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Obbligazione alternativa: denaro o terreno? Decide la prima mossa

Una complessa vicenda contrattuale tra tre società sfocia in un accordo transattivo che prevede un’obbligazione alternativa: il pagamento di una somma di denaro o il trasferimento di un terreno. A causa dell’inadempimento, la società creditrice chiede l’ammissione al passivo fallimentare di una delle debitrici per ottenere il denaro e, successivamente, cita in giudizio l’altra società per ottenere il trasferimento dell’immobile. La Corte d’Appello ritiene che la scelta sia avvenuta solo con la citazione, reputando tardiva la richiesta di denaro poiché il provvedimento del giudice fallimentare era successivo. La Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria del terreno, stabilendo che la scelta dell’obbligazione alternativa si perfeziona con il deposito dell’istanza di insinuazione al passivo e non con il successivo provvedimento del giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.

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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

La scelta irrevocabile nei contratti con più opzioni

Quando un accordo prevede diverse soluzioni per risolvere una controversia, stabilire quale strada percorrere diventa fondamentale. Nel diritto civile, questo meccanismo prende il nome di obbligazione alternativa. Si tratta di una situazione in cui le parti concordano che il debitore possa liberarsi eseguendo una sola tra due o più prestazioni previste. Una volta che il creditore o il debitore effettua la scelta, questa diventa irrevocabile e l’obbligazione si concentra su quell’unica prestazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo delicato aspetto, analizzando il caso di un accordo transattivo non rispettato.

Il caso del terreno conteso e del debito non pagato

La vicenda nasce da un complesso intreccio societario. Tre aziende stipulano una transazione per chiudere una precedente lite. L’accordo prevede che due società debitrici versino in solido (cioè insieme) una cospicua somma di denaro a favore di una terza società creditrice. In alternativa, in caso di mancato pagamento, la creditrice ha il diritto di ottenere il trasferimento della proprietà di un terreno con i relativi diritti di costruzione. Ci troviamo di fronte a una classica obbligazione alternativa.

Poiché i debitori non pagano, la società creditrice decide di agire. Una delle società debitrici finisce in fallimento. La creditrice presenta quindi una domanda di ammissione al passivo fallimentare per recuperare la somma di denaro. Successivamente, la stessa creditrice notifica un atto di citazione in tribunale contro l’altra società debitrice, chiedendo il trasferimento forzato del terreno.

Il conflitto sulla priorità della scelta

Il nodo della questione riguarda quale delle due azioni sia stata compiuta per prima. La società proprietaria del terreno sostiene che la creditrice, chiedendo prima il denaro al fallimento, abbia già scelto irrevocabilmente la prestazione monetaria. Di conseguenza, non poteva più pretendere il trasferimento dell’immobile.

La Corte d’Appello decide a favore della creditrice. Secondo i giudici di secondo grado, la scelta del denaro non si era perfezionata con la semplice domanda al fallimento, ma richiedeva il successivo provvedimento del giudice fallimentare che accoglieva la richiesta. Poiché tale provvedimento era arrivato dopo la citazione in giudizio per il terreno, la Corte d’Appello dichiara valido il trasferimento dell’immobile. La società proprietaria del terreno decide quindi di ricorrere in Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione sulla scelta dell’obbligazione alternativa

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria del terreno e corregge la decisione dei giudici d’appello. Gli Ermellini si concentrano sulla corretta applicazione delle regole che disciplinano l’obbligazione alternativa. Secondo il codice civile, la scelta spetta di regola al debitore, a meno che le parti non l’abbiano attribuita al creditore. Quando la scelta spetta al creditore, essa diventa irrevocabile non appena viene comunicata alla controparte o eseguita.

I giudici di legittimità chiariscono che la manifestazione di volontà del creditore si compie nel momento in cui quest’ultimo deposita l’istanza di ammissione al passivo fallimentare. Questo atto rappresenta una chiara ed esplicita volontà di pretendere la prestazione in denaro. Non ha alcuna rilevanza la data del successivo provvedimento del giudice che accoglie la domanda. Confondere la richiesta del creditore con la decisione del giudice costituisce un grave errore di diritto. La scelta è un atto unilaterale del creditore che produce effetti immediati nel momento in cui viene formalizzato.

Le conclusioni sul caso dell’obbligazione alternativa

La Suprema Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione. Il giudice del rinvio dovrà applicare il principio di diritto stabilito e verificare cronologicamente quale sia stata la prima vera scelta irrevocabile. Bisognerà confrontare la data di deposito della domanda di ammissione al passivo con la data di notifica dell’atto di citazione per il trasferimento del terreno.

Questa decisione conferma che, nei contratti contenenti un’obbligazione alternativa, la prima formale richiesta cancella definitivamente le altre opzioni disponibili. Le imprese e i professionisti devono quindi prestare massima attenzione quando decidono di avviare un’azione legale, poiché la prima mossa determina in modo irreversibile il destino del contratto.

Cos’è un’obbligazione alternativa e come si sceglie la prestazione?
Si tratta di un accordo che prevede due o più prestazioni diverse per liberare il debitore. La scelta spetta solitamente al debitore, ma le parti possono affidarla al creditore. Una volta comunicata o eseguita, la scelta diventa irrevocabile.

La richiesta di ammissione al passivo fallimentare equivale a una scelta definitiva?
Sì, il deposito della domanda di ammissione al passivo per ottenere una somma di denaro costituisce una formale e irrevocabile manifestazione di volontà del creditore, che esclude altre prestazioni alternative.

Cosa succede se il creditore cambia idea dopo aver fatto la sua scelta?
Non è possibile cambiare idea. Una volta che la scelta della prestazione è stata comunicata alla controparte, l’obbligazione si concentra su quella prestazione e il creditore non può più pretendere l’altra opzione originariamente prevista.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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