LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Potere sanzionatorio Consob: quando scatta il termine?

La Corte di Cassazione interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, annullando una decisione di merito che aveva dichiarato la decadenza dell’autorità di vigilanza. La sentenza chiarisce che il termine per la contestazione di un illecito finanziario non decorre dalla mera conoscenza di generiche criticità di un intermediario, ma dal momento in cui l’autorità completa l’attività istruttoria specifica volta a verificare la violazione. Viene così riaffermata la discrezionalità dell’organo di controllo nell’avviare le indagini.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Potere sanzionatorio Consob: quando scatta il termine?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 28222/2024) offre un chiarimento fondamentale sui limiti temporali del potere sanzionatorio Consob. La Suprema Corte ha stabilito che il termine per contestare un illecito non decorre dalla generica conoscenza di problemi di un intermediario, ma dal momento in cui si conclude l’indagine specifica su quella violazione. Questa decisione ridefinisce i confini tra la discrezionalità dell’autorità e i diritti dei soggetti vigilati.

I fatti del caso: la sanzione e l’opposizione

Il caso nasce dalla sanzione amministrativa di 30.000 euro inflitta dall’autorità di vigilanza a un’amministratrice di un noto istituto bancario. La contestazione riguardava la violazione delle norme sulla prestazione dei servizi di investimento, in particolare l’omissione di iniziative volte a garantire un’adeguata mappatura degli strumenti finanziari emessi dalla banca stessa. Ciò, secondo l’autorità, si era tradotto nell’inefficacia delle misure per la verifica di adeguatezza dei titoli (nella fattispecie, obbligazioni subordinate) rispetto alle esigenze della clientela.

L’amministratrice si opponeva alla sanzione, eccependo principalmente la decadenza del potere sanzionatorio. Sosteneva, infatti, che l’autorità avesse formulato la contestazione nel 2016 per fatti risalenti al 2013, ben oltre il termine di legge.

La decisione della Corte d’Appello: la decadenza del potere sanzionatorio

La Corte d’Appello di Firenze accoglieva l’opposizione e annullava la delibera sanzionatoria. Secondo i giudici di merito, l’autorità di vigilanza era a conoscenza della grave situazione dell’istituto bancario già dal dicembre 2013, a seguito di comunicazioni ricevute dalla Banca d’Italia. Pertanto, avrebbe dovuto avviare la procedura sanzionatoria molto prima. Avendola avviata solo nell’ottobre 2016, l’autorità era da ritenersi decaduta dal proprio potere per violazione del termine di 180 giorni previsto dall’art. 195 del Testo Unico della Finanza (TUF).

L’analisi della Cassazione e il principio del potere sanzionatorio Consob

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione di secondo grado, accogliendo il ricorso dell’autorità di vigilanza. Il punto centrale della motivazione risiede nella distinzione fondamentale tra la “constatazione del fatto” e l'”accertamento del fatto”.

La discrezionalità dell’Autorità di Vigilanza

I giudici supremi hanno chiarito che il termine di 180 giorni per la contestazione non inizia a decorrere dal momento in cui l’autorità acquisisce una generica notizia di un possibile illecito. Al contrario, il termine decorre solo dal momento in cui l’autorità ha completato l’attività istruttoria necessaria a verificare la sussistenza dell’infrazione in tutti i suoi elementi.

Spetta all’autorità amministrativa, e non al giudice, decidere se e quando avviare un’attività di indagine. Il ruolo del giudice è limitato a controllare che il provvedimento finale sia stato adottato in un tempo ragionevole, senza poter sindacare le scelte discrezionali sull’avvio dell’istruttoria.

Distinzione tra diverse tipologie di violazioni

La Cassazione ha inoltre evidenziato come la Corte d’Appello abbia commesso un errore cruciale: confondere la conoscenza di problemi generali della banca (legati alla trasparenza e veridicità di un’offerta al pubblico di azioni) con l’accertamento della specifica violazione contestata all’amministratrice (mancata verifica di adeguatezza nella vendita di obbligazioni subordinate). Si tratta di due illeciti distinti, oggetto di diverse attività di vigilanza, i cui termini di accertamento non possono essere sovrapposti.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata, enunciando i seguenti principi di diritto ai quali la Corte d’Appello dovrà attenersi in sede di rinvio:

1. Momento dell’accertamento: Il momento da cui decorre il termine di 180 giorni per la contestazione presuppone un’attività istruttoria e non coincide con la mera acquisizione materiale del fatto, ma con il momento in cui l’autorità ha completato le verifiche sulla sussistenza dell’infrazione.
2. Successività dell’accertamento: L’accertamento di un illecito in materia di intermediazione finanziaria non si identifica con la fine di un’ispezione, ma si colloca in un momento successivo, da valutare caso per caso.
3. Discrezionalità dell’indagine: Spetta all’autorità amministrativa, e non al giudice, decidere se avviare un’indagine. Il giudice può solo verificare ex post la ragionevolezza dei tempi.
4. Cooperazione tra autorità: In caso di intervento di due autorità di supervisione (come Banca d’Italia e Consob), si presume che l’autorità non ispezionante sia in grado di valutare le irregolarità solo quando riceve i rilievi ispettivi o i provvedimenti sanzionatori dall’altra autorità.
5. Amministrazione straordinaria: Se l’intermediario è sottoposto ad amministrazione straordinaria, si presume (fino a prova contraria) che l’autorità di vigilanza possa apprezzare le irregolarità solo dal momento in cui riceve i rapporti periodici dei commissari straordinari.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza rafforza la discrezionalità operativa dell’autorità di vigilanza, stabilendo che la sua inerzia non può essere presunta sulla base di una conoscenza generica delle difficoltà di un operatore di mercato. Per far scattare la decadenza dal potere sanzionatorio Consob, è necessario dimostrare un ritardo ingiustificato a partire dal momento in cui l’autorità ha acquisito tutti gli elementi specifici per contestare un determinato illecito. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d’Appello di Firenze per un nuovo esame che tenga conto di questi principi.

Quando inizia a decorrere il termine di 180 giorni per la contestazione di un illecito da parte dell’autorità di vigilanza?
Il termine decorre non dalla mera acquisizione della notizia del fatto, ma dal momento in cui l’autorità ha completato l’attività istruttoria finalizzata a verificare la sussistenza o meno dell’infrazione.

La conoscenza generica di problemi di una banca è sufficiente a far scattare il termine per sanzionare una violazione specifica?
No. La Corte ha chiarito che la conoscenza di problemi generali (es. sulla trasparenza di un aumento di capitale) non fa decorrere il termine per contestare una violazione differente e specifica (es. mancato rispetto delle regole di adeguatezza nella vendita di obbligazioni).

Il giudice può sindacare la decisione dell’autorità di vigilanza su quando avviare un’indagine?
No, la decisione di avviare o meno un’attività di indagine spetta alla discrezionalità dell’autorità amministrativa. Il giudice può solo controllare a posteriori che il provvedimento sanzionatorio sia stato adottato in un tempo complessivamente ragionevole.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati