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Onere del creditore: inammissibile il ricorso vago

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due garanti contro la decisione della Corte d’Appello. Il caso verteva sul presunto mancato rispetto dell’onere del creditore di agire tempestivamente. La Cassazione ha basato la sua decisione sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorso era formulato in modo generico e disorganico, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza dover consultare altri atti processuali.

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Onere del creditore: la Cassazione ribadisce, ricorso inammissibile se vago e non autosufficiente

L’ordinanza in commento offre un’importante lezione sulla redazione degli atti giudiziari, in particolare del ricorso per Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile un ricorso che, pur sollevando questioni sull’onere del creditore in materia di fideiussione, violava il principio di autosufficienza. Vediamo nel dettaglio i fatti e le ragioni della decisione.

I Fatti di Causa

La vicenda ha origine da un’operazione societaria che ha portato alla costituzione di una nuova società. Nel contesto di questo nuovo assetto, veniva ceduto un credito di 300.000,00 euro a una creditrice. Il debito era riconosciuto dalla nuova società e garantito personalmente da due soci tramite fideiussione.

A seguito del mancato pagamento delle rate del debito, la creditrice otteneva un decreto ingiuntivo contro la società e i due soci garanti. Questi ultimi si opponevano, sostenendo di aver firmato solo in nome e per conto della società e non a titolo personale. Successivamente, la società debitrice veniva dichiarata fallita.

Il Lungo Percorso Giudiziario

Il Tribunale di primo grado respingeva l’opposizione dei garanti, ritenendoli obbligati. La decisione veniva confermata in Appello. I garanti proponevano allora un primo ricorso per Cassazione, che veniva accolto. La Suprema Corte cassava la sentenza d’appello con rinvio, rilevando che i giudici di merito non avevano adeguatamente verificato la tempestività dell’azione della creditrice nei confronti dei garanti entro sei mesi dal fallimento, come previsto dall’art. 1957 c.c. per non perdere la garanzia.

La causa veniva riassunta davanti alla Corte d’Appello in sede di rinvio, la quale accoglieva la domanda della creditrice, ritenendo che avesse agito tempestivamente, addirittura prima della dichiarazione di fallimento. Contro questa nuova sentenza, i garanti hanno proposto l’attuale ricorso per Cassazione.

La Violazione del Principio di Autosufficienza

I ricorrenti hanno basato il loro nuovo ricorso su quattro motivi, tra cui la presunta violazione del principio di diritto stabilito dalla Cassazione nella precedente ordinanza. Essi sostenevano che la Corte d’Appello avesse erroneamente valutato la tempestività dell’azione, attribuendo valore a una domanda proposta prima del fallimento, quando il credito non era ancora pienamente esigibile secondo le modalità previste dalla legge fallimentare.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile in toto. La ragione principale risiede nella violazione del principio di specificità e autosufficienza del ricorso, sancito dall’art. 366 c.p.c.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha spiegato che un ricorso per Cassazione, per essere ammissibile, deve essere “autosufficiente”. Ciò significa che deve contenere, in sé, tutti gli elementi necessari per permettere al giudice di legittimità di comprendere la controversia e valutare la fondatezza delle censure, senza dover ricercare atti e documenti nei fascicoli dei gradi precedenti.

Nel caso di specie, i ricorrenti hanno presentato un’esposizione dei fatti confusa, lacunosa e disorganica. Hanno omesso di rappresentare chiaramente le questioni di causa e non hanno confrontato in modo specifico le norme di legge asseritamente violate con le affermazioni contenute nella sentenza impugnata. In sostanza, il ricorso non era sufficientemente argomentato e non metteva la Corte nelle condizioni di esercitare il proprio controllo.

La Corte ha inoltre chiarito un punto fondamentale riguardo al giudizio di rinvio. Poiché la prima cassazione era avvenuta per un vizio di motivazione (carenza di accertamenti di fatto sulla tempestività dell’azione) e non per una pura violazione di legge, il giudice di rinvio aveva il potere di rivalutare liberamente i fatti già accertati e di indagarne di nuovi per giungere a una decisione. La Corte d’Appello, secondo la Cassazione, ha esercitato correttamente questo potere, fornendo una motivazione coerente e logica sul perché l’azione della creditrice fosse da considerarsi tempestiva.

Le Conclusioni

L’ordinanza si conclude con la declaratoria di inammissibilità del ricorso e la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese legali. La decisione ribadisce un principio fondamentale del processo civile di legittimità: la forma è sostanza. Un ricorso per Cassazione deve essere redatto con estrema precisione e chiarezza, rispettando il principio di autosufficienza. Un atto generico, anche se potenzialmente fondato nel merito su questioni come l’onere del creditore, è destinato a essere respinto, precludendo l’esame delle questioni sostanziali. Questo serve a garantire la corretta amministrazione della giustizia e la certezza del diritto, semplificando l’attività del giudice di legittimità.

Che cos’è il principio di autosufficienza del ricorso e perché è cruciale in Cassazione?
È il principio processuale per cui il ricorso deve contenere tutti gli elementi di fatto e di diritto necessari per permettere alla Corte di decidere la questione senza dover consultare altri atti processuali. La sua violazione, come in questo caso, porta all’inammissibilità del ricorso, impedendo l’esame del merito.

Il giudice di rinvio è sempre vincolato al principio di diritto enunciato dalla Cassazione?
No. Come chiarito dalla Corte, se la sentenza viene cassata per vizi di motivazione su un punto decisivo, il giudice di rinvio può liberamente valutare i fatti già accertati o indagarne di nuovi per arrivare a una decisione. È tenuto a conformarsi al principio di diritto solo quando la cassazione avviene per violazione o falsa applicazione di norme di diritto.

Qual è stata la decisione finale della Corte di Cassazione e perché?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione non risiede nel merito della questione sull’onere del creditore, ma in un vizio formale: il ricorso era stato formulato in modo vago, disorganico e non conforme ai requisiti di specificità e autosufficienza richiesti dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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