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Responsabilità amministratori: il dovere di informarsi

La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a carico di tre amministratori di un istituto di credito, chiarendo la portata della loro responsabilità. L’ordinanza sottolinea che anche gli amministratori non esecutivi e di recente nomina hanno un dovere attivo di acquisire informazioni, non potendo fare affidamento solo sui dati forniti dai soggetti delegati, specialmente in contesti aziendali critici. La loro nomina recente non esclude la colpa ma può rilevare ai fini della riduzione della sanzione, senza che ciò costituisca una contraddizione.

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Responsabilità amministratori: obbligo di vigilanza anche senza deleghe

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame affronta un tema cruciale nel diritto societario: la responsabilità degli amministratori, anche di quelli non esecutivi e di recente nomina. La Suprema Corte ha chiarito che il dovere di ‘agire in modo informato’ non è un mero adempimento formale, ma un obbligo attivo di acquisizione delle informazioni, essenziale per garantire una gestione corretta e trasparente, soprattutto in operazioni delicate come un aumento di capitale.

I fatti di causa

La vicenda trae origine da un’operazione di aumento di capitale deliberata da un noto istituto di credito nel 2014. Il Consiglio di Amministrazione, di cui facevano parte i tre ricorrenti, approvava un prospetto informativo destinato al pubblico. Successivamente, l’Autorità di vigilanza finanziaria irrogava una sanzione amministrativa di 20.000 euro a ciascuno dei tre amministratori, contestando l’omissione di informazioni rilevanti nel prospetto, in violazione del Testo Unico della Finanza (TUF). Gli amministratori impugnavano la sanzione dinanzi alla Corte d’Appello, la quale, pur riducendo l’importo a 15.000 euro, confermava la loro responsabilità. La questione giungeva così all’esame della Corte di Cassazione.

Le censure mosse alla sentenza e la decisione della Corte

I ricorrenti hanno basato il loro ricorso su quattro motivi principali, tutti respinti dalla Suprema Corte.

Il termine di decadenza per la contestazione

Il primo motivo riguardava la presunta violazione del termine di decadenza di 180 giorni per la contestazione degli addebiti. Gli amministratori sostenevano che il termine dovesse decorrere dal momento in cui l’Autorità aveva ricevuto le prime informative dalla Banca d’Italia (nel 2013 o 2014) e non dalla data della relazione ispettiva del 2016. La Cassazione ha rigettato questa tesi, ribadendo un principio consolidato: il termine di decadenza non decorre dalla mera disponibilità di elementi fattuali, ma dal momento in cui l’istruttoria è conclusa e l’Autorità è in grado di formulare un addebito completo e circostanziato. Nel caso specifico, solo con la relazione ispettiva del 2016 l’Autorità ha acquisito un quadro informativo completo, rendendo tempestiva la successiva contestazione.

L’estensione della responsabilità amministratori non esecutivi

Il secondo e terzo motivo sono il cuore della pronuncia e toccano direttamente la responsabilità degli amministratori privi di deleghe. I ricorrenti affermavano di essersi legittimamente affidati alle informazioni fornite dai soggetti delegati (presidente e direttore generale), data anche la loro recente nomina e l’assenza di specifici ‘segnali di allarme’. Sostenevano, inoltre, l’inesigibilità di una condotta diversa, invocando la buona fede.

La Corte ha respinto fermamente queste argomentazioni, richiamando l’art. 2381 del codice civile. Tale norma impone a tutti gli amministratori, anche non esecutivi, un obbligo di ‘agire in modo informato’, che si traduce in un dovere attivo di acquisizione delle informazioni necessarie. Questo dovere è rafforzato in contesti aziendali critici o di emergenza. La recente nomina non è una scusante: proprio perché appena insediati, gli amministratori avrebbero dovuto compiere una verifica autonoma e approfondita, non potendosi accontentare delle rassicurazioni ricevute. La Corte ha inoltre ricordato che, in materia di sanzioni amministrative, vige una presunzione di colpa: spetta al sanzionato dimostrare di aver agito senza colpa, prova che i ricorrenti non sono riusciti a fornire.

