LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Onere della prova: chi deve produrre il contratto?

Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un rapporto di conto corrente, chiedendo la restituzione di somme ritenute indebitamente addebitate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l’onere della prova circa l’inesistenza di un contratto scritto o la nullità delle sue clausole spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell’indebito. La Corte ha inoltre confermato il limite temporale di dieci anni per le richieste di produzione documentale da parte della banca, ai sensi dell’art. 119 del Testo Unico Bancario.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Onere della Prova nel Contenzioso Bancario: La Cassazione Fa Chiarezza

Nel complesso mondo del diritto bancario, una delle questioni più dibattute riguarda chi debba dimostrare cosa in un processo. La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 18227/2024 offre spunti fondamentali su questo tema, in particolare sull’onere della prova che grava sul correntista quando agisce contro la banca per la restituzione di somme. Analizziamo questa importante decisione per capire le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Restituzione

Una società cooperativa, titolare di un conto corrente, conveniva in giudizio il proprio istituto di credito. L’obiettivo era ottenere l’accertamento del corretto dare e avere del rapporto e la condanna della banca alla restituzione di somme che si assumevano indebitamente percepite, a causa di presunte nullità contrattuali. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello respingevano le domande della società. Di conseguenza, la questione è giunta all’attenzione della Corte di Cassazione.

La Decisione della Cassazione e l’Onere della Prova

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, esaminando e respingendo tutti e quattro i motivi di doglianza. La decisione si fonda su principi consolidati in materia di onere della prova, limiti alla richiesta di documentazione e valutazione dell’usura.

A Chi Spetta Produrre il Contratto?

Il punto cruciale della controversia riguardava l’onere della prova. La società ricorrente sosteneva che, in assenza di un contratto scritto prodotto dalla banca, le clausole contestate dovessero considerarsi nulle. La Cassazione ha ribaltato questa prospettiva, chiarendo un principio fondamentale: quando un cliente agisce per la restituzione di somme (azione di ripetizione dell’indebito), è egli stesso a dover provare l’inesistenza della causa giustificativa del pagamento. In altre parole, spetta al correntista dimostrare che i pagamenti sono avvenuti in assenza di un valido contratto o sulla base di clausole nulle, producendo il documento contrattuale. Non si può pretendere che sia la banca a dover provare l’esistenza di un diritto che il cliente sta contestando.

Limiti alla Richiesta di Documentazione Bancaria

Un altro motivo di ricorso verteva sul rigetto della richiesta di esibizione della documentazione contrattuale e contabile da parte della banca, ai sensi dell’art. 119 del Testo Unico Bancario (TUB). La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, basandosi su una duplice motivazione (c.d. duplice ratio). La seconda motivazione, ritenuta sufficiente a sorreggere la decisione, è che il diritto del cliente a ottenere copia della documentazione copre solo le operazioni degli ultimi dieci anni. Per i periodi antecedenti, vige l’onere generale, gravante su entrambe le parti, di conservare i documenti a prova dei propri diritti. La richiesta di esibizione in giudizio, inoltre, non può essere usata come strumento per sopperire al mancato assolvimento del proprio onere della prova.

La Questione dell’Usura nei Conti Correnti

Infine, la Corte ha affrontato il tema dell’usura. La ricorrente lamentava che gli interessi applicati avessero superato il tasso soglia. La Cassazione ha precisato che, ai fini della valutazione dell’usurarietà, si deve guardare al momento in cui gli interessi sono stati pattuiti. Un eventuale superamento del tasso soglia intervenuto successivamente (c.d. usura sopravvenuta) non rende il contratto nullo, a meno che non vi sia stata una modifica unilaterale delle condizioni da parte della banca (ius variandi), che di fatto configura una nuova pattuizione. Nel caso di specie, la società non aveva fornito alcuna prova di tale modifica.

Le Motivazioni della Corte

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione ribadendo principi consolidati. Il fulcro del ragionamento risiede nell’applicazione rigorosa dell’art. 2697 del codice civile, che regola l’onere della prova. Chi agisce in giudizio per la ripetizione di un indebito ha l’onere di dimostrare i fatti costitutivi della sua pretesa, inclusa la mancanza di una causa debendi. L’esistenza di un contratto scritto, peraltro riconosciuta nei gradi di merito, non poteva essere messa in discussione senza che la parte attrice fornisse prove concrete a sostegno della sua tesi. Per quanto riguarda la documentazione, la Corte sottolinea che l’art. 119 TUB bilancia il diritto all’informazione del cliente con un ragionevole limite temporale, oltre il quale prevale il principio generale di auto-responsabilità nella conservazione dei propri documenti. Infine, sulla questione dell’usura, la decisione si allinea all’orientamento secondo cui la validità della pattuizione degli interessi va valutata con riferimento alla legge in vigore al momento della stipula del contratto.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame rafforza un importante monito per i correntisti e le imprese che intendono intraprendere un contenzioso bancario. Non è sufficiente contestare genericamente gli addebiti, ma è necessario preparare una solida base probatoria. In particolare:

1. È onere del cliente che chiede la restituzione di somme provare la nullità delle clausole o l’assenza di un contratto scritto, producendolo in giudizio.
2. Il diritto di ottenere copia della documentazione dalla banca è limitato agli ultimi dieci anni.
3. L’accertamento dell’usura va effettuato con riferimento al momento della pattuizione degli interessi, non a eventi successivi, salvo specifiche modifiche contrattuali.

Questa pronuncia sottolinea l’importanza di una gestione diligente della documentazione contrattuale da parte dei clienti e chiarisce le regole processuali che governano questo tipo di contenzioso.

In una causa contro la banca per la restituzione di somme, chi deve provare l’esistenza e il contenuto del contratto?
Secondo la Corte, spetta al cliente che agisce per ottenere la restituzione di somme (azione di ripetizione dell’indebito) l’onere di provare l’inesistenza della causa che giustifica i pagamenti. Ciò significa che deve essere il cliente a produrre il contratto per dimostrare la nullità delle clausole su cui si basano gli addebiti contestati.

La banca è obbligata a fornire al cliente tutta la documentazione del rapporto, anche quella molto vecchia?
No. Il diritto del cliente a ottenere copia della documentazione relativa alle singole operazioni, previsto dall’art. 119 del Testo Unico Bancario, è limitato a quelle effettuate negli ultimi dieci anni. Per i periodi precedenti, vale l’onere generale di conservazione dei documenti che grava su tutte le parti.

Come si valuta l’usura in un contratto di conto corrente se i tassi soglia cambiano nel tempo?
La Corte ha stabilito che la verifica dell’usura deve essere fatta con riferimento al momento in cui gli interessi sono stati promessi o convenuti. Il superamento del tasso soglia in un momento successivo alla stipula (usura sopravvenuta) non rende la pattuizione originaria nulla, a meno che non sia intervenuta una successiva modifica contrattuale che configuri una nuova volontà negoziale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati