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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide

Una lavoratrice si oppone all’esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un’azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.

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Prescrizione crediti di lavoro: quando inizia a decorrere il termine?

La questione della prescrizione crediti di lavoro è un tema cruciale che tocca da vicino i diritti dei lavoratori. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale, stabilendo che, a seguito delle riforme del mercato del lavoro (Legge Fornero e Jobs Act), il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto e non più in costanza di esso. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Una lavoratrice impiegata presso una società in house a partecipazione pubblica, successivamente posta in amministrazione straordinaria, presentava domanda di ammissione allo stato passivo per ottenere il pagamento di differenze retributive maturate per lo svolgimento di mansioni superiori. Il Tribunale accoglieva solo parzialmente la domanda, dichiarando prescritti i crediti maturati oltre il quinquennio precedente la data di presentazione della domanda. La decisione del giudice di primo grado si basava sul presupposto che il rapporto di lavoro fosse assistito da un regime di stabilità, desunto dal fatto che l’azienda, per essere soggetta ad amministrazione straordinaria, doveva avere un organico di almeno duecento dipendenti. Tale stabilità, secondo il Tribunale, avrebbe consentito alla lavoratrice di far valere i propri diritti senza timore di ritorsioni, giustificando così la decorrenza della prescrizione anche durante lo svolgimento del rapporto di lavoro.

La decisione della Corte di Cassazione sulla prescrizione dei crediti di lavoro

La lavoratrice ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando l’errata applicazione delle norme sulla prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando il decreto del Tribunale e rinviando la causa ad altro giudice per una nuova valutazione. Il principio affermato è di notevole importanza: il regime di tutela contro i licenziamenti, come modificato dalla Legge n. 92/2012 e dal D.Lgs. n. 23/2015, non offre più quella “stabilità reale” che in passato giustificava la decorrenza della prescrizione in costanza di rapporto.

Le motivazioni

La Corte ha innanzitutto chiarito che anche i rapporti di lavoro dei dipendenti di società in house a controllo pubblico sono regolati dalla disciplina del lavoro privato, incluse le norme sui licenziamenti (art. 18 Legge 300/1970) e le sue successive modifiche.

Il punto centrale del ragionamento della Cassazione risiede nell’evoluzione di tale disciplina. Prima delle riforme, la giurisprudenza costituzionale aveva stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro potesse decorrere durante il rapporto solo in presenza di un regime di “stabilità reale”, che proteggesse efficacemente il lavoratore dal timore di un licenziamento ritorsivo qualora avesse agito in giudizio per tutelare i propri diritti.

Con le riforme del 2012 e del 2015, il legislatore ha modificato profondamente il sistema sanzionatorio per i licenziamenti illegittimi, limitando le ipotesi di reintegrazione nel posto di lavoro e introducendo una tutela prevalentemente di tipo indennitario. Secondo la Suprema Corte, questa nuova modulazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, priva di presupposti certi per la risoluzione e di una tutela pienamente adeguata, fa venire meno quel regime di stabilità che è condizione necessaria per la decorrenza della prescrizione. Di conseguenza, per tutti i diritti non già prescritti all’entrata in vigore della Legge n. 92/2012, il termine quinquennale di prescrizione inizia a decorrere solo dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un orientamento giurisprudenziale di fondamentale importanza per la tutela dei lavoratori. Si stabilisce che la paura del licenziamento (il cosiddetto metus) è un elemento ancora presente nel rapporto di lavoro a seguito delle recenti riforme, e tale stato psicologico impedisce che il lavoratore possa essere considerato negligente per non aver rivendicato i propri crediti. La decisione estende questa tutela anche ai dipendenti delle società a controllo pubblico, riaffermando che la prescrizione crediti di lavoro è sospesa fino alla fine del rapporto, garantendo così una protezione più efficace dei diritti retributivi, costituzionalmente garantiti.

A seguito delle riforme Fornero e Jobs Act, quando inizia a decorrere la prescrizione per i crediti di lavoro?
Secondo la Corte di Cassazione, per i diritti non ancora prescritti al momento dell’entrata in vigore della Legge n. 92/2012, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Perché la stabilità del rapporto di lavoro non è più considerata sufficiente per far decorrere la prescrizione durante l’impiego?
Le riforme del 2012 e 2015 hanno modificato l’art. 18 della Legge 300/1970, riducendo le ipotesi di reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo. Questa minore tutela non garantisce più quella “stabilità reale” che protegge il lavoratore dal timore di ritorsioni, elemento che in passato giustificava la decorrenza della prescrizione in costanza di rapporto.

Il principio secondo cui la prescrizione decorre dalla fine del rapporto si applica anche ai dipendenti di società pubbliche ‘in house’?
Sì. La Corte di Cassazione ha specificato che anche i rapporti di lavoro dei dipendenti di società a controllo pubblico sono soggetti alla disciplina del lavoro privato, incluse le nuove norme sui licenziamenti. Pertanto, anche per loro, la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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