La coerenza della motivazione: responsabilità e commisurazione della sanzione

Con l’ultimo motivo, i ricorrenti lamentavano una presunta contraddittorietà nella motivazione della Corte d’Appello. Quest’ultima, da un lato, aveva escluso che la recente nomina potesse scriminare la loro responsabilità; dall’altro, l’aveva utilizzata come elemento per giustificare una riduzione della sanzione. La Cassazione ha chiarito che non vi è alcuna contraddizione. Si tratta di due valutazioni distinte e coerenti:
1. Accertamento della responsabilità: La recente nomina non fa venir meno il dovere di vigilanza e di informazione, quindi non esclude la colpa.
2. Determinazione della sanzione: La stessa circostanza (brevità dell’incarico, contesto difficile) può essere legittimamente considerata per graduare la sanzione secondo i principi di proporzionalità e individualizzazione, come previsto dalla legge (art. 11 L. n. 689/1981).

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso basandosi su principi consolidati del diritto societario e amministrativo. In primo luogo, ha confermato che il ‘dies a quo’ per la decadenza dell’azione sanzionatoria dell’Autorità di vigilanza coincide con la conclusione dell’istruttoria, non con la ricezione di singole informazioni preliminari. In secondo luogo, ha riaffermato l’ampia portata del dovere di ‘agire in modo informato’ ex art. 2381 c.c., che impone un ruolo attivo e di vigilanza a tutti i membri del consiglio di amministrazione, anche a quelli senza deleghe operative. Tale dovere non può essere eluso invocando l’affidamento su informazioni fornite da altri, specialmente in contesti di criticità aziendale. Infine, ha chiarito la distinzione logica e giuridica tra gli elementi che fondano la responsabilità e quelli che incidono sulla commisurazione della sanzione, escludendo qualsiasi contraddittorietà nella decisione impugnata.

Le conclusioni

Questa ordinanza rappresenta un importante monito per tutti gli amministratori di società. La carica non è una posizione passiva, ma comporta doveri precisi di controllo e informazione attiva. La responsabilità degli amministratori non esecutivi è piena e non può essere schermata dietro la mancanza di deleghe o la recente nomina. L’affidamento riposto negli organi esecutivi deve essere sempre vigile e critico. La decisione sottolinea come la valutazione della colpa e quella relativa alla misura della sanzione seguano percorsi distinti: una circostanza insufficiente a escludere la responsabilità può, tuttavia, essere rilevante per mitigarne le conseguenze sanzionatorie, in un’ottica di equità e proporzionalità.

Un amministratore senza deleghe può essere ritenuto responsabile per informazioni omesse in un prospetto?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che tutti gli amministratori, inclusi quelli non esecutivi, hanno un dovere attivo di ‘agire in modo informato’. Questo significa che devono acquisire autonomamente le informazioni necessarie per vigilare sulla gestione e non possono semplicemente fare affidamento su quanto riportato dagli organi esecutivi, specialmente in presenza di criticità note.

Da quando decorre il termine di 180 giorni per la contestazione di un illecito da parte dell’Autorità di vigilanza?
Il termine di decadenza per la contestazione non decorre dalla semplice ricezione di informazioni o segnalazioni, ma dal momento in cui l’attività istruttoria può considerarsi conclusa e l’Autorità ha a disposizione un quadro completo degli elementi necessari per formulare un addebito preciso e circostanziato. Solitamente, questo momento coincide con il deposito della relazione ispettiva finale.

La recente nomina a una carica di amministratore può escludere la responsabilità per colpa?
No, la recente nomina non è di per sé una causa di esclusione della responsabilità. Tuttavia, come chiarito dalla Corte, può essere considerata come una circostanza attenuante al momento di determinare l’importo della sanzione. La Corte d’Appello ha legittimamente usato questo fattore per ridurre la sanzione, senza che ciò contraddicesse l’accertamento della colpa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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