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Prova fallibilità: bilancio non depositato è valido?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la prova della fallibilità di un’impresa non si basa esclusivamente sui bilanci depositati. Con l’ordinanza n. 18141/2024, ha chiarito che un imprenditore può dimostrare di non superare le soglie di fallibilità anche attraverso documenti contabili interni, come un bilancio di verifica, sebbene non depositato al registro delle imprese. La Corte ha cassato la decisione d’appello che aveva escluso tale prova a priori, imponendo ai giudici di merito una valutazione complessiva di tutta la documentazione prodotta per accertarne la veridicità.

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Prova della fallibilità: anche un bilancio non depositato ha valore

L’onere della prova della fallibilità e, più precisamente, della sussistenza dei requisiti per non essere dichiarati falliti, è una questione cruciale per ogni imprenditore. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 18141 del 2024, interviene su un punto fondamentale: quali documenti sono ammissibili per fornire questa prova? La Corte ha chiarito che il mancato deposito di un bilancio al registro delle imprese non ne determina automaticamente l’inattendibilità, aprendo alla validità di prove alternative.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda l’amministratore unico e socio di una S.r.l. in liquidazione, dichiarata fallita dal Tribunale nel 2017. L’amministratore aveva proposto reclamo, sostenendo che la società non superava le soglie dimensionali previste dalla legge fallimentare. A sostegno della sua tesi, aveva prodotto i bilanci degli esercizi 2014 e 2015, regolarmente depositati, e un bilancio di verifica per l’anno 2016, oltre ad altra documentazione contabile come il libro giornale.

La Corte d’Appello, tuttavia, aveva rigettato il reclamo. La sua decisione si fondava su un unico presupposto: il bilancio di verifica del 2016 era stato ritenuto inattendibile per il solo fatto di non essere mai stato depositato presso il registro delle imprese. Secondo i giudici di merito, questa omissione ne inficiava la rilevanza probatoria.

La Decisione della Corte di Cassazione

Investita della questione, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’imprenditore, cassando con rinvio la sentenza d’appello. Gli Ermellini hanno ritenuto errato il ragionamento della corte territoriale, in quanto basato su un’interpretazione eccessivamente restrittiva delle norme sulla prova in materia fallimentare.

Secondo la Cassazione, il giudice non può escludere a priori un documento contabile solo perché non è stato formalmente depositato. Al contrario, ha il dovere di valutarlo nel contesto di tutta la documentazione prodotta per stabilirne l’effettiva veridicità e attendibilità.

Le Motivazioni: La gerarchia delle prove sulla fallibilità

La Corte ha ribadito alcuni principi fondamentali in materia di prova della fallibilità. Se è vero che i bilanci degli ultimi tre esercizi, approvati e depositati, costituiscono il “mezzo privilegiato” per dimostrare la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, essi non rappresentano l’unica prova ammissibile.

La Suprema Corte ha specificato che:

1. Mancanza di Prova Legale: I bilanci, anche se regolarmente depositati, non costituiscono una prova legale, ovvero una prova che vincola il giudice. Il loro valore probatorio è liberamente apprezzato dal magistrato.
2. Ammissibilità di Prove Alternative: Anche in assenza di bilanci ritualmente depositati, il debitore può dimostrare di non essere fallibile utilizzando “strumenti probatori alternativi”. Questi possono includere le proprie scritture contabili (come il libro giornale), documenti formati da terzi o qualsiasi altro elemento idoneo a fornire una rappresentazione storica e veritiera dei dati economici e patrimoniali dell’impresa.
3. Dovere di Valutazione del Giudice: Il giudice di merito non può fermarsi alla constatazione formale del mancato deposito. Deve, invece, procedere a una valutazione sostanziale dei dati patrimoniali esposti nel documento non depositato, confrontandoli con gli altri elementi a disposizione (come i bilanci degli anni precedenti e la restante documentazione contabile) per giudicarne la coerenza e l’attendibilità.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello avrebbe dovuto analizzare il bilancio di verifica del 2016 e verificare se i dati in esso contenuti fossero coerenti con i bilanci depositati del 2014 e 2015 e con le altre scritture contabili prodotte.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza rafforza un principio di garanzia per l’imprenditore. Si afferma che la verità sostanziale dei fatti economici deve prevalere sul mero formalismo documentale. Un’impresa non può essere dichiarata fallita sulla base di una lacuna formale, come il mancato deposito di un bilancio, se è in grado di dimostrare con altri mezzi, attendibili e coerenti, di essere al di sotto delle soglie di legge.

In pratica, l’imprenditore che affronta un’istanza di fallimento ha la possibilità di difendersi utilizzando tutto il corredo documentale e contabile a sua disposizione, anche se non formalmente pubblicato. Spetterà poi al giudice il compito di esaminare in modo approfondito e non superficiale l’intero quadro probatorio per giungere a una decisione equa e fondata sulla reale situazione economica dell’impresa.

Un bilancio non depositato al registro delle imprese può essere usato per dimostrare di non essere fallibili?
Sì. La Corte di Cassazione chiarisce che il debitore può dimostrare la sussistenza delle condizioni di non fallibilità anche con strumenti probatori alternativi, come le scritture contabili o altri documenti, qualora manchi un bilancio ritualmente depositato.

Qual è il valore probatorio dei bilanci regolarmente depositati?
I bilanci degli ultimi tre esercizi, regolarmente depositati, costituiscono il “mezzo privilegiato” di prova, in quanto idonei a chiarire la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa, ma non assurgono a prova legale e il loro contenuto può essere contestato o integrato con altri documenti.

Cosa avrebbe dovuto fare la Corte d’Appello con il bilancio di verifica non depositato?
Invece di ritenerlo inattendibile solo per il mancato deposito, la Corte avrebbe dovuto valutare i dati patrimoniali in esso contenuti alla luce degli altri documenti prodotti (come i bilanci degli anni precedenti e le scritture contabili), per stabilire se potessero essere considerati veritieri e sufficienti a provare l’insussistenza dei requisiti di fallibilità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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