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Responsabilità disciplinare del notaio: sanzionato lo studio ombra

Il caso riguarda la responsabilità disciplinare del notaio, accusato dal Consiglio Notarile di aver violato i doveri di imparzialità, decoro e concorrenza leale. Il professionista aveva stipulato oltre cento atti presso una società di servizi esterna, pagando cifre esorbitanti a un’altra impresa collegata per visure catastali, operazione considerata uno schermo per remunerare il procacciamento di clienti. La Corte d’Appello aveva inflitto un mese di sospensione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando la sanzione. I giudici hanno chiarito che la presenza costante del notaio presso terzi lede l’imparzialità e che, nei procedimenti disciplinari, la prova può fondarsi su indizi gravi, precisi e concordanti, applicando la regola del “più probabile che non”.

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Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 9842 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 2 n. 9842/2022)

La responsabilità disciplinare del notaio e il dovere di imparzialità

La responsabilità disciplinare del notaio rappresenta un pilastro fondamentale per garantire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico riguardante un professionista accusato di gravi violazioni deontologiche. Il Consiglio Notarile ha contestato al professionista lo svolgimento di attività continuativa presso una società di servizi esterna, l’utilizzo di procacciatori di clienti e la lesione del decoro della classe notarile. La vicenda mette in luce i confini rigidi che i professionisti devono rispettare per mantenere la propria indipendenza e imparzialità.

Gli uffici specchietto e il procacciamento di clienti

La vicenda nasce da un controllo ispettivo. Il Consiglio Notarile ha scoperto che Il Notaio aveva stipulato ben centouno atti pubblici all’interno dei locali di una agenzia di servizi commerciali. Questa attività avveniva proprio nei giorni in cui il professionista avrebbe dovuto garantire la sua presenza obbligatoria presso il proprio studio ufficiale. Inoltre, l’indagine ha rivelato un flusso finanziario anomalo. Il Notaio aveva pagato oltre duecentosettantamila euro a una seconda società, strettamente collegata alla prima, con la causale generica di servizi di visura catastale. Questa cifra era enormemente superiore ai normali prezzi di mercato. I giudici hanno ritenuto che questo pagamento esorbitante fosse in realtà un compenso occulto. Il Notaio remunerava la società per l’attività di procacciamento di clienti (cioè la ricerca e l’indirizzamento di nuovi clienti verso il suo studio). Questo comportamento integra una forma di concorrenza sleale vietata dalla legge professionale.

Le prove indiziarie nel procedimento disciplinare

Il Notaio si è difeso sostenendo che la società di servizi era in liquidazione e che gli atti stipulati in quella sede rappresentavano solo una minima percentuale della sua attività complessiva. Ha inoltre affermato che la mancanza di prove dirette avrebbe dovuto portare alla sua assoluzione, invocando le regole del processo penale. La Cassazione ha respinto questa tesi. Nei procedimenti disciplinari non si applica la regola penale del dubbio ragionevole. Al contrario, si applica la regola civile del “più probabile che non”. Il giudice può quindi fondare la propria decisione su indizi gravi, precisi e concordanti. La presenza di una targa esterna con il nome della società e l’uso delle linee telefoniche aziendali costituiscono elementi indiziari sufficienti a dimostrare il collegamento stabile tra il professionista e la struttura privata.

Le motivazioni della Cassazione sulla responsabilità disciplinare del notaio

Nelle sue motivazioni, la Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità disciplinare del notaio si fonda sulla tutela di interessi pubblici essenziali. Il dovere di imparzialità impone al professionista di astenersi da qualsiasi comportamento che possa anche solo apparire come un condizionamento esterno. La presenza frequente e sistematica presso uffici di terzi crea un vincolo di dipendenza che compromette l’immagine di neutralità del pubblico ufficiale. I giudici hanno inoltre confermato che le sanzioni disciplinari non hanno natura penale, ma servono a garantire il corretto esercizio della professione. Per questo motivo, la Corte d’Appello ha legittimamente negato le attenuanti generiche. Nonostante il professionista non avesse precedenti sanzioni, la gravità e la reiterazione delle violazioni hanno giustificato la misura restrittiva della sospensione.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze pratiche

La decisione della Cassazione si conclude con il rigetto totale del ricorso presentato dal professionista. Il Notaio perde definitivamente la causa e deve scontare la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di un mese. Inoltre, la Corte lo ha condannato al pagamento di tutte le spese processuali in favore del Consiglio Notarile, quantificate in oltre cinquemila euro. Questa pronuncia lancia un messaggio chiaro a tutti i professionisti del settore. Il rispetto delle regole deontologiche e la trasparenza nella gestione della clientela non ammettono deroghe o schermi societari elusivi.

Quali comportamenti possono compromettere l’imparzialità di un notaio?
La stipula frequente di atti presso uffici di società terze o agenzie private, anziché nel proprio studio, compromette l’immagine di neutralità del professionista.

Come si provano gli illeciti disciplinari dei professionisti?
Nei procedimenti disciplinari è sufficiente la prova indiziaria basata su elementi gravi, precisi e concordanti, applicando la regola civile del più probabile che non.

L’assenza di precedenti sanzioni cancella la sospensione disciplinare?
L’incensuratezza non garantisce l’annullamento della sospensione se le violazioni commesse sono gravi, ripetute nel tempo e lesive del decoro professionale.

Termini giuridici

Deontologia
L'insieme delle regole di comportamento che un professionista deve rispettare per tutelare il decoro e l'integrità della propria categoria.
Presunzione
Un ragionamento logico con cui il giudice giunge a dimostrare un fatto ignoto partendo da un fatto noto e provato.
Attenuanti generiche
Circostanze che consentono al giudice di ridurre la gravità della sanzione in base a elementi positivi, come la condotta passata del soggetto.
Ne bis in idem
Principio giuridico che vieta di giudicare o punire una persona due volte per lo stesso identico fatto.
Sospensione disciplinare
Sanzione temporanea che vieta al professionista di esercitare la propria attività lavorativa per un determinato periodo di tempo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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