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Qualità di consumatore: l’onere della prova

La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualità di consumatore deve essere provata dal soggetto che la invoca per ottenere le tutele previste dalla legge. Nel caso di una fideiussione bancaria, il garante ha l’onere di dimostrare di aver agito per scopi estranei alla propria attività professionale. La Corte ha inoltre chiarito che non si forma il giudicato interno su tale qualifica se la domanda principale è stata respinta, permettendo al giudice d’appello di riesaminare i fatti costitutivi dell’eccezione di abusività.

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Qualità di consumatore: chi deve fornire la prova?

La qualità di consumatore rappresenta il pilastro fondamentale per accedere alle tutele speciali previste dal Codice del Consumo nei rapporti con gli istituti di credito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha analizzato il riparto dell’onere probatorio nelle controversie legate alle fideiussioni bancarie, chiarendo chi debba dimostrare lo scopo della garanzia prestata.

Il caso: contestazione della qualità di consumatore

La vicenda riguarda un garante che ha impugnato una fideiussione omnibus sostenendo la propria natura di consumatore per far dichiarare la nullità di alcune clausole vessatorie. Dopo un rigetto in primo grado, la questione si è spostata sulla possibilità per il giudice d’appello di rimettere in discussione tale status. La ricorrente sosteneva che, non avendo la banca impugnato specificamente l’accertamento sulla sua qualifica, si fosse formato un giudicato interno. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato questa tesi, evidenziando che la qualifica soggettiva è un elemento del fatto costitutivo dell’eccezione e non una statuizione autonoma.

L’onere della prova e la qualità di consumatore

Il cuore della decisione risiede nell’applicazione dell’articolo 2697 del codice civile. La qualità di consumatore non può essere presunta né deve essere il professionista a dover provare la qualifica della controparte. Spetta al garante allegare e provare tempestivamente di aver agito per scopi personali, estranei a qualsiasi attività imprenditoriale o professionale. Questo principio garantisce che la tutela rafforzata sia riservata solo a chi si trova effettivamente in una posizione di disparità contrattuale.

Il superamento del garante di riflesso

La giurisprudenza ha definitivamente superato la vecchia teoria del garante di riflesso, secondo cui lo status del fideiussore dipendeva da quello del debitore principale. Oggi, la valutazione è strettamente personale. Il garante deve dimostrare di non possedere partecipazioni rilevanti o ruoli gestionali nella società garantita, poiché tali elementi escluderebbero la natura consumeristica dell’operazione.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la decisione spiegando che la qualità di consumatore è un fatto che deve essere introdotto nel processo dalla parte che intende trarne vantaggio. Non trattandosi di una questione pregiudiziale di rito, il giudice d’appello può sempre riesaminare la sussistenza dei requisiti se la domanda di merito è stata rigettata. La vicinanza della prova impone che sia il soggetto privato a documentare le proprie finalità personali, non potendosi pretendere che la banca provi un fatto negativo o estraneo alla propria sfera di conoscenza.

Le conclusioni

In conclusione, chi intende contestare una fideiussione bancaria invocando la normativa a tutela dei consumatori deve agire con estrema precisione probatoria sin dal primo grado. È necessario dimostrare l’assenza di collegamenti professionali con il debitore garantito e la natura privata dell’operazione. La mancanza di tale prova comporta l’applicazione delle norme ordinarie del codice civile, rendendo molto più difficile la contestazione delle clausole contrattuali sottoscritte.

Chi deve dimostrare di essere un consumatore in una causa contro una banca?
L’onere della prova spetta al soggetto che invoca la tutela, il quale deve dimostrare di aver agito per scopi estranei alla propria attività professionale.

Cosa succede se non si prova la qualità di consumatore nel primo atto difensivo?
Il rischio è l’impossibilità di beneficiare delle tutele del Codice del Consumo, con la conseguente applicazione delle norme ordinarie del codice civile.

Il garante di una società può essere considerato un consumatore?
Sì, ma deve provare di non avere interessi professionali o ruoli gestionali nella società garantita, agendo esclusivamente per scopi personali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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