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Onere della prova: chi deve provare il vizio del bene?

Un agricoltore ha citato in giudizio il fornitore di teli di plastica, sostenendo che un difetto avesse causato la maturazione tardiva del suo raccolto di angurie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nell’azione di garanzia per vizi, l’onere della prova della preesistenza del difetto grava sul compratore. Il caso distingue nettamente tra garanzia per vizi e azione di inadempimento, confermando che l’acquirente professionale non può beneficiare delle tutele previste per i consumatori.

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Onere della Prova nella Vendita: Chi Paga per i Vizi Occulti?

Quando si acquista un bene per la propria attività professionale e si scopre un difetto, su chi ricade il compito di dimostrare che il problema esisteva già al momento della consegna? La questione sull’onere della prova è cruciale e può determinare l’esito di una controversia. Con l’ordinanza n. 17074/2024, la Corte di Cassazione è tornata su questo tema fondamentale, offrendo chiarimenti importanti sulla distinzione tra garanzia per vizi e azione di inadempimento, soprattutto in contesti commerciali.

I Fatti del Caso: La Coltivazione di Angurie a Rischio

Un imprenditore agricolo acquistava da una società dei teli di plastica destinati alla copertura di una coltivazione di angurie. Successivamente, l’agricoltore lamentava che i teli presentavano una trasparenza non uniforme, alterando il ciclo di maturazione dei frutti. Questo ritardo lo costringeva a vendere il raccolto a un prezzo inferiore, subendo un notevole danno economico. Di conseguenza, decideva di citare in giudizio la società venditrice per ottenere il risarcimento dei danni.

Il Percorso Giudiziario e l’Onere della Prova

In primo grado, il Tribunale accoglieva la domanda dell’agricoltore, condannando la società venditrice e la sua compagnia assicurativa a un cospicuo risarcimento. La situazione si ribaltava completamente in secondo grado: la Corte d’Appello riformava la sentenza, rigettando le richieste dell’attore. La controversia giungeva così in Cassazione, dove l’agricoltore sollevava due motivi principali: l’errata applicazione delle regole sull’onere della prova e una motivazione solo apparente da parte della Corte territoriale.

Secondo il ricorrente, poiché i vizi erano stati denunciati entro sei mesi dalla consegna, l’onere della prova avrebbe dovuto gravare sulla società venditrice, la quale avrebbe dovuto dimostrare la conformità del prodotto. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato questa tesi.

Le Motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha chiarito una distinzione fondamentale. L’azione di garanzia per i vizi della cosa venduta è un rimedio specifico, diverso dall’azione generale di adempimento contrattuale. Nella garanzia per vizi, il presupposto è l’esistenza di un difetto preesistente alla conclusione del contratto. La responsabilità del venditore sorge in una situazione quasi di ‘soggezione’ all’iniziativa del compratore, che può scegliere tra la riduzione del prezzo (actio quanti minoris) o la risoluzione del contratto (actio redibitoria).

Essendo queste azioni fondate sul dato oggettivo dell’esistenza del vizio, indipendentemente dalla colpa del venditore, l’onere della prova grava interamente sul compratore. È quest’ultimo che deve dimostrare non solo il difetto, ma anche la sua preesistenza al momento della vendita. I principi giurisprudenziali che alleggeriscono l’onere probatorio per il creditore (come quelli sanciti da Cass. S.U. 13533/2001) non si applicano a questa fattispecie.

Inoltre, la Corte ha sottolineato che l’agricoltore, avendo acquistato i teli per la sua attività d’impresa, non poteva essere qualificato come ‘consumatore’. Di conseguenza, non poteva beneficiare delle norme più favorevoli del Codice del Consumo, che in certi casi prevedono un’inversione dell’onere della prova. Infine, la Corte d’Appello aveva rilevato che l’agricoltore non solo non aveva provato il vizio, ma aveva anche reso impossibile ogni accertamento tecnico successivo, avendo tagliato i teli e lasciato i resti esposti agli agenti atmosferici.

Le Conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio cardine del diritto civile: nell’ambito di una compravendita tra professionisti, chi lamenta un vizio del bene acquistato ha il compito di provarne l’esistenza e l’anteriorità rispetto alla consegna. Non è possibile invocare un’inversione dell’onere probatorio, a meno che non si agisca con un’azione di esatto adempimento per vizi manifestatisi dopo la conclusione del contratto. Questa decisione sottolinea l’importanza per gli acquirenti professionali di documentare e conservare adeguatamente le prove dei difetti lamentati, poiché il successo di un’eventuale azione legale dipende interamente dalla loro capacità di soddisfare il proprio onere della prova.

In un contratto di vendita tra professionisti, su chi ricade l’onere della prova in caso di vizi della merce?
Secondo la Corte, nell’azione di garanzia per vizi, l’onere di provare che il difetto esisteva già al momento della conclusione del contratto grava interamente sul compratore.

Un imprenditore che acquista un bene per la sua attività può essere considerato un ‘consumatore’?
No. La Corte ha specificato che quando una persona fisica conclude un contratto per scopi legati alla propria attività imprenditoriale o professionale, non può essere qualificata come consumatore e, di conseguenza, non può beneficiare delle relative tutele, come quelle sull’onere della prova.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove e i fatti di una causa?
No. Il giudizio in Cassazione è un ‘giudizio di legittimità’, non di merito. La Corte non può riesaminare i fatti o fornire una nuova valutazione delle prove, ma solo verificare la corretta applicazione delle norme di diritto e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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