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Responsabilità del committente: quando si risponde?

Un’ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del committente in caso di danni causati dall’impresa appaltatrice. A seguito di un incendio divampato durante lavori di ristrutturazione, che ha distrutto uno studio legale, la Corte ha escluso la colpa dei proprietari dell’immobile. La responsabilità è stata attribuita esclusivamente all’appaltatore per l’errata esecuzione dei lavori. La sentenza, tuttavia, accoglie le doglianze della danneggiata sulla liquidazione del danno esistenziale e sulla valutazione del nesso causale per la chiusura di una sede secondaria, rinviando il caso alla Corte d’Appello per una nuova valutazione.

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Responsabilità del Committente: Quando si Risponde dei Danni Causati dall’Appaltatore?

Affidare lavori di ristrutturazione comporta una serie di valutazioni, non ultima quella sulla responsabilità del committente per eventuali danni a terzi. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce sui confini di tale responsabilità, chiarendo in quali circostanze il proprietario di un immobile può essere chiamato a rispondere e quando, invece, la colpa ricade interamente sull’impresa esecutrice. Analizziamo insieme questo caso emblematico.

I Fatti di Causa

Una professionista, locataria di un immobile storico adibito a studio legale, subiva la completa distruzione dei locali a causa di un incendio. Il rogo si era sviluppato durante lavori di ristrutturazione e impermeabilizzazione del tetto commissionati dai proprietari dell’edificio a un’impresa individuale. L’avvocatessa citava in giudizio i proprietari, l’impresa, il direttore dei lavori (un architetto) e il coordinatore della sicurezza (un geometra), chiedendo un cospicuo risarcimento per i danni materiali subiti (arredi, biblioteca, archivio) e per le conseguenze negative sulla sua attività professionale, inclusa la chiusura di sedi secondarie.

Nei primi due gradi di giudizio, i giudici attribuivano la responsabilità esclusiva all’impresa appaltatrice, rea di aver utilizzato materiali infiammabili senza le dovute cautele. Veniva invece esclusa la responsabilità dei proprietari, dell’architetto e del geometra. La professionista, insoddisfatta della decisione e dell’entità del risarcimento, ricorreva in Cassazione.

Analisi della Corte sulla Responsabilità del Committente

Il cuore della decisione della Cassazione verte sulla distinzione tra la responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.) e la responsabilità per fatto altrui (art. 2049 c.c.). La Corte chiarisce che il danno non è derivato dal ‘dinamismo intrinseco’ dell’immobile, ma da un’attività umana errata: l’esecuzione dei lavori da parte dell’appaltatore. Pertanto, il quadro normativo di riferimento non è quello della custodia, ma quello del rapporto tra committente e appaltatore.

In questo contesto, vige un principio fondamentale: l’appaltatore agisce in piena autonomia organizzativa e gestionale. Di conseguenza, la responsabilità del committente per i danni causati a terzi è un’eccezione e si configura solo in due ipotesi specifiche:

1. Culpa in eligendo: Quando l’opera viene affidata a un’impresa palesemente inadeguata o non qualificata per il tipo di lavoro richiesto.
2. Imposizione di direttive rigide: Quando il committente si ingerisce nell’esecuzione dei lavori, imponendo all’appaltatore direttive rigide e inderogabili che sono state la causa diretta del danno.

Nel caso esaminato, i giudici di merito avevano accertato che i lavori non richiedevano una specializzazione particolare e che non vi era stata alcuna ingerenza da parte dei proprietari. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato l’esclusione della loro responsabilità.

La Valutazione dei Danni e il Nesso Causale

Se da un lato la Corte ha rigettato i motivi sulla responsabilità, dall’altro ha accolto le censure relative alla liquidazione del danno. La Cassazione ha ritenuto errata la decisione della Corte d’Appello su due punti cruciali.

