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Nomina esperto fusione: l’indipendenza è cruciale

Il Tribunale di Trieste, in una procedura di fusione, ha rigettato la proposta congiunta delle società di nominare come esperto il revisore legale di una di esse. La decisione sottolinea la necessità di garantire l’indipendenza dell’esperto, procedendo alla nomina di un soggetto terzo qualificato. La nomina esperto fusione deve preservare l’imparzialità.

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Nomina Esperto Fusione: Perché il Tribunale ha Rifiutato il Revisore della Società?

Nelle operazioni di fusione societaria, la figura dell’esperto indipendente è fondamentale per garantire trasparenza e correttezza, soprattutto nella determinazione del rapporto di cambio. Un recente decreto del Tribunale di Trieste, Sezione Specializzata in Materia di Impresa, offre un’importante lezione sull’assoluta necessità di indipendenza di tale figura. La decisione del collegio chiarisce come la nomina esperto fusione debba prioritariamente tutelare l’imparzialità, anche a costo di discostarsi dalla proposta congiunta delle società coinvolte.

I Fatti del Caso: la Richiesta di Fusione e la Proposta di Nomina

Due società, una Società Incorporanda e una Società Incorporante, hanno presentato un’istanza congiunta al Tribunale per avviare un’operazione di fusione inversa. Come richiesto dalla legge (artt. 2501-sexies e 2501-bis c.c.), le parti hanno chiesto al Tribunale di nominare un esperto per redigere la relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote.

Nella loro istanza, le società avevano indicato congiuntamente una nota società di revisione, che chiameremo Società di Revisione Alfa S.p.A., quale soggetto idoneo a ricoprire l’incarico. Si trattava di una scelta apparentemente logica, ma che nascondeva un potenziale conflitto.

La Decisione del Tribunale e la nomina dell’esperto per la fusione

Il Tribunale, dopo aver esaminato la richiesta, ha accolto l’istanza di procedere con la nomina, ma ha rigettato la proposta specifica relativa alla Società di Revisione Alfa S.p.A.
I giudici hanno infatti osservato un dettaglio cruciale: la società di revisione proposta era già l’attuale revisore legale dei conti della Società Incorporante. Questa circostanza, secondo il collegio, sconsigliava l’accoglimento della proposta.

Di conseguenza, il Tribunale ha proceduto autonomamente alla nomina, individuando un’altra primaria società di revisione, la Società di Revisione Beta S.p.A., ritenuta dotata di analoga struttura organizzativa e iscritta nel Registro dei revisori legali. A quest’ultima è stato affidato il compito di redigere la relazione richiesta, con l’obbligo di depositare una dichiarazione di accettazione e di indipendenza prima di iniziare le attività.

Le motivazioni: l’indipendenza dell’esperto prima di tutto

La motivazione alla base della decisione del Tribunale è cristallina: la salvaguardia dell’indipendenza dell’esperto. Sebbene l’articolo 2501-bis, comma 5, del codice civile, consenta in linea di principio che la relazione sulla fusione sia redatta dal revisore legale di una delle società partecipanti, il Tribunale ha esercitato il suo potere discrezionale.

I giudici hanno ritenuto che il rapporto preesistente tra la Società Incorporante e il suo revisore legale potesse minare, anche solo potenzialmente, l’imparzialità richiesta all’esperto. La relazione dell’esperto non è una mera formalità; essa serve a tutelare i soci di minoranza e i terzi, fornendo una valutazione oggettiva e imparziale sulla correttezza economica dell’operazione. Un legame professionale consolidato, come quello tra una società e il suo revisore, potrebbe creare una situazione di apparente o effettivo conflitto di interessi. Per questo motivo, il Tribunale ha preferito nominare un soggetto terzo, completamente estraneo alle parti, per garantire la massima trasparenza e credibilità del processo di valutazione.

Conclusioni: implicazioni pratiche per le operazioni di fusione

Questo decreto del Tribunale di Trieste costituisce un monito importante per le società che intendono intraprendere operazioni di fusione. Anche se la legge offre una certa flessibilità, la prassi giudiziaria tende a privilegiare un approccio rigoroso sul requisito dell’indipendenza. Le società dovrebbero considerare attentamente se la proposta di nominare il proprio revisore legale come esperto di fusione possa essere soggetta a contestazioni o a un rigetto da parte del Tribunale. Optare fin da subito per un soggetto terzo e indipendente può snellire la procedura ed evitare ritardi, rafforzando al contempo la trasparenza e la solidità dell’intera operazione straordinaria.

Può il revisore legale di una società essere nominato esperto per la relazione sulla fusione?
Sì, l’art. 2501-bis, comma 5, c.c. lo consente in astratto. Tuttavia, come dimostra questo decreto, il tribunale può ritenere inopportuna tale nomina per garantire la massima e incondizionata indipendenza dell’esperto, specialmente se è il revisore della società incorporante.

Perché il Tribunale ha rigettato la nomina dell’esperto proposto dalle società?
Il Tribunale ha rigettato la proposta perché l’esperto indicato era già incaricato della revisione legale dei conti di una delle società coinvolte nella fusione. Questa circostanza è stata ritenuta idonea a compromettere, o a far apparire compromessa, la necessaria indipendenza dell’esperto.

Cosa deve contenere la relazione dell’esperto nominato dal Tribunale?
La relazione deve indicare le ragioni che giustificano l’operazione, contenere un piano economico e finanziario, e soprattutto giudicare la congruità del rapporto di cambio, specificando i metodi di calcolo utilizzati, i valori risultanti e le eventuali difficoltà di valutazione incontrate.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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