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Reclamo spese procedurali: quando è inammissibile?

Una società in crisi ha impugnato l’importo delle spese procedurali richiesto dal Tribunale nella fase di accesso a una procedura di regolazione. La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del reclamo, stabilendo che un simile reclamo spese procedurali può essere sollevato solo contestualmente all’impugnazione della sentenza finale che definisce l’istanza, come quella che apre la liquidazione giudiziale, e non attraverso un’azione separata contro un provvedimento interlocutorio.

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Reclamo spese procedurali nella crisi d’impresa: la Cassazione stabilisce i limiti

L’Ordinanza n. 12523/2024 della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui rimedi esperibili nel contesto del nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (C.C.I.I.). La Suprema Corte ha stabilito che un reclamo spese procedurali, relative a un provvedimento emesso nella fase di accesso a una procedura di regolazione della crisi, non è ammissibile come azione autonoma. Vediamo insieme i dettagli della vicenda e i principi affermati.

I Fatti di Causa

Una società creditrice aveva presentato un ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società a responsabilità limitata unipersonale. Quest’ultima, per contrastare l’iniziativa, aveva richiesto l’accesso a uno strumento di regolazione della crisi, ai sensi dell’art. 40 del C.C.I.I.

Il Tribunale accoglieva l’istanza, concedendo un termine di sessanta giorni per il deposito della proposta di concordato preventivo. Contestualmente, ordinava alla società debitrice di versare, entro dieci giorni, una somma di 10.000 euro a titolo di spese processuali, come previsto dall’art. 44, comma 1, lett. d) del C.C.I.I.

Ritenendo l’importo eccessivo, la società debitrice proponeva reclamo alla Corte d’Appello, chiedendo la riduzione della somma a 1.000 euro.

La Decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello dichiarava il reclamo “manifestamente inammissibile”, motivando la decisione con il fatto che tale mezzo di impugnazione non fosse previsto dal C.C.I.I. avverso il tipo di provvedimento emesso dal Tribunale. Contro questa decisione, la società debitrice presentava ricorso per cassazione.

I Motivi del Ricorso e il reclamo spese procedurali

La ricorrente lamentava due principali violazioni di legge:
1. Motivazione apparente: La semplice affermazione che il reclamo non fosse previsto dalla normativa non costituiva, a suo dire, una motivazione adeguata a sorreggere la decisione di inammissibilità.
2. Violazione dell’art. 124 C.C.I.I.: Tale articolo prevede espressamente la possibilità per il debitore di proporre reclamo contro i decreti del tribunale, rendendo incomprensibile la decisione della Corte d’Appello.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo infondati entrambi i motivi e cogliendo l’occasione per delineare i confini dell’impugnabilità dei provvedimenti interlocutori nel nuovo procedimento unitario per la gestione della crisi.

Innanzitutto, la Corte ha chiarito che la motivazione della Corte d’Appello, sebbene sintetica, non era apparente. Indicare che il reclamo era inammissibile perché non previsto dalla legge per quello specifico atto costituiva una spiegazione chiara e sufficiente della ragione della decisione.

Nel merito, la Cassazione ha operato una distinzione fondamentale tra le norme che regolano in via generale il procedimento unitario per l’accesso alle procedure (artt. 40-53 C.C.I.I.) e quelle che disciplinano i singoli rimedi, come l’art. 124 C.C.I.I. L’ordinanza del Tribunale, che fissava le spese, era stata emessa ai sensi dell’art. 44, comma 1, lett. d), all’interno della fase preliminare di accesso.

Secondo la Corte, il legislatore ha inteso creare un sistema in cui le contestazioni su provvedimenti interlocutori, come quello sulle spese, non devono frammentare e ritardare il procedimento. Qualsiasi doglianza in merito all’ammontare delle spese deve essere “convogliata” e presentata all’interno dei motivi di reclamo avverso il provvedimento finale che definisce questa fase, ovvero la sentenza che, ad esempio, dichiara l’apertura della liquidazione giudiziale (ai sensi degli artt. 49 e 51 C.C.I.I.).

Di conseguenza, un reclamo spese procedurali proposto in via autonoma e immediata contro il decreto che le stabilisce è inammissibile.

Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione stabilisce un principio di diritto cruciale per l’efficienza delle nuove procedure di crisi d’impresa. L’impugnazione dei provvedimenti interlocutori è limitata per evitare ritardi e contenziosi frammentari. La corretta sede per contestare la quantificazione delle spese processuali preliminari è il reclamo avverso la sentenza che conclude la fase di accesso alla procedura. Questa interpretazione mira a bilanciare il diritto di difesa con l’esigenza di celerità, principio cardine del Codice della Crisi d’Impresa.

È possibile contestare l’importo delle spese processuali stabilito dal Tribunale nella fase di accesso a una procedura di regolazione della crisi?
Sì, ma non con un reclamo autonomo e immediato. La contestazione deve essere inserita tra i motivi di reclamo contro la sentenza finale che definisce la fase di accesso, come quella che apre la liquidazione giudiziale.

Perché la Corte d’Appello ha dichiarato il reclamo inammissibile?
La Corte d’Appello lo ha dichiarato inammissibile perché il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza non prevede la possibilità di un reclamo separato contro il decreto specifico che fissa le spese procedurali ai sensi dell’art. 44, comma 1, lett. d), C.C.I.I.

Qual è il principio di diritto stabilito dalla Corte di Cassazione in questa ordinanza?
La Corte ha stabilito che ogni eventuale doglianza sull’ammontare delle spese fissate nella fase preliminare di accesso a una procedura di regolazione della crisi può essere presentata solo nei motivi di reclamo avverso la sentenza con cui il tribunale, definita la domanda, dichiara l’apertura della liquidazione giudiziale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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