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Multa contestata: la Cassazione valida la Testimonianza agenti verbalizzanti

Un Cittadino ha ricevuto una multa per violazione del Codice della Strada. Ha contestato il verbale, sostenendo l’incapacità a testimoniare degli agenti verbalizzanti, poiché riteneva avessero un interesse diretto nel giudizio. Il Tribunale aveva rigettato questa eccezione e la contestazione nel merito. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la testimonianza agenti verbalizzanti è valida, in quanto gli agenti non hanno un interesse personale e concreto che li renda incapaci. Inoltre, il ricorso presentava questioni non sollevate nei gradi precedenti e chiedeva una rivalutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Il Cittadino ha quindi perso la causa e dovrà pagare un ulteriore contributo unificato.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 23458 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 6 n. 23458/2022)

La validità della Testimonianza degli Agenti Verbalizzanti: la Cassazione fa chiarezza

Un tema ricorrente nel diritto stradale riguarda la validità della testimonianza agenti verbalizzanti in un processo di opposizione a sanzione amministrativa. Spesso, chi riceve una multa contesta la capacità degli agenti che hanno redatto il verbale di testimoniare in tribunale, sostenendo che essi abbiano un interesse personale nell’esito della causa. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha fornito importanti chiarimenti su questo punto, ribadendo un principio consolidato. Questa decisione è fondamentale per comprendere i limiti e le possibilità di contestazione delle multe stradali.

Il caso: una multa contestata e la questione della Testimonianza agenti verbalizzanti

Un Cittadino ha ricevuto una sanzione per violazione del Codice della Strada. Ha deciso di opporsi al verbale di accertamento, contestando diversi aspetti. Tra le sue argomentazioni principali, il Cittadino ha sollevato l’eccezione di incapacità a testimoniare degli agenti di polizia che avevano redatto il verbale. Secondo lui, questi agenti avrebbero avuto un interesse diretto nel giudizio, il che avrebbe dovuto precludere la loro possibilità di deporre come testimoni.

Il Giudice di Pace, in prima istanza, ha rigettato l’opposizione. Successivamente, il Tribunale di Pavia ha confermato questa decisione. Il Tribunale ha specificamente respinto l’eccezione sull’incapacità a testimoniare degli agenti, affermando che essi non avevano un interesse personale nella causa tale da giustificare la loro esclusione dal ruolo di testimoni. Inoltre, il Tribunale ha ritenuto che il Cittadino non avesse fornito prove sufficienti per dimostrare la non veridicità di quanto riportato nel verbale.

Il ricorso in Cassazione e le argomentazioni del Cittadino

Non soddisfatto delle decisioni dei primi due gradi di giudizio, il Cittadino ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Ha basato il suo ricorso su quattro motivi principali. Il primo motivo riguardava proprio la presunta violazione dell’articolo 246 del Codice di Procedura Civile (c.p.c.), che stabilisce chi non può testimoniare. Il Cittadino sosteneva che gli agenti, agendo come rappresentanti della Pubblica Amministrazione e muniti di delega, avessero un interesse nel giudizio, rendendo la loro testimonianza agenti verbalizzanti inammissibile.

Gli altri motivi di ricorso riguardavano la presunta genericità e indeterminatezza del verbale di contestazione, la modalità con cui era stata effettuata l’intimazione all’alt (il segnale di fermarsi) e la violazione del principio di immediata contestazione della violazione, come previsto dagli articoli 200 e 201 del Codice della Strada.

La posizione della Pubblica Amministrazione e la decisione preliminare

La Prefettura di Pavia, che era la parte intimata nel giudizio, non ha svolto alcuna attività difensiva davanti alla Corte di Cassazione. Il Consigliere relatore della Corte ha formulato una proposta di decisione, suggerendo l’inammissibilità del ricorso del Cittadino ai sensi dell’articolo 380-bis c.p.c. Questa proposta indicava già una chiara direzione verso il rigetto delle argomentazioni del ricorrente.

Le motivazioni: perché la Testimonianza agenti verbalizzanti è valida

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo motivazioni chiare e in linea con la giurisprudenza consolidata. Riguardo al primo motivo, quello relativo all’incapacità a testimoniare degli agenti verbalizzanti, la Corte ha ribadito un principio fondamentale. L’incapacità a deporre, prevista dall’articolo 246 c.p.c., si verifica solo quando il testimone ha un interesse personale, attuale e concreto nell’esito della causa. Questo interesse deve essere tale da legittimare la sua partecipazione diretta al giudizio come parte.

Gli agenti verbalizzanti, invece, non sono portatori di un tale interesse personale. Essi agiscono in un rapporto di “immedesimazione organica” con l’ente pubblico per cui svolgono le funzioni di accertamento delle violazioni. Questo significa che la loro azione è quella dell’ente stesso, e non genera un interesse personale che li renda incapaci di testimoniare. La loro testimonianza agenti verbalizzanti è quindi pienamente valida. La Corte ha citato precedenti sentenze che confermano questa interpretazione, sottolineando che un semplice interesse di fatto all’esito del processo non è sufficiente a rendere un testimone incapace.

Per quanto riguarda gli altri motivi di ricorso, la Cassazione li ha ritenuti inammissibili per difetto di specificità. Il ricorrente non ha dimostrato che queste questioni fossero state sollevate e discusse nei gradi precedenti di giudizio. La Corte di Cassazione non può esaminare questioni nuove o rivalutare i fatti storici, compito che spetta ai giudici di merito. Il ricorso, pertanto, sollecitava una rivalutazione dei fatti che non rientra nelle competenze della Suprema Corte.

Le conclusioni: il ricorso inammissibile e le sue conseguenze sulla Testimonianza agenti verbalizzanti

In definitiva, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Cittadino inammissibile. Questa decisione conferma che la testimonianza agenti verbalizzanti è considerata valida e attendibile nei processi di opposizione a sanzioni amministrative, a meno che non si dimostri un interesse personale, attuale e concreto dell’agente nell’esito della causa, cosa che raramente si verifica nel contesto delle multe stradali. La sentenza ribadisce l’importanza di sollevare tutte le questioni e le prove nei gradi di giudizio inferiori, poiché la Cassazione si occupa principalmente di errori di diritto e non di una nuova valutazione dei fatti. Il Cittadino ha quindi perso la sua battaglia legale e, in base alla legge, dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come previsto per i ricorsi inammissibili.

Gli agenti che hanno redatto un verbale di multa possono testimoniare in tribunale contro il Cittadino?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che gli agenti verbalizzanti possono testimoniare. Non hanno un interesse personale diretto nell’esito della causa che li renda incapaci di deporre.

Cosa succede se il mio ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se un ricorso è inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. La decisione dei gradi precedenti rimane valida e il ricorrente potrebbe dover pagare un ulteriore contributo unificato.

Posso contestare una multa basandomi sulla genericità del verbale?
È possibile contestare la genericità del verbale, ma è fondamentale sollevare questa eccezione nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione non valuta questioni nuove o fatti non discussi in precedenza.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
Un tipo di impugnazione (richiesta di riesame) che si presenta alla Corte di Cassazione, l'ultimo grado di giudizio, per contestare errori di diritto o vizi procedurali in una sentenza.
Inammissibilità
Una situazione in cui un atto processuale (come un ricorso) non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o procedurali previsti dalla legge.
Thema decidendum
L'oggetto della decisione, cioè le questioni che il giudice è chiamato a risolvere nel processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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