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Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28256/2024, interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, annullando una decisione della Corte d’Appello che aveva ritenuto tardiva una sanzione. La Suprema Corte chiarisce che il termine di decadenza per la contestazione di un illecito non decorre dalla generica conoscenza di difficoltà finanziarie di un intermediario, ma dal completamento dell’attività istruttoria specifica sulla violazione contestata, distinguendo tra diverse aree di vigilanza.

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Potere Sanzionatorio Consob: la Cassazione e i Termini di Decadenza

Il corretto esercizio del potere sanzionatorio Consob è fondamentale per garantire la fiducia nel sistema finanziario e la tutela degli investitori. Un aspetto cruciale di tale potere riguarda i termini entro cui l’Autorità deve agire per non incorrere in decadenza. La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 28256 del 4 novembre 2024, offre chiarimenti dirimenti su quando inizi a decorrere il termine per la contestazione degli illeciti, distinguendo nettamente tra la conoscenza generica di una situazione problematica e l’accertamento di una violazione specifica.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una sanzione pecuniaria di 25.000 euro inflitta dalla Consob a un ex dirigente di un istituto di credito, con ruoli di risk manager e responsabile della compliance. La contestazione riguardava la violazione delle norme sulla corretta profilatura di rischio delle obbligazioni subordinate emesse dalla banca stessa. Secondo l’Autorità, l’istituto non aveva aggiornato tempestivamente il livello di rischio dei titoli, nonostante il deterioramento della situazione aziendale.

Il dirigente si era opposto alla sanzione, sostenendo la decadenza del potere sanzionatorio della Consob. La Corte d’Appello di Firenze aveva accolto la sua tesi, annullando la delibera. Secondo i giudici di merito, la Consob era a conoscenza della grave situazione della banca già tra il 2013 e il 2014, grazie a comunicazioni ricevute dalla Banca d’Italia, e avrebbe quindi dovuto avviare prima l’istruttoria. L’avvio delle indagini solo a fine 2015 e la notifica della contestazione nell’ottobre 2016 erano stati ritenuti tardivi rispetto al termine di 180 giorni previsto dal Testo Unico della Finanza (TUF).

La Decisione della Cassazione sul potere sanzionatorio Consob

Investita del ricorso della Consob, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione d’appello. I giudici di legittimità hanno evidenziato un errore fondamentale nel ragionamento della corte territoriale: la confusione tra due distinti ambiti di vigilanza.

Le informazioni ricevute dalla Consob nel 2013-2014 riguardavano presunte irregolarità in materia di trasparenza e veridicità dell’offerta al pubblico di azioni (un aumento di capitale), un’attività di vigilanza diversa da quella sulla correttezza nella prestazione dei servizi di investimento, che includeva la profilatura di rischio delle obbligazioni subordinate. L’indagine specifica su quest’ultima violazione era iniziata solo nel dicembre 2015, e solo da quel momento si poteva iniziare a calcolare la tempestività dell’azione sanzionatoria.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha enunciato principi di diritto cruciali per definire l’ambito del potere sanzionatorio Consob. In primo luogo, ha distinto tra “constatazione del fatto” e “accertamento del fatto”. Il termine di decadenza non decorre dal momento in cui l’Autorità acquisisce una generica notizia di un possibile illecito, ma da quando completa l’attività istruttoria necessaria a verificare, in concreto, la sussistenza e i contorni della violazione.

In secondo luogo, la Corte ha ribadito che la scelta dei tempi e dei modi per avviare un’indagine rientra nella discrezionalità dell’autorità amministrativa. Il giudice non può sostituirsi ad essa stabilendo retroattivamente quando un’ispezione avrebbe dovuto iniziare. Il suo controllo è limitato a verificare la ragionevolezza dei tempi dell’azione, non a imporre un’agenda investigativa.

Infine, è stato chiarito che la vigilanza sui prospetti informativi e quella sulla commercializzazione degli strumenti finanziari sono due momenti distinti di un’attività di supervisione unitaria, ma le relative attività di indagine non sono necessariamente sovrapponibili ai fini del calcolo dei termini di decadenza. La conoscenza di criticità in un settore non fa scattare automaticamente l’orologio per tutti gli altri possibili illeciti.

Le Conclusioni

La sentenza consolida un orientamento fondamentale: il potere sanzionatorio Consob è protetto da interpretazioni che potrebbero indebolirlo, legando la decorrenza dei termini a momenti incerti o a informazioni generiche. La decisione assicura all’Autorità il tempo necessario per svolgere indagini complesse e mirate, senza il rischio che il suo potere svanisca a causa di una conoscenza preliminare e non ancora circostanziata dei fatti. Per gli operatori del settore, ciò significa che la vigilanza può essere approfondita e che l’accertamento di una violazione specifica costituisce il vero punto di partenza per l’azione sanzionatoria, garantendo così maggiore certezza del diritto e rigore nell’applicazione delle norme.

Quando inizia a decorrere il termine per la Consob per contestare un illecito finanziario?
Il termine di 180 giorni per la contestazione, previsto dall’art. 195 del TUF, non inizia dal momento in cui la Consob riceve una generica notizia su una possibile irregolarità, ma da quando completa l’attività istruttoria finalizzata a verificare la sussistenza specifica dell’infrazione.

La conoscenza di un problema in un’area di vigilanza (es. un aumento di capitale) fa partire i termini anche per altre possibili violazioni (es. servizi di investimento)?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che le diverse attività di supervisione sono distinte. L’accertamento di un fatto illecito in un determinato ambito non implica l’automatica decorrenza dei termini per contestare violazioni diverse, anche se relative allo stesso intermediario.

Un giudice può stabilire che la Consob avrebbe dovuto iniziare prima la sua indagine?
No, la decisione su se, come e quando avviare un’attività di indagine spetta alla discrezionalità dell’autorità amministrativa. Il controllo del giudice è successivo e riguarda la ragionevolezza dei tempi in cui è stato adottato il provvedimento sanzionatorio, non la scelta del momento di avvio dell’istruttoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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