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Responsabilità amministratore non esecutivo: il dovere

La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione CONSOB a carico di un consigliere di amministrazione di una banca, chiarendo la responsabilità dell’amministratore non esecutivo. L’ordinanza stabilisce che anche i consiglieri senza deleghe operative hanno un preciso dovere di informarsi e agire per prevenire illeciti, come l’omissione del prospetto informativo in un’offerta al pubblico. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla tardività della contestazione e sulla mancata applicazione del ‘favor rei’, ribadendo la piena responsabilità del consigliere.

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Responsabilità Amministratore non Esecutivo: la Cassazione fa il punto

Con la recente ordinanza n. 10228/2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale del diritto societario e bancario: la responsabilità dell’amministratore non esecutivo. La decisione chiarisce che la mancanza di deleghe operative non costituisce uno scudo contro le sanzioni, specialmente quando vengono violate norme a tutela del mercato e degli investitori. Il caso riguardava un consigliere di una banca sanzionato dall’Autorità di Vigilanza per non aver adottato il prospetto informativo durante un’offerta al pubblico di azioni della banca stessa.

I Fatti del Caso

L’Autorità di Vigilanza sui mercati finanziari (CONSOB) aveva irrogato una sanzione pecuniaria di 100.000 euro, oltre a una sanzione accessoria, a un membro del consiglio di amministrazione di un noto istituto bancario. La contestazione si fondava sulla violazione dell’art. 94 del Testo Unico della Finanza (TUF), per aver omesso di pubblicare il prospetto informativo relativo a un’offerta al pubblico di azioni proprie, condotta attraverso una campagna promozionale nel corso del 2013.

Sia il procedimento sanzionatorio che il successivo giudizio di appello avevano confermato la legittimità della sanzione. L’amministratore ha quindi proposto ricorso in Cassazione, articolando diversi motivi di doglianza, tutti respinti dalla Suprema Corte.

La questione della tardività della contestazione

Uno dei primi motivi di ricorso riguardava la presunta tardività con cui l’Autorità aveva contestato l’illecito. Secondo il ricorrente, l’Autorità era già in possesso di tutte le informazioni necessarie da una prima relazione ispettiva del 2016 e non avrebbe dovuto attendere una seconda relazione del 2017 per avviare il procedimento.

La Cassazione ha respinto questa tesi, ribadendo un principio consolidato: il termine per la contestazione decorre non dalla mera ‘constatazione’ dei fatti, ma dal loro completo ‘accertamento’. La valutazione della complessità delle indagini e del tempo necessario per raccogliere tutti gli elementi probatori spetta al giudice di merito. In questo caso, la Corte d’Appello aveva legittimamente ritenuto necessaria la seconda relazione per definire pienamente il quadro dell’illecito, rendendo tempestiva la successiva contestazione.

La responsabilità dell’amministratore non esecutivo e il dovere di vigilanza

Il cuore della decisione risiede nell’analisi della responsabilità dell’amministratore non esecutivo. Il ricorrente sosteneva di non avere deleghe operative e, quindi, di non poter essere ritenuto responsabile. La Corte ha demolito questa difesa, richiamando i doveri imposti dagli articoli 2381 e 2392 del codice civile.

La Suprema Corte ha sottolineato che, specialmente in una società bancaria, i consiglieri non esecutivi hanno doveri di particolare pregnanza. Essi sono tenuti ad agire in modo informato e, grazie alla loro professionalità, a ostacolare attivamente gli eventi dannosi. L’inerzia non è ammessa.

La Corte ha chiarito che il dovere di agire informati non dipende solo dalle segnalazioni degli amministratori delegati. I consiglieri non esecutivi devono avere una conoscenza adeguata del business e contribuire attivamente a un governo efficace dei rischi. Questo include il monitoraggio sulle scelte degli organi esecutivi e l’esercizio dei poteri di direttiva o avocazione spettanti all’intero consiglio.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato il rigetto del ricorso basandosi su diversi pilastri giuridici. In primo luogo, ha stabilito che la valutazione del momento in cui l’accertamento di un illecito finanziario si considera concluso è una questione di fatto, incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. La complessità del caso giustificava il tempo impiegato dall’Autorità di Vigilanza.

In secondo luogo, la Corte ha escluso l’applicazione del principio del favor rei (legge più favorevole). A differenza delle sanzioni per abusi di mercato, che hanno una natura ‘sostanzialmente penale’, le sanzioni per violazione dell’obbligo di prospetto non possiedono la stessa carica afflittiva. Pertanto, non si applica la retroattività della legge più mite introdotta dal D.Lgs. 72/2015.

Infine, e soprattutto, la Corte ha fatto leva sulla presunzione iuris tantum di colpa legata alla carica ricoperta. L’amministratore non esecutivo ha l’onere di dimostrare la sua estraneità ai fatti o l’impossibilità di evitarli tramite un diligente espletamento dei suoi compiti. La mera assenza di deleghe non è sufficiente. Doveva dimostrare di essersi attivato (richiedendo informazioni, convocando il cda, etc.) a fronte di operazioni anomale come una campagna promozionale per la vendita di azioni proprie senza prospetto.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito per tutti i membri dei consigli di amministrazione, in particolare per quelli senza deleghe. La carica di amministratore, anche se non esecutiva, non è una posizione onorifica ma comporta doveri attivi di controllo e vigilanza. L’inerzia di fronte a segnali di allarme o a evidenti violazioni di legge configura una colpa e fonda la responsabilità personale. La decisione riafferma che la tutela del mercato e degli investitori richiede un coinvolgimento consapevole e proattivo da parte di tutto l’organo amministrativo, senza eccezioni.

Un amministratore senza deleghe è responsabile per le violazioni commesse dalla società?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, anche gli amministratori non esecutivi (senza deleghe) hanno il dovere di agire in modo informato e di attivarsi per prevenire illeciti. La loro inerzia di fronte a segnali di allarme costituisce una colpa e fonda la loro responsabilità, poiché sono tenuti a contribuire al governo efficace dei rischi aziendali.

Quando inizia a decorrere il termine per la CONSOB per contestare un illecito finanziario?
Il termine non decorre dalla semplice conoscenza di un fatto, ma dal momento in cui l’Autorità ha completato l’accertamento, raccogliendo tutti gli elementi necessari a dimostrare la sussistenza della violazione. La valutazione della complessità e della durata di tale accertamento è rimessa al giudice di merito.

Il principio della legge più favorevole (favor rei) si applica sempre alle sanzioni amministrative della CONSOB?
No. La Corte ha specificato che il principio si applica alle sanzioni di natura ‘sostanzialmente penale’, come quelle per abusi di mercato. Non si applica automaticamente a tutte le sanzioni amministrative, come quelle per la violazione dell’obbligo di pubblicazione del prospetto informativo, che non hanno la stessa ‘elevata carica di severità’.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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