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Patto commissorio: nullo anche con società del gruppo

La Corte di Cassazione stabilisce che il divieto di patto commissorio si applica anche a operazioni complesse, come il sale and lease back, realizzate tramite diverse società dello stesso gruppo bancario. La valutazione non deve fermarsi alla distinzione formale dei soggetti, ma deve esaminare la sostanza economica dell’accordo e l’eventuale presenza di un unico centro di interessi volto a eludere la norma, cassando la decisione del tribunale che aveva escluso la nullità basandosi sulla diversità soggettiva tra creditore e acquirente.

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Patto commissorio: nullo anche tra società dello stesso gruppo

Il divieto di patto commissorio, sancito dall’articolo 2744 del Codice Civile, rappresenta un pilastro del nostro ordinamento a tutela del debitore e della parità di trattamento tra i creditori. Ma cosa succede quando un’operazione finanziaria complessa, orchestrata attraverso diverse società appartenenti allo stesso gruppo, sembra aggirare questo divieto? Con l’ordinanza n. 30702/2023, la Corte di Cassazione ha offerto un chiarimento fondamentale: la forma non può prevalere sulla sostanza.

Il Caso: Un’Operazione Finanziaria Sotto la Lente

La vicenda riguarda una società immobiliare e una società commerciale, di fatto riconducibili agli stessi soggetti, che si trovavano in una significativa posizione debitoria verso un istituto bancario. Per ripianare parte di questo debito, viene strutturata un’operazione di sale and lease back.

Nel dettaglio, la società immobiliare vende un proprio bene a una società di leasing. Quest’ultima, però, fa parte dello stesso gruppo bancario della banca creditrice originaria. Contestualmente, la società di leasing concede in locazione finanziaria il medesimo immobile alla società commerciale. Il prezzo della vendita viene immediatamente utilizzato per due scopi principali:
1. Rimborsare una parte cospicua del debito preesistente verso la banca del gruppo.
2. Pagare la prima rata del canone di leasing alla neo-proprietaria, la società di leasing.

Successivamente, la società commerciale utilizzatrice del bene viene dichiarata fallita. La società di leasing chiede di essere ammessa al passivo fallimentare per i canoni non pagati, ma la curatela si oppone, sostenendo che l’intera operazione fosse nulla in quanto elusiva del divieto di patto commissorio.

La Valutazione del Tribunale e il Divieto di Patto Commissorio

In un primo momento, il Tribunale aveva dato ragione alla società di leasing. La sua motivazione si basava su un’interpretazione formale: la società che aveva acquistato l’immobile (la società di leasing) non era la stessa entità giuridica che vantava il credito originario (la banca). Secondo questa visione, la diversità soggettiva tra le due società, seppur appartenenti al medesimo gruppo, era sufficiente a escludere la violazione del divieto.

Questa lettura, tuttavia, non considerava l’operazione nel suo complesso e la sua finalità economica concreta: garantire il creditore con la proprietà di un bene del debitore, al di fuori delle procedure legali.

L’Analisi della Cassazione sul Patto Commissorio e i Gruppi Societari

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente questa prospettiva, accogliendo il ricorso della curatela fallimentare. I giudici hanno affermato un principio cruciale: per verificare la violazione del divieto di patto commissorio, non ci si può limitare a guardare l’identità formale dei soggetti stipulanti. È necessario, invece, indagare la funzione economica complessiva dell’operazione e il nesso di interdipendenza tra i vari contratti.

La Corte ha sottolineato che il divieto può essere eluso anche attraverso negozi collegati, complessi o misti. La diversità soggettiva tra chi acquista il bene e il creditore originario diventa irrilevante se emerge che entrambi agiscono come un unico “centro di interessi”. Nel caso di specie, le due società del gruppo bancario, agendo in modo coordinato, hanno realizzato proprio lo scopo vietato dalla norma: l’acquisizione della proprietà del bene del debitore a scopo di garanzia.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si fondano sulla ratio stessa dell’art. 2744 c.c., che è quella di impedire un’indebita coazione sul debitore in difficoltà e di tutelare la par condicio creditorum. Permettere di aggirare tale divieto attraverso l’uso di diverse entità legali all’interno di un unico gruppo societario significherebbe vanificare la portata della norma. Il giudice deve quindi guardare oltre la forma e accertare la reale funzione dell’assetto di interessi voluto dalle parti. Se emerge che il trasferimento del bene è funzionalmente preordinato a uno scopo di garanzia, piuttosto che di scambio, l’operazione è illecita. La dimostrazione più evidente di ciò, nel caso esaminato, era il flusso di denaro: il prezzo di vendita era stato immediatamente dirottato per estinguere il debito con la banca ‘sorella’, svelando la natura puramente strumentale della compravendita.

Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione ha importanti implicazioni pratiche. Rappresenta un monito per gli operatori finanziari e le imprese: la strutturazione di operazioni attraverso diverse società di un gruppo non è uno scudo invalicabile contro la nullità per violazione di norme imperative. I tribunali sono chiamati a un’analisi sostanziale degli accordi, per smascherare eventuali intenti elusivi. Per le imprese in difficoltà, è una riaffermazione della tutela contro meccanismi che potrebbero portare a una spogliazione dei beni al di fuori delle garanzie procedurali previste dalla legge. La sentenza chiarisce che la coesione e la strategia unitaria di un gruppo societario possono trasformare una serie di atti formalmente leciti in un’unica operazione illecita.

Che cos’è il patto commissorio e perché è vietato dalla legge?
È un accordo che prevede il trasferimento automatico della proprietà di un bene dato in garanzia al creditore in caso di inadempimento del debitore. L’art. 2744 del Codice Civile lo vieta per proteggere il debitore da possibili abusi da parte del creditore e per garantire la parità di trattamento tra tutti i creditori (par condicio creditorum).

Un contratto di sale and lease back può violare il divieto di patto commissorio?
Sì. Sebbene il sale and lease back sia di per sé un contratto lecito, può essere utilizzato per eludere il divieto di patto commissorio. Ciò accade quando l’operazione non ha una reale funzione di scambio (ottenere liquidità mantenendo l’uso del bene), ma mira essenzialmente a fornire una garanzia atipica al creditore, con squilibri tra il valore del bene e il prezzo pagato o con altre anomalie sintomatiche.

Il divieto di patto commissorio si applica se il creditore e l’acquirente del bene sono società diverse ma appartenenti allo stesso gruppo?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, la distinzione formale tra le persone giuridiche è irrilevante se queste agiscono come un unico “centro di interessi” per realizzare lo scopo vietato dalla legge. Il giudice deve valutare l’operazione nel suo complesso per accertare se, nella sostanza, si è realizzato un trasferimento a scopo di garanzia in favore del gruppo creditore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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