In primo luogo, la liquidazione del danno alla persona. I giudici di merito avevano riconosciuto una somma per la ‘tensione psicologica’ senza distinguere tra il danno morale (la sofferenza interiore) e il danno esistenziale, ovvero lo sconvolgimento concreto delle abitudini di vita e delle relazioni sociali, che la ricorrente aveva specificamente documentato. La Corte ha ribadito che si tratta di due pregiudizi distinti che necessitano di una valutazione separata.

In secondo luogo, la questione della chiusura di una sede secondaria. La Corte d’Appello aveva escluso il risarcimento per tale danno basandosi su una valutazione soggettiva, affermando che la sede avrebbe potuto continuare a operare. La Cassazione ha censurato questo approccio, spiegando che il nesso di causalità deve essere accertato sulla base di un criterio di ‘regolarità causale’ e probabilità (ciò che accade più di frequente), non su supposizioni soggettive del giudice.

Le motivazioni

La motivazione della Suprema Corte si fonda sulla netta autonomia dell’appaltatore. Affidando i lavori, il committente trasferisce il potere di fatto sul bene e, con esso, la responsabilità per le modalità di esecuzione. La responsabilità del committente sorge solo quando la sua scelta iniziale è viziata da una colpa grave (scegliere un’impresa incompetente) o quando toglie autonomia all’appaltatore con ordini specifici e vincolanti. La semplice nomina di un responsabile della sicurezza, ad esempio, non esime il committente dal controllo, ma in questo caso la colpa è stata individuata nell’operato materiale dell’esecutore, non in una falla del piano di sicurezza.
Per quanto riguarda i danni, la Corte ha sottolineato che una liquidazione equitativa non può essere arbitraria. Il giudice deve esplicitare i criteri logici seguiti, specialmente quando si tratta di distinguere le diverse voci del danno non patrimoniale (morale, biologico, esistenziale). Sul nesso di causa tra l’incendio e la chiusura della seconda sede, la Corte ha richiesto un’analisi basata su massime di esperienza e su ciò che probabilisticamente accade in situazioni simili, e non su un giudizio astratto e non supportato da prove.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata limitatamente ai motivi accolti, ossia quelli relativi alla liquidazione del danno personale e all’accertamento del nesso di causalità per la chiusura dello studio secondario. Ha rinviato la causa alla Corte d’Appello di Bologna, in diversa composizione, per una nuova valutazione su questi punti, che dovrà attenersi ai principi di diritto enunciati. Viene invece confermata l’esclusione della responsabilità del committente, un principio di grande rilevanza pratica per chiunque si appresti a commissionare lavori edili.

Il proprietario di un immobile è sempre responsabile per i danni causati durante i lavori di ristrutturazione?
No. Secondo la Corte, la responsabilità ricade di norma sull’appaltatore, che agisce in autonomia. Il committente (proprietario) risponde solo in due casi eccezionali: se ha scelto un’impresa manifestamente inadeguata (culpa in eligendo) o se ha imposto all’impresa direttive specifiche e vincolanti che hanno causato il danno.

Che differenza c’è tra danno morale e danno esistenziale?
La sentenza chiarisce che sono due pregiudizi distinti. Il danno morale è la sofferenza interiore e soggettiva. Il danno esistenziale, invece, è il peggioramento oggettivo della qualità della vita, lo sconvolgimento delle abitudini quotidiane e delle relazioni sociali a causa del fatto illecito. La Corte ha stabilito che devono essere valutati e liquidati separatamente.

Come si stabilisce se un danno è conseguenza diretta di un evento?
Non basta una supposizione soggettiva del giudice. La Corte di Cassazione ha affermato che il nesso di causalità deve essere valutato secondo un criterio di ‘regolarità causale’, basato su ciò che probabilisticamente e normalmente accade (l’id quod plerumque accidit). Bisogna verificare se, secondo l’esperienza comune, la chiusura di una sede è una conseguenza probabile e prevedibile della distruzione della sede principale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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