LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Prescrizione crediti retributivi: quando scatta il termine?

Due dipendenti hanno agito contro L’Azienda per ottenere il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata durante il periodo di apprendistato. Tale riconoscimento era necessario per il calcolo degli aumenti periodici di stipendio. L’Azienda sosteneva che il diritto fosse ormai scaduto per via della prescrizione crediti retributivi, sostenendo che il tempo per agire fosse iniziato a decorrere durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece confermato che, a causa delle riforme legislative del 2012 e del 2015, il rapporto di lavoro non garantisce più una stabilità tale da eliminare il timore del dipendente di subire ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a correre solo dal momento in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente. La Corte ha rigettato il ricorso dell’Azienda, confermando il diritto dei lavoratori ai pagamenti arretrati.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 20 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 4307 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 4307/2023)

La tutela dei diritti economici e la prescrizione crediti retributivi

Il tema della prescrizione crediti retributivi rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella difesa dei diritti dei lavoratori. Spesso accade che un dipendente si accorga di non aver ricevuto somme dovute, come scatti di anzianità o differenze salariali, solo dopo molto tempo. In questi casi, sorge spontanea la necessità di capire entro quanto tempo sia possibile richiedere queste somme senza perdere il diritto al pagamento. La recente giurisprudenza ha affrontato con decisione il problema del momento esatto in cui questo orologio inizia a ticchettare.

Il caso specifico riguarda alcuni dipendenti che hanno richiesto il computo del periodo di apprendistato ai fini degli aumenti salariali legati all’anzianità. L’Azienda si è opposta fermamente, invocando la scadenza dei termini. Secondo la tesi aziendale, i lavoratori avrebbero dovuto agire durante il rapporto di lavoro. Tuttavia, la legge e i giudici devono bilanciare la certezza del diritto con la protezione della parte più debole del contratto.

Il concetto di stabilità nel rapporto di lavoro

Per comprendere come funziona la prescrizione crediti retributivi, bisogna analizzare il concetto di stabilità del posto di lavoro. In passato, esisteva una distinzione netta tra i rapporti di lavoro protetti dalla cosiddetta tutela reale (reintegro obbligatorio in caso di licenziamento illegittimo) e quelli meno protetti. Dove c’era massima protezione, la prescrizione poteva correre anche durante il lavoro. Dove la protezione era scarsa, il termine restava sospeso fino alla fine del contratto.

Le riforme del 2012 e del 2015 hanno profondamente mutato questo scenario. La possibilità di ottenere il reintegro nel posto di lavoro è diventata un’eccezione piuttosto che la regola. Questo cambiamento ha influenzato direttamente il calcolo dei tempi per richiedere gli arretrati. Se il lavoratore rischia di perdere il posto senza poterlo recuperare facilmente, si trova in una condizione di timore (metus) che gli impedisce di agire serenamente contro il proprio datore di lavoro.

L’impatto delle riforme sulla prescrizione crediti retributivi

La Corte di Cassazione ha chiarito che il nuovo assetto normativo non garantisce più quella stabilità necessaria a far decorrere la prescrizione crediti retributivi durante il rapporto. Anche un contratto a tempo indeterminato, oggi, non offre una garanzia assoluta contro il licenziamento. Questa mancanza di predeterminazione certa delle tutele mette il lavoratore in una posizione di vulnerabilità.

Il principio stabilito è chiaro. Per tutti i diritti che non sono ancora scaduti al momento dell’entrata in vigore delle nuove leggi, il termine di prescrizione di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro. Questo significa che il dipendente può attendere la fine del contratto per richiedere tutto ciò che gli spetta, senza il timore di subire ritorsioni immediate per aver preteso i propri diritti.

Le motivazioni della sentenza sulla prescrizione crediti retributivi

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla necessità di proteggere il lavoratore dal timore di perdere l’occupazione. I giudici hanno osservato che il regime attuale non permette di individuare con certezza i casi in cui il dipendente verrebbe reintegrato in caso di licenziamento ingiusto. Questa incertezza crea una pressione psicologica che giustifica lo slittamento del termine di prescrizione crediti retributivi.

La Corte ha inoltre sottolineato l’importanza di mantenere un’interpretazione uniforme della legge. Una volta che i giudici supremi hanno individuato una regola di diritto, questa deve essere seguita per garantire prevedibilità e ridurre i litigi inutili. Nel caso in esame, L’Azienda non ha fornito ragioni valide per cambiare questo orientamento consolidato, portando così al rigetto delle sue pretese.

Le conclusioni sul caso della prescrizione crediti retributivi

Le conclusioni della vicenda vedono la piena vittoria dei lavoratori e la condanna dell’Azienda. La Corte ha stabilito che i crediti legati agli scatti di anzianità non erano affatto prescritti. Il tempo per richiederli non era mai iniziato a decorrere durante lo svolgimento del lavoro, ma sarebbe partito solo al termine del rapporto. L’Azienda è stata quindi obbligata a pagare non solo le differenze salariali, ma anche tutte le spese legali del giudizio.

Questo risultato conferma una tendenza protettiva verso il dipendente. La prescrizione crediti retributivi non deve diventare una trappola per chi, per necessità economica, decide di non entrare in conflitto con il datore di lavoro mentre il contratto è ancora attivo. La decisione ribadisce che la tutela del salario è un valore prioritario che non può essere sacrificato sull’altare di una stabilità lavorativa che, nei fatti, è diventata sempre più fragile.

Da quando iniziano a contarsi i 5 anni per chiedere gli stipendi arretrati?
Il termine di 5 anni inizia a decorrere solo dal giorno in cui il rapporto di lavoro cessa definitivamente, a meno che non vi sia una stabilità reale del posto.

Perché la prescrizione non corre durante il rapporto di lavoro?
Perché il lavoratore potrebbe avere paura di subire ritorsioni o di essere licenziato se chiedesse i soldi mentre è ancora in servizio.

Cosa succede se il contratto è a tempo indeterminato?
Anche per i contratti a tempo indeterminato vale la regola della decorrenza a fine rapporto, poiché le riforme del 2012 e 2015 hanno ridotto la stabilità del posto.

Termini giuridici

Prescrizione
Termine di tempo entro il quale un soggetto deve far valere un proprio diritto, pena la sua perdita.
Metus
Timore o paura reverenziale che il lavoratore prova verso il datore di lavoro, temendo ritorsioni come il licenziamento.
Nomofilattico
Compito della Corte di Cassazione di garantire l'uniforme interpretazione della legge su tutto il territorio nazionale.
Soccombenza
Principio per cui la parte che perde la causa deve pagare le spese legali anche alla parte che ha vinto.
Regula iuris
Regola di diritto applicata dal giudice per risolvere un caso specifico.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)