Legittimazione attiva impugnazione: cosa accade se l’amministratore viene revocato?
Nel complesso mondo del diritto societario, la legittimazione attiva impugnazione rappresenta un pilastro fondamentale per garantire il corretto funzionamento degli organi collegiali. Una recente sentenza ha chiarito un aspetto cruciale: cosa succede se un amministratore che ha avviato una causa viene revocato durante il giudizio?
La vicenda trae origine dall’impugnazione di una delibera del Consiglio di Amministrazione di una società a responsabilità limitata. L’attore, all’epoca dei fatti amministratore e vicepresidente, aveva contestato la decisione del consiglio di aderire al concordato preventivo biennale. La doglianza non riguardava il merito economico della scelta, bensì un vizio procedurale: la nomina di un professionista esterno (il commercialista della società) come segretario verbalizzante della seduta.
Secondo l’attore, tale nomina violava lo statuto e la riservatezza necessaria nelle dinamiche familiari e societarie, creando un potenziale conflitto di interessi. L’attore aveva quindi abbandonato la riunione per protesta, e la delibera era stata assunta in sua assenza dalla maggioranza dei restanti consiglieri.
La sopravvenuta carenza di legittimazione attiva impugnazione
Durante lo svolgimento del processo, la compagine sociale ha deliberato la revoca per giusta causa dell’amministratore che aveva promosso l’azione. La società convenuta ha quindi eccepito il difetto di legittimazione attiva impugnazione, sostenendo che, avendo perso la qualità di amministratore, il soggetto non avesse più il diritto di proseguire l’azione per l’annullamento della delibera consiliare.
Il Tribunale ha dovuto dunque affrontare una questione pregiudiziale: il requisito della carica deve sussistere solo al momento dell’avvio della causa o deve permanere fino alla sentenza?
La decisione del Tribunale
L’organo giudicante ha accolto l’eccezione della società. Richiamando consolidati orientamenti della Corte di Cassazione, ha stabilito che la legittimazione ad agire è una condizione dell’azione che deve sussistere non solo al momento della proposizione della domanda, ma anche al momento della decisione.
Poiché l’ex amministratore non ha dimostrato una lesione diretta di un proprio diritto soggettivo in qualità di socio (essendo la delibera di natura puramente gestionale e formale), la sua posizione era tutelata esclusivamente in virtù della carica ricoperta. Una volta persa tale carica, l’interesse processuale viene meno.
le motivazioni
Le motivazioni del collegio giudicante si fondano sull’applicazione analogica dell’art. 2388, comma 4, del Codice Civile. Tale norma riserva il potere di impugnare le delibere consiliari solo agli amministratori (assenti o dissenzienti) e al collegio sindacale. Il diritto è attribuito al soggetto in quanto parte dell’organo di gestione; pertanto, se il legame organico con la società si interrompe, svanisce anche il potere di contestare la validità degli atti gestori, a meno che non vi sia un pregiudizio diretto alla sfera personale del socio. Nel caso di specie, la censura era limitata alla mera nomina di un segretario, vizio considerato puramente formale e inidoneo a giustificare la prosecuzione del giudizio da parte di chi non è più amministratore.
le conclusioni
Le conclusioni della sentenza dichiarano l’inammissibilità della domanda attorea per sopravvenuta carenza di legittimazione. Oltre a ciò, il Tribunale ha applicato il principio della soccombenza virtuale per la liquidazione delle spese di lite. Anche se il giudizio si è interrotto per un motivo procedurale, il giudice ha valutato che, nel merito, la domanda sarebbe stata comunque infondata. Non esiste, infatti, un divieto assoluto di nominare un segretario esterno, figura che svolge un compito puramente tecnico di trascrizione e che non influisce sul potere deliberativo dei consiglieri. L’ex amministratore è stato quindi condannato al pagamento delle spese legali in favore della società.
Cosa succede se un amministratore che ha impugnato una delibera viene rimosso dal suo incarico?
L’impugnazione diventa inammissibile perché la legittimazione ad agire deve persistere fino al momento della decisione della causa. Perdendo la carica, si perde il diritto di contestare le delibere del consiglio.
Un socio può contestare una decisione del Consiglio di Amministrazione?
Il socio può impugnare una delibera consiliare solo se questa lede direttamente un suo diritto individuale. Se la delibera riguarda solo la gestione della società, il potere di impugnare spetta esclusivamente agli amministratori e ai sindaci.
È illegittimo nominare un segretario non amministratore per il verbale del CdA?
In assenza di un divieto specifico nello statuto, la nomina di un segretario esterno è considerata legittima per analogia con le assemblee dei soci, poiché si tratta di un ausilio tecnico che non incide sulla validità della decisione.