LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Responsabilità professionale ingegnere: il caso eolico

Un cliente acquista un impianto eolico basandosi sulla perizia di un professionista, che si rivela errata. La Cassazione conferma la condanna per responsabilità professionale dell’ingegnere, dichiarando inammissibili i ricorsi che mirano a un riesame dei fatti, inclusa la quantificazione del danno e il concorso di colpa del cliente.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Responsabilità professionale ingegnere: il caso della perizia eolica errata

L’affidamento riposto in un professionista è alla base di molte decisioni di investimento. Ma cosa succede quando la perizia tecnica si rivela sbagliata, causando un ingente danno economico? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso di responsabilità professionale dell’ingegnere, delineando i confini tra la valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità, e la violazione di legge.

I Fatti del Caso: La Perizia Eolica Inefficace

Un committente, interessato a installare un impianto eolico, incarica un ingegnere di redigere uno studio anemometrico per valutarne la fattibilità e la potenziale redditività. Sulla base di una relazione tecnica dettagliata fornita dal professionista, che prefigurava un’ottima produzione energetica, il cliente decide di procedere e acquista un costoso generatore eolico da una società specializzata.

Purtroppo, una volta installato, l’impianto si rivela del tutto insoddisfacente e incapace di produrre l’energia promessa. Il committente cita quindi in giudizio sia l’ingegnere, per la perizia errata, sia la società fornitrice. Durante la causa, raggiunge un accordo parziale con il fornitore, incassando una somma a titolo di risarcimento.

La Decisione della Corte d’Appello

In secondo grado, la Corte d’Appello riforma la sentenza del Tribunale e riconosce la piena responsabilità dell’ingegnere. I giudici stabiliscono che la sua relazione, basata su stime imprudenti e non su un’effettiva analisi in loco, ha direttamente indotto in errore il cliente, causandogli un danno pari al costo dell’impianto. Tuttavia, nel quantificare il risarcimento, la Corte detrae non solo la somma già versata dal fornitore, ma anche un’ulteriore cifra che il cliente avrebbe potuto ottenere se avesse accettato integralmente la proposta transattiva del fornitore, scelta che i giudici definiscono “errata”.

Il Ricorso in Cassazione e la responsabilità professionale ingegnere

Entrambe le parti si rivolgono alla Corte di Cassazione.

I Motivi del Professionista

L’ingegnere contesta la decisione d’appello lamentando un “omesso esame di fatti decisivi”. Sostiene che i giudici non avrebbero considerato che l’acquisto era avvenuto frettolosamente, basandosi su una relazione preliminare, mentre era stato stipulato un contratto per misurazioni di sei mesi, interrotte prematuramente. Inoltre, invoca il concorso di colpa del cliente per non aver atteso i dati definitivi, chiedendo una riduzione del risarcimento ai sensi dell’art. 1227 c.c.

I Motivi del Committente

Gli eredi del committente, a loro volta, impugnano la sentenza con un ricorso incidentale. Contestano la detrazione dal risarcimento della somma che non avevano mai incassato dal fornitore, sostenendo che tale operazione si traduce in un errore di diritto e in un ingiusto arricchimento per il fornitore.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione dichiara inammissibili entrambi i ricorsi, ribadendo con fermezza i limiti del proprio giudizio.

Sul ricorso dell’ingegnere, la Corte chiarisce che la valutazione sull’incidenza causale della perizia errata sull’acquisto dell’impianto è una valutazione di merito. La Corte d’Appello aveva ampiamente motivato sul perché quella relazione fosse stata l’elemento scatenante e assorbente, rendendo irrilevanti le successive misurazioni. Allo stesso modo, l’esclusione del concorso di colpa del cliente è stata una scelta motivata, basata sul principio che non si possono riversare sul committente compiti e controlli di natura professionale. Tentare di rimettere in discussione questi punti in Cassazione equivale a chiedere un inammissibile nuovo giudizio sui fatti.

Anche il ricorso del committente viene giudicato inammissibile. Sebbene presentato come una violazione di legge, in realtà contesta il quantum del risarcimento, ovvero un’altra valutazione di merito. La Corte d’Appello aveva ritenuto che la scelta del cliente di non accettare l’intera offerta transattiva del fornitore fosse stata “errata” e che le conseguenze economiche di tale scelta non potessero essere addebitate all’ingegnere. Anche questa, secondo la Cassazione, è una ricostruzione fattuale che sfugge al sindacato di legittimità.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza offre due importanti lezioni. La prima riguarda la responsabilità professionale dell’ingegnere: una relazione tecnica, anche se preliminare, che induce un cliente a un investimento dannoso, costituisce un fondamento solido per un’azione di risarcimento. Il professionista non può difendersi sostenendo che il cliente avrebbe dovuto attendere ulteriori verifiche, se le informazioni già fornite erano state decisive. La seconda lezione è di natura processuale: la Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti. Le valutazioni su prove, nesso causale e quantificazione del danno, se logicamente motivate dal giudice di merito, non possono essere messe in discussione in sede di legittimità.

Può un professionista evitare la condanna sostenendo che il cliente ha agito frettolosamente basandosi su una relazione preliminare?
No. Secondo la Corte, se la relazione del professionista è sufficientemente dettagliata da indurre in errore il cliente e spingerlo a un investimento, essa è considerata la causa determinante del danno. L’eventuale previsione di successive e più approfondite verifiche non esclude la responsabilità per le informazioni errate già fornite.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove per stabilire se il cliente abbia contribuito a causare il proprio danno?
No. La valutazione del concorso di colpa del danneggiato è una questione di merito, riservata esclusivamente al giudice del Tribunale e della Corte d’Appello. La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti o le prove per formulare un nuovo giudizio, ma si limita a verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza della motivazione della sentenza impugnata.

La scelta del danneggiato di rifiutare un accordo con un altro corresponsabile può ricadere sul professionista convenuto in giudizio?
Secondo la decisione della Corte d’Appello, ritenuta insindacabile dalla Cassazione, la scelta del cliente di rifiutare parte di un accordo transattivo è stata considerata una decisione le cui conseguenze economiche negative non possono essere addossate all’altro responsabile (in questo caso, il professionista). Questa valutazione rientra nell’apprezzamento di merito del giudice e non costituisce un errore di diritto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati