Comune Gradimento’

Infine, la Corte ha respinto la doglianza relativa alla mancata approvazione preventiva del legale. I giudici hanno osservato che la normativa specifica per i giudizi di responsabilità erariale (D.L. n. 543/1996) non prevede affatto tale ‘comune gradimento’ come presupposto per il rimborso. La norma invocata dal consorzio apparteneva a un corpus normativo diverso (relativo agli enti locali) e, peraltro, era stata abrogata. La Corte d’Appello aveva quindi correttamente ritenuto irrilevante tale profilo.

Le Motivazioni

La decisione della Corte si fonda sulla necessità di garantire una tutela effettiva all’amministratore pubblico che, agendo nell’interesse dell’ente, si trova ad affrontare un giudizio contabile e ne esce prosciolto. La ratio della normativa sul rimborso spese legali è quella di tenere indenni i funzionari pubblici dalle conseguenze economiche di accuse infondate, evitando che il timore di dover sostenere ingenti costi di difesa possa paralizzarne l’azione amministrativa.

I giudici hanno sottolineato come negare il rimborso in sede giudiziale a causa di un’omissione procedurale dell’amministrazione stessa (la mancata richiesta del parere di congruità) costituirebbe una palese violazione di tale principio. L’avvio di una causa sposta il baricentro della valutazione dal piano amministrativo a quello giurisdizionale, dove è il giudice ad avere il potere e il dovere di accertare la fondatezza e la congruità della pretesa.

Conclusioni

La sentenza consolida un importante principio di garanzia per amministratori e dipendenti pubblici. L’ente di appartenenza non può sottrarsi all’obbligo di rimborsare le spese di difesa del proprio funzionario assolto nel merito, neppure se la Corte dei Conti non ha liquidato gli importi. Qualora la questione arrivi in tribunale, l’amministrazione non potrà nascondersi dietro la propria inerzia nel richiedere il parere di congruità, poiché la valutazione sulla congruità delle spese spetterà al giudice. Questa pronuncia riafferma che il diritto al rimborso è un elemento sostanziale legato all’esito favorevole del giudizio di responsabilità, e non può essere vanificato da cavilli procedurali.

L’amministratore pubblico assolto ha sempre diritto al rimborso delle spese legali, anche se la Corte dei conti non si è pronunciata in merito?
Sì. La Corte di Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, ha stabilito che il diritto al rimborso sussiste anche in caso di ‘non liquet’ (mancata liquidazione) da parte del giudice contabile. L’amministratore prosciolto può agire dinanzi al giudice ordinario per ottenere il rimborso dall’amministrazione di appartenenza.

Il parere di congruità dell’Avvocatura dello Stato è un requisito indispensabile per ottenere il rimborso delle spese legali in sede giudiziale?
No. Il parere è un atto obbligatorio nel procedimento amministrativo di rimborso. Tuttavia, se la controversia finisce in tribunale, la valutazione sulla congruità delle spese è rimessa esclusivamente al giudice. L’amministrazione non può eccepire la mancanza di un parere che essa stessa avrebbe dovuto richiedere.

L’ente pubblico può rifiutare il rimborso se non ha preventivamente approvato la nomina del legale scelto dall’amministratore?
No. La normativa specifica sui giudizi di responsabilità erariale (D.L. n. 543/1996) non subordina il diritto al rimborso a un previo ‘gradimento’ sul nominativo del difensore. Pertanto, l’ente non può usare questa argomentazione per negare il pagamